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Caracalla Festival 2025, Fra sacro e umano, carta bianca a Damiano Michieletto

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 30 Giugno 2025 16:17
Fabiana Raponi
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Opera, musica sacra, musical, danza, concerti e incontri nell’edizione del Giubileo, dal 29 giugno al 7 agosto, alle Terme di Caracalla e alla Basilica di Massenzio di Roma

Carta bianca a Damiano Michieletto per il Caracalla Festival 2025: Tra sacro e umano è la speciale edizione nell’anno giubilare che si è inaugurata ieri sera negli spazi della Basilica di Massenzio con l’inedito spettacolo La gioia interiore, fra le parole di Vito Mancuso e i Madrigali di Orlando di Lasso.

“Il cartellone nasce come progetto speciale in occasione del Giubileo: ma per realizzare un vero e proprio festival è stato necessario individuare la Basilica di Massenzio, che per la prima volta ospita le opere come spazio aggiuntivo oltre alle Terme di Caracalla – spiega in occasione della conferenza stampa di presentazione del Festival Damiano Michieletto – L’idea di mescolare la musica più colta alla musica più pop, di unire i Madrigali e West Side Story, rispecchia l’idea di mescolare il sacro e l’umano, di declinare la proposta del teatro musicale più diverso che dobbiamo impegnarci a raccontare nel migliore dei modi”.
Opera, balletti, concerti per un festival eterogeneo fra la tradizione e l’innovazione, dal 29 giugno al 7 agosto, interamente affidato alla direzione artistica di Michieletto che ha puntato anche a grandi titoli del repertorio affidando però la regia a figure di spicco della “nuovelle vague” della regia operistica internazionale.

Primo appuntamento del teatro musicale alla Basilica di Massenzio il 1 luglio (con repliche il 2, 4 e 5 luglio) con il capolavoro La Resurrezione di Händel diretta da George Petrou, specialista del repertorio barocco che si dice “fiero di potersi esibire bella Basilica con un oratorio leggendario. Un’opera complessa e sperimentale che verrà eseguita con strumenti autentici”.
L’allestimento è affidato alla regista pisana Ilaria Lanzino pronta per il debutto assoluto italiano dopo una notevole esperienza all’estero.
“Ho lavorato in tanti teatri all’estero, ma questa è stata un’esperienza travolgente – spiega la regista – l’oratorio non nasce per essere messo in scena perché in effetti non esiste una vera e propria trama. Ho dovuto pensare a una drammaturgia che non esiste per uno spettacolo in cui ci chiediamo che cosa sia la resurrezione indagando la reazione al lutto in una famiglia”.
La regista, che si è ispirata a numerose pellicole cinematografiche sull’argomento, da Antichrist di Lars von Trier a La stanza del figlio di Nanni Moretti ha voluto indagare su che cosa significhi “superare il lutto in tutte le sue sfaccettature, dalla perdita della fede alla rabbia al ritrovamento della fede. Di fronte alla morte ci ritroviamo tutti nella stessa condizione”.

I tradizionali spazi delle Terme di Caracalla dal 5 luglio (repliche il 9, 10, 13 e 17) ospitano West Side Story di Leonard Bernstein, il più celebri dei musical americani in un nuovo grandioso allestimento di Damiano Michieletto (che nel 2022 aveva aperto il festival con Mass di Bernstein) che vede sul podio della sua orchestra il Direttore musicale della Fondazione capitolina Michele Mariotti.
“West Side Story è un capolavoro moderno perché parla di amore, ma anche di odio, di razzismo e omofobia, ma anche di inclusione e racconta come è ancora il nostro mondo, incompleto e imperfetto – il commento di Mariotti – la musica si Bernstein è meravigliosa e rispecchia non solo un grande musicista e compositore, ma anche un grande uomo”.

Debutto nel musical anche per Michieletto, affiancato dalla consueta squadra (scene di Paolo Fantin, costumi di Carla Teti, luci di Alessandro Carletti) che per la prima volta si confronta con un genere musicale inedito per “un’esperienza nuova anche con cantanti che non sono solo cantanti d’opera”.
“Abbiamo ampliato anche il corpo di ballo per le nuove bellissime coreografie di Sasha Riva e Simone Repele (dalle originali di Jerome Robbins) – prosegue il regista – che hanno creato un forte impatto emotivo valorizzando la presenza del cast e portando lo spettacolo a un limite tale da cui scaturisce l’emozione di chi guarda”.
Nel cast internazionale, fra artisti americani ed eccellenze del musical italiano, Sofia Caselli nel ruolo di Maria e Marek Zurowski in quello di Tony.

