Enusiasmotica accoglienza del pubblico per la ripresa di un capolavoro della danza con Susanna Salvi e Michele Satriano
Entusiasmo e lunghi applausi a scena aperta di un numerosissimo pubblico (circa 6000 spettatori) hanno accolto la magnifica versione di Romeo e Giulietta, capolavoro di John Cranko in scena nel cartellone estivo del Teatro dell’Opera di Roma nei grandi spazi del Circo Massimo.

Un omaggio tributato anche alla grande Carla Fracci, prima interprete della versione definitiva del 1962 del coreografo sudafricano e che ora torna all’Opera dopo tanti anni (ultima rappresentazione nel 2003, oltre a una versione rimontata della stessa Fracci nel 2010). Un gioiello prezioso della danza del Novecento che Eleonora Abbagnato, direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera recupera dal repertorio dei danzatori del lirico capitolino e che continua a distinguersi per la sua intramontabile bellezza. Il Corpo di Ballo Capitolino continua a dimostrare costante crescita e maggiore maturità espressiva e tecnica dividendosi fra vivaci danze popolari e precise e geometriche scene di ballo a palazzo, ma il balletto continua a restare attualissimo e moderno per il perfetto equilibrio creato da Cranko nel dosare i due livelli di attenzione, verso la danza e verso la narrazione.

“Voglio mettere scena persone reali. Voglio liberare la ballerina dall’idea di rappresentare una per Pepe verginità tutta dolcezza e bellezza: insomma desidero vedere scena delle donne degli uomini con tutte le loro contraddizioni ed emozioni” diceva Cranko spiegando quello che accade nella coreografia, ideale mix fra danza accademica ed elementi popolari, ma sempre all’insegna della bellezza e del lirismo, cifra tipica del Romeo e Giulietta.

Ecco allora che sparisce la pantomima ottocentesca per lasciare spazio a una gestualità ricca, ma fortemente naturalistica, proposta con veridicità e convinzione dai danzatori: la maturità del Corpo di Ballo e dei solisti sta proprio nel raccogliere nella loro interpretazione l’aspetto recitativo, tecnico, offrendo reale spessore psicologico dei personaggi che diventano uomini e donne reali presi dai loro sentimenti.

Un lavoro che emerge anche dalle interpretazioni della convincente coppia di protagonisti: il primo ballerino Michele Satriano che interpreta Romeo, impulsivo e appassionato e l’étoile Susanna Salvi nel ruolo di Giulietta dapprima giovane fanciulla intrisa di grazia e leggerezza, poi donna innamorata e passionale vittima di un destino tragico.

Magnifici e toccanti i passi a due della coppia, reali, ebbri di felicità, commoventi o strazianti, ma sempre all’insegna dell’incontenibile trasporto amoroso. Un coinvolgimento toccante che si rivela al pubblico attraverso gli intensi primissimi piani dei danzatori (Susanna Salvi in particolare che tradisce tutta l’emozione del suo personaggio) proiettati costantemente sui due maxi schermi posti lateralmente al palco.

Anche in questo caso, se le proiezioni offrono il vantaggio di offrire maggiore visibilità al pubblico già lontano regalando anche preziosi dettagli, la regia televisiva tende a distrarre anche lo spettatore molto attento dalla scena dal vivo.
Plauso anche ai coprotagonisti: l’arrogante Tebaldo, spesso immobile in scena, di una bravissimo Claudio Cocino, lo spensierato Mercuzio, fra salti e leggerezze di un sorprendente Gabriele Consoli.

Le scenografie, ispirate a Verona, e i sontuosi costumi fra il 500 e il 600 italiano (dell’allestimento originale) portano la firma di Jürgen Rose conducendo il pubblico in un’esperienza teatrale indimenticabile, fra rapidità narrativa, tensione drammaturgica, bellezza e precisione della coreografia.

La sorprendente e celebre partitura, composta negli anni ’30 da Prokofiev, viene affidata alla bacchetta precisa di Ido Arad che sul podio dell’Orchestra capitolina, imprime intensità drammaturgica e sublime lirismo accanto a tutte le emozioni che la grande danza riesce a regalare.
Fabiana Raponi

