Dallo splendido belvedere di Soverato Superiore (Catanzaro) Ciro Masella incanta gli spettatori con il racconto tratto dal celebre libro di Alessando Baricco: "Novecento"
Non avrebbe potuto esserci location migliore per assistere al monologo di un grande Ciro Masella a Soverato Superiore. Nel piccolo borgo sulla collinetta che dà sul mare, l’attore di origine pugliese in una location piena di fascino come il “Teatro al borgo” – inaugurato di recente dall’amministrazione comunale della Perla dello Jonio – con un belvedere mozzafiato ha presentato il “suo” Novecento di Alessandro Baricco.
Inserito nella programmazione di “Armonie d’arte festival 2026” ideato e diretto da Chiara Giordano, lo spettacolo intenso ed intimista ha visto l’ingresso dell’attore, quasi in punta di piedi al centro della scena. Egli “penetra” nella penombra dove inizia sottovoce quasi impercettibilmente a raccontare immedesimandosi nei panni di Tim Tooney il trombettista salito sul Virginian, il transatlantico dov’è ambientata la storia. Il pubblico sin dall’inizio entra subito in sintonia con il racconto. Vi si immerge letteralmente, e Masella, dal canto suo, è bravo, bravissimo a tenere desta l’attenzione su una storia che si snoda lungo quasi un’ora e mezza. Sembra quasi di stare a bordo del Virginian che “transita” tra Europa e America e dove vive il suo protagonista Danny Boodman T.D. Lemon Novecento; il pianista, che per oltre 30 anni della sua esistenza rimarrà sulla nave senza mai scendere sulla terraferma e di cui Masella/Tooney ne racconteranno la vita.
Novecento deve la sua notorietà già all’indomani della sua uscita nel ’94, a cui successivamente s’ispirerà il regista Giuseppe Tornatore per realizzare un capolavoro: “La leggenda del pianista sull’oceano” che nel ’98 riscuoterà un grande successo. Ebbene, si tratta di un viaggio intimo e coinvolgente di un musicista divenuto tale soltanto perché nato su quest’imbarcazione e che trovato neonato in una cassa di limoni viene “allevato” dal suo equipaggio.
Una vicenda particolare nella quale il bambino apprenderà il pianoforte di cui diverrà un virtuoso musicista tale da “attrarre” i suoi viaggiatori. Diventa un mito vivente. Ma ragazzo che cresce su questa nave, non vorrà mai abbandonarla. Non scende a terra per la paura che lo sovrasta; tuttavia conosce meglio di chiunque altro i luoghi in cui approda la nave anche se materialmente non li ha mai visitati.
Un viaggio struggente, a volte malinconico, a volte divertente, tra momenti euforici ed altri di riflessione, in cui Masella esprime in modo poetico una storia a tratti assurda ma non per questo meno affascinante. Com’è risaputo, giungerà il momento in cui la nave non potrà più viaggiare tra i due continenti perché divenuta obsoleta e dunque non in grado di affrontare più viaggi così lunghi, ma Boodman non vorrà lasciare la sua “casa” e morirà nello stesso momento in cui i vertici decideranno di demolirla, facendola esplodere con egli dentro. Un’opera in cui predominano le emozioni a vari livelli tali da suscitare varie reazioni. In tutto questo Masella ha “fermato” il tempo facendoci immergere negli anni ’30 a ridosso dell’avvicinarsi della Seconda guerra mondiale intrattenendoci al ritmo del ragtime, il precursore del jazz, ovvero di quella musica di “ quando non sai cos’è!” in una scenografia essenziale fatta di musica e parole.

