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Teatrionline > Blog > Opera > Teatro dell’Opera di Roma, il Giulio Cesare di Händel secondo Michieletto
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Teatro dell’Opera di Roma, il Giulio Cesare di Händel secondo Michieletto

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 10 Ottobre 2023 13:15
Fabiana Raponi
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GIULIO CESARE IN EGITTO - JULES CESAR EN EGYPTE - Compositeur : Georg Friedrich HAENDEL - Direction musicale : Philippe JAROUSSKY - Mise en scene : Damiano MICHIELETTO - Choregraphie : Thomas WILHELM - Scenographie : Paolo FANTIN - Costumes : Agostino CAVALCA - Maquillage : Cecile KRETSCHMAR - Lumieres : Alessandro CARLETTI - Avec : Gaelle ARQUEZ (Jules Cesar) - Le 07 05 2022 - Au Theatre des Champs Elysees - Photo : Vincent PONTET
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Un dramma del destino intorno a un “un uomo solo, un po’ goffo, che non ne combina una di giusta”.
Questa l’interpretazione del Giulio Cesare in Egitto di Händel secondo Damiano Michieletto che debutta al Teatro dell’Opera il 13 ottobre (ore 19, poi cinque repliche fino al 21 ottobre) con la prestigiosa presenza sul podio di Rinaldo Alessandrini, specialista del repertorio barocco.

Per l’ultima opera della stagione 22/23, al debutto nazionale e andata in scena con successo al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi, all’Opéra National de Montpellier e all’Opera di Lipsia (coproduttori con il Costanzi, il lirico capitolino schiera tre fra i più importanti controtenori di oggi, Raffaele Pe, nel ruolo di Giulio Cesare, Carlo Vistoli impegnato come Tolomeo e Aryeh Nussbaum Cohen nella parte di Sesto Pompeo.

“Sembra che il dramma si svolga attorno a Giulio Cesare, alle sue spalle. Tolomeo ambisce al potere e si immerge in una spirale di cinismo; Cleopatra intesse trame e seduzioni; Sesto cerca di vendicare il padre e compie un percorso di maturazione generazionale – spiega Michieletto – In mezzo a loro vedo un Cesare quasi spettatore, come se tutto quello che doveva realizzare (le conquiste, la gloria, le vittorie) fossero tappe già compiute del suo percorso. Händel ritrae un uomo già vecchio, e nella realtà storica morirà pochi anni dopo le vicende narrate nell’opera, appena rientrato a Roma. Gli toccherà subire una congiura e un tradimento, lo stesso trattamento riservato a Pompeo all’inizio dell’opera. Il destino è simbolizzato in scena da un trio di Parche che avvolgono il protagonista con i loro fili rossi, stabilendo il tempo della vita – conclude Michieletto – Un’opera nella quale incombono i presentimenti di un destino e di una morte che le azioni frivole del generale romano sembrano voler allontanare”.

Composta nel 1723, Giulio Cesare in Egitto è considerata tra le opere migliori di Händel che ha debuttato riscuotendo un successo travolgente: il libretto di Nicola Francesco Haym è stato adattato da un testo preesistente di Giacomo Francesco Bussani, musicato da Antonio Sartorio nel 1676, ma poi modificato e aggiornato con nuove arie e recitativi.
Di ambientazione esotica, il Giulio Cesare raconta della sfortunata campagna egiziana del generale romano tra il 48 e il 47 a. C.: dopo una trionfale ouverture, che segna l’arrivo del generale romano ad Alessandria d’Egitto per inseguire il nemico Pompeo, in fuga dopo la sconfitta di Farsalo, Cesare incontra Cleopatra. E resta travolto dal suo destino.

“Giulio Cesare è intrappolato in una situazione da cui non riesce ad uscire – prosegue il regista – a parte innamorarsi di una serva da cui viene anche ingannato, perché lui non sa che è Cleopatra, lo scopre dopo, non fa nulla di preciso poi. Tolomeo cerca di uccidere Cesare perché ha un piano e lui vive sempre di riflesso, non ha un piano preciso. Da qui l’idea di una ragnatela che lo prende: l’opera comincia con Achilla che porta la testa di Pompeo il decapitato e Cesare sa che si tratta del destino dei grandi dittatori che storicamente corrisponde a realtà. È una meditazione sulla morte perché quando tornerà a Roma il suo destino sarà spezzato”.

