Convincente il riallestimento di taglio cinematografico per gli spazi aperti con la direzione di Davide Callgari sul podio, il 26 e il 28 luglio le ultime recite
La stagione estiva del Teatro dell’Opera ospitata negli immensi spazi del Circo Massimo propone l’Aida di Verdi (ancora per due recite, il 26 e il 28 luglio, ore 21.00), unica opera in cartellone prevista, ma particolarmente adatta per le rappresentazioni all’aperto viste la tradizione di spettacolarità e fastosità degli allestimenti storici.
Gli spazi del Circo Massimo (che l’Opera ritrova dopo l’edizione post Covid) appaiono smisurati così come il palcoscenico che ospita per l’occasione l’allestimento di Davide Livermore creato per il Costanzi nel 2023 adesso riadattato per gli spazi esterni: un’Aida cinematografica che appare particolarmente adatta alle grandi aree all’aperto estive.
L’allestimento porta l’inconfondibile cifra multidisciplinare di Livermore, autore anche delle coreografie (non esattamente indimenticabili, ma piuttosto funzionali) delle artiste, fra danza e pantomima che rievocano l’orrore della guerra, e che si avvale dei suoi consueti collaboratori come Gianluca Falaschi che firma i costumi di foggia egizia, ma declinati nell’opulenza degli ori, delle pietre, delle piume e dei tessuti neri che richiamano il cinema degli anni Venti.
Giò Forma firma le scene piuttosto essenziali e di chiara rievocazione storica, ma a catturare l’attenzione è l’enorme ledwall dorato posto al centro della scena su sui scorrono immagini di ogni genere, dalla sabbia alle ambientazioni naturalistiche fino al grande ledwall animato dagli incessanti video di D-Wok parte integrante dell’immaginario narrativo accanto alle scenografie virtuali in movimento, alle videoproiezioni, gli effetti prospettic che sostengono ogni sfumatura della vicenda con le luci di Antonio Castro.
Ad arricchire ulteriormente la già opulenta messinscena (Livermore non lascia mai uno spazio libero), anche due grandiosi maxischermi laterali che non hanno la funzione di ospitare i sovratitoli, ma che proiettano la versione cinematografica dell’opera con focus sull’orchestra, sui protagonisti e sull’azione in un suadente bianco e nero retrò.
In tal modo lo spettacolo è apparso ancora più immersivo offrendo all’affollatissima platea la possibilità di osservare meglio i volti e le interpretazioni degli artisti (davvero piccoli dalle ultime file), ma anche di distrarla forse dalla scena e dallo spettacolo che si consuma dal vivo, catturati inevitabilmente dalla modernità e dai dettagli delle immagini raddoppiate.
Di fatto però l’Aida di Livermore risulta essere particolarmente adatta ai grandi spazi del Circo Massimo: l’allestimento immersivo di carattere cinematografico (Livermore aveva detto di essersi ispirato ai grandi kolossal come Cabiria, evidente anche nel trucco degli artisti) riesce a non tradire gli aspetti più intimi e drammatici della nota storia, fra dramma politico e dramma amoroso fino al finale tragico con le piramidi che si chiudono sui due sfortunati amanti.
Un grande senso di spettacolarità, ma privato del gravoso peso della tradizione, connatura questa Aida che si fregia del sempre grandioso coro di Ciro Visco e dell’ottima direzione concitata, analitica e sanguigna di Daniele Callegari, già Direttore principale dell’Orchestre Philharmonique de Nice e ospite regolare dei maggiori teatri d’opera del mondo, alla guida dell’Orchestra capitolina. Callegari è riuscito ad alternare la maestosità all’intimismo della partitura, dalle monumentali scene del trionfo fino ai passaggi più drammatici, dolci o commoventi.
L’indispensabile amplificazione tradisce qualche sfumatura del buon cast impegnato in scena: regale l’Aida di Yolanda Auyanet (che ha sostituito nella recita Aleksandra Kurzak prevista nel ruolo) fino al toccante duetto finale con il Radames di Luciano Ganci, sempre pregevole dopo qualche incertezza. Autorevole l’Amneris di Angela Meade che costruisce un personaggio arrogante per nascita, ma innamorato e dunque sfaccettato, di magnetica eleganza l’Amonasro del francese Ludovic Tézier.
Grandi applausi da parte del pubblico anche nel corso della lunga rappresentazione.
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Fabiana Raponi