Interamente affidata a uno sguardo femminile attraverso un linguaggio sperimentale e autonomo, La traviata di Giuseppe Verdi (dal 19 luglio al 3 agosto alle Terme di Caracalla) secondo la regista slovacca Sláva Daubnerová. Il soprano americano Corinne Winters interpreta Violetta, Francesco Lanzillotta torna sul podio.
“Volevo creare qualcosa di sperimentale pur nel pieno rispetto di questo grande capolavoro – spiga la regista e performer al debutto in Italia coadiuvata da una squadra internazionale – abbiamo voluto rappresentare Violetta non come una donna debole, ma come una donna forte in contrasto con la fragilità del suo corpo malato. Ho cercato di deromanticizzare la storia e la sua relazione con Alfredo”.
Importante la presenza del Corpo di Ballo del Teatro con la Morte interpretata da Alessio Rezza e le scenografie che toccano la pittura di Frida Kahlo e le sculture di Cmille Claudel.

Ultima opera del Festival ospitato negli spazi più intimi della Basilica di Massenzio, l’immortale Don Giovanni di Mozart (dal 20 luglio al 25 luglio) affidato allo sguardo innovativo di Vasily Barkhatov, al debutto Romano che incontra uno degli archetipi della cultura occidentale. Il baritono Roberto Frontali affronta per la prima volta il ruolo di Don Giovanni, un libertino maturo e impenitente.
“Il Don Giovanni è una delle opere più rappresentate e rappresentabili al mondo, fra versioni brillanti e visionarie, e se non mi avessero inviato non avrei mai pensato di metterla in scena – ammette il regista – Ammiro e rispetto il Don Giovanni, ma è sempre difficile restituirne il senso profondo. Per me si è trattato di un’esperienza entusiasmante: per me deve sempre esserci qualcosa a livello umano e narrativo che mi tocca per poterlo meglio raccontare. Il mio Don Giovanni è un viaggio nella storia del personaggio, dalla sua infanzia fino all’età adulta e alla morte, ripercorrendo i traumi che ha subito, ma senza dimenticare la visione umoristica. L’opera sarà un viaggio fra la tragedia e l’umorismo”.
Sul podio, torna il giovane Alessandro Cadario che propone la versione di Vienna con alcuni tagli dei recitativi per migliorare la performance all’aperto.

Spazio alla grande danza con un impegno costante del Corpo di Ballo del Teatro di Eleonora Abbagnato che festeggia felicemente il suo decimo anno di direzione affiancando anche i successi della scuola di danza.
“La danza è la grande protagonista del Festival: il Corpo di Ballo è impegnato in West Side Story, il musical con le coreografie di Robbins che abbiamo tutti amato incondizionatamente – spiega la Abbagnato – Sono rimasta però impressionata dal linguaggio di Riva e Repele ricco di poesie e di gestualità entusiasmanti. Con Traviata c’è stato l’incontro con una donna straordinaria e ho pensato di portare la danza nell’opera affidando le coreografia a Edoardo Sbezzo, affermato coreografo italiano noto all’estero”.

Cresce l’attesa per il 30 e il 31 luglio a Caracalla con il trittico di danza Bausch/Béjart/Wheeldon quando per la prima volta una compagnia italiana si confronterà con Le Sacre du printemps di Stravinskij nella celebre coreografia ideata da Pina Bausch nel 1975, che quest’anno compie 50 anni. “È un momento straordinario per la compagnia” conferma la Abbagnato che ha danzato numerose volte Le Sacre e che non svela ancora chi interpreterà l’Eletta.
In scena anche il celeberrimo Bolero di Ravel nella versione realizzata nel 1961 da Maurice Béjart, che si rifà all’idea originale del pezzo con la guest star Friedemann Vogel, che torna a Caracalla dopo il successo della Nuit romaine del 2024 e la ripresa Within the Golden Hour di Christopher Wheeldon, in repertorio al Costanzi dal 2022/2023, un raffinato atto unico fra le migliori creazioni del coreografo britannico, poesia per quattordici danzatori sulla partitura per archi composta da Ezio Bosso.

Immancabile l’appuntamento (il 15 e il 16 luglio a Caracalla) con il Roberto Bolle and Friends, favoloso viaggio nel repertorio classico e contemporaneo del balletto con la partecipazione di grandi stelle internazionali della danza. Il festival si chiude giovedì 7 agosto con i popolarissimi Carmina Burana di Carl Orff diretti dal venezuelano Diego Matheuz con il Coro diretto da Ciro Visco e i solisti Giuliana Gianfaldoni (soprano), Levy Sekgapane (tenore), Vito Priante (baritono) in sostituzione dell’annunciata La Pasión según San Marcos del compositore argentino Osvaldo Golijov.
“Siamo riusciti a trasformare il