Avvalendosi della consueta squadra di collaboratori, Michieletto schiera Paolo Fantin per la realizzazione delle scene, Agostino Cavalca per i costumi e Alessandro Carletti per le luci con i movimento coreografici firmati da Thomas Wilhelm, per una trasposizione rigorosamente moderna dell’opera ambientata in spazi asettici e grigi dove si muovono personaggi che indossano eleganti abiti dal taglio sartoriale. A movimentare questo mondo, il destino che incombe sui protagonisti e su Giulio Cesare che si manifesta in sottili e fili rossi.

Sul podio, Rinaldo Alessandrini, famoso clavicembalista, organista e fortepianista, impegnato come direttore nei teatri più prestigiosi del mondo, dalla Scala a La Monnaie di Bruxelles, passando per la Carnegie Hall di New York, il Liceu di Barcellona e molti altri. Ha fondato l’ensemble Concerto Italiano, con il quale ha vinto il Premio Abbiati.

“Giulio Cesare è forse l’opera più conosciuta di Händel, ed è un’opera amorosa come la maggior parte delle opere barocche – spiega Alessandrini – anche se mette in campo un carattere forte come Cesare si tratta della storia d’amore fra Giulio Cesare e Cleopatra anche se intorno a lori si consumano altre vicende. L’opera barocca è all’opposto del concetto della sintesi: è grande, retorica, ricca di sorprese e avvenimenti”.

Per Raffaele Pe, artista di riferimento e promotore della cultura barocca, premio Abbiati per il suo album dal titolo Giulio Cesare. A baroque Hero, un doppio debutto, non solo all’Opera, ma anche come Giulio Cesare.
Debutto all’Opera come per Aryeh Nussbaum Cohen (Sesto Pompeo), giovane controtenore newyorkese, già vincitore di un Grammy Award, ma che si sta costruendo una reputazione anche in Europa.
È un ritorno all’Opera per Carlo Vistoli, dopo l’Orfeo ed Euridice di Carsen nel 2019, che interpreta Tolomeo: vincitore del Premio Farinelli nel 2012 e del Primo Premio al Concorso Renata Tebaldi nel 2013, sarà Giulio Cesare nel capolavoro di Händel nella tournée europee dell’allestimento nei prossimi mesi.
I tre cantanti saranno poi impegnati nel concerto I tre controtenori in programma venerdì 20 ottobre alle ore 20 al Teatro Costanzi e in diretta su Rai Radio3.

Nelle recite del 17 e del 19 ottobre, la parte di Tolomeo sarà affidata al controtenore francese Rémy Brès-Feuillet, che l’ha già interpretata nell’allestimento di Michieletto a Lipsia.

Il cast si completa con Mary Bevan importante soprano inglese, già premiata dalla Young Artist della Royal Philharmonic Society, nel doppio debutto all’Opera e come Cleopatra e con Sara Mingardo, fra i contralti più apprezzati e ricercati della scena contemporanea, già vincitrice del Grammy Award e del Premio Abbiati, che interpreta Cornelia.
In scena anche il baritono Rocco Cavalluzzi come Achilla, il controtenore Angelo Giordano come Nireno, il baritono Patrizio La Placa come Curio.

La prima rappresentazione dell’opera si terrà venerdì 13 ottobre alle ore 19, a seguire quattro repliche, domenica 15 (ore 16.30), martedì 17 (ore 19), giovedì 19 (ore 19) e sabato 21 ottobre (ore 18).
Precede la prima ufficiale la consueta Anteprima Giovani fissata per mercoledì 11 ottobre alle ore 19 mentre Giovanni Bietti terrà la Lezione di Opera su Giulio Cesare in Egitto di Händel sabato 14 ottobre alle 16 al Teatro Costanzi.
Biglietti in vendita sul sito www.operaroma.it e al botteghino.

Fabiana Raponi

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