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Danza/BallettoRecensioni/Articoli

“Spasibo”…grazie al talento di Polunin in “Satori”

Emanuela Cassola Soldati
Ultima modifica: 5 Febbraio 2018 16:50
Emanuela Cassola Soldati
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Foto di Roberto Ricci

La stagione della Danza apre i battenti al Teatro Regio di Parma, con un ospite di prima grandezza, nel panorama mondiale del balletto, Sergei Polunin, in Prima nazionale con la creazione Satori insieme alla partner Natalia Osipova e i solisti del Teatro Bol’soj, Teatro Stanislavskij, Teatro Nazionale di Belgrado e Balletto del Cremlino.

Dalle parole di Polunin

…“Sono molto orgoglioso di poter condividere tale esperienza con tutti voi, con coloro che amano la danza e l’arte e che ne fanno una loro ragione di vita…per me, la danza è un linguaggio potentissimo, che non si può spiegare a parole, ma vive negli occhi di chi la guarda e di chi la vive…grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo viaggio”.

Per comprendere meglio l’irruenza e apparente trasgressione di tanta turbolenza emotiva custodita nel carattere e nel talento di questo straordinario virtuosismo artistico, è necessario inserirlo e contestualizzarlo, nel suo percorso storico fin dai suoi esordi ad oggi.

Foto di Roberto Ricci

Note

Sergei Polunin, è nato a Chersen, in Ucraina il 20 novembre 1989, da madre casalinga e padre operaio. Estrazione sociale umile, che non gli impedisce di abbracciare, prima la formazione accademica di ginnastica artistica, fin dalla tenere età, per poi avere un arresto forzato, all’età di otto anni, che lo costringe a letto per mesi per una grave polmonite.

Con i sacrifici più gravi del momento economico vigente, la madre si trasferisce a Kiev con il giovane Sergei, per farlo studiare al Kiev State Choreographic Institut, per abbracciare la danza, mentre il padre, per mantenerli, accetta di lavorare in Portogallo. Per fortuna a queste latitudini, la disciplina dello studio della danza e della ginnastica, per quanto impartita con durezza, è apprezzata e frequentata dai giovani maschi, come da noi per il gioco del pallone, e le palestre sono luoghi e fucine dove forgiare e riconoscere nuovi talenti.

Polunin nel 2003, vince la borsa di studio della Rudolf Nureyev Foundation, entrando a far parte della British Royal Ballet School. Nel 2010, a soli 19 anni, Sergei Polunin, viene nominato, primo solista e primo ballerino, il più giovane nella storia del Royal Ballet.

Foto di Roberto Ricci

Oggi

Da quel momento, inizia paradossalmente, una crisi profonda, fatta di irrequietezza e insoddisfazione, lasciandosi alle spalle la comfort zone, e il mondo ovattato del Royal Ballet, manifestando l’assenza di poter uscire ed evadere dai ruoli consueti del proprio repertorio.

Danza in Man in Motion, un Progetto del coreografo Ivan Putrov, quasi fosse il suo canto d’addio, in una danza tutta al maschile, possente e virile in scena, come il ruolo di Spartacus, iniziando così un percorso da freelance, in giro per il mondo. Galeotto l’incontro con Igor Zelensky, del teatro Lirico Stanislavskij, già primo ballerino del Kirov e New York City Ballet, amico, consigliere, mentore, ancor oggi di Sergei, a cui offre il ruolo di primo ballerino in Compagnia e la libertà di presentare e circuitare con produzioni artistiche plurime e personali.

Foto di Roberto Ricci

Sicuramente una crisi personale intima fatta di grandi rinunce precedenti, tanto da togliere il respiro, nella chiave di lettura della metafora della sua reale malattia polmonare infantile, equivalente ad una assenza affettiva nel potersi esprimere a parole, rivendicando quella attenzione all’ascolto, che il potere terapeutico della danza, nella sua chiave di comunicazione non verbale, possiede come potere curativo e lenitivo a prescindere da tutto e da tutti.

Foto di Roberto Ricci

Questo è quanto si legge con occhio attento, nel cogliere la fragilità e la sensibilità espressiva, racchiusa in totale potenza esplosiva tecnica, che balza in primo piano, quasi a protezione di quel bambino sensibile, che Polunin, interprete e coreografo in Satori, ha voluto in scena, per raccontare se stesso, e la trasposizione, dei nostri demoni e delle nostre paure, per poterli esorcizzare, nella comunione dell’atto liturgico teatrale con il pubblico.

Una partecipazione fisica nel donarsi e raccontarsi simile alla forza viscerale di Nureyev, in una chiave di lettura di dualismo e ambivalenza dell’anima dell’artista in scena, che Polunin possiede nel saper trascinare la folla al tripudio con scroscianti applausi e fiori in proscenio, degni di un partèrre da rock star.

SATORI, “illuminazione”, è un termine buddista giapponese che significa risveglio spirituale, e Polunin lo crea, coadiuvato dalle scenografie di David Lachapelle, con gli occhi di un bimbo, immerso nei colori accesi di una narrazione fiabesca figurativa da cartoon, poco incline al minimalismo della scrittura grafica e del pensiero filosofico giapponese introspettivo, introducendovi persino, nella costellazione celeste il proprio segno zodiacale.

Il Project coreografico di Polunin, è un luogo fatto di ombre e di mostri, nel quale ritrovarsi, ormai adulto, nelle braccia confortanti di una madre, dal quale troppo presto è stato strappato, per poi riaversi nell’abbraccio passionale dell’amore, interpretato dalla talentuosa Polina Semionova, già interprete sulle scene e nella vita, con Ivan Vasiliev.

Foto di Roberto Ricci

Lo spettacolo apre con First Solo, un monologo danzante sulla poetica di Alexander Galich, richiama l’attenzione alla libertà di pensiero ed espressione, che ancor oggi impera in alcuni sistemi culturali, nei quali anche Polunin, spesso ha sentito il peso di una forza politica e letteraria schiacciante.

Chiude il primo tempo Sckrjabiniana, un omaggio alla musica di Alexander Skrjabin e alle innovazioni coreografiche di Goleizovsky, innovatore ed apripista alla danza contemporanea nell’Est Europa, introduce passi a due con i solisti ospiti di grande levatura tecnica, sposando il linguaggio della luce e dei colori per esprimere le emozioni interiori.

Menzione speciale agli artisti ospiti: Natalia Osipova, Igor Tsvirko, Elena Solomianko, Egor Khromushin, Polina Podolskaya, Evgenia Savarskaya, Alexei Lyubimov, Nina Kaptsova, Liliana Velimirov e il giovane allievo Dorde Kalenic.

Prossimo appuntamento al teatro Comunale Luciano Pavarotti a Modena il 6 febbraio e al cinema Anteo Palazzo del Cinema a Milano il 7 febbraio con il film “Dancer” e incontro con Sergei Polunin ore 19.40.

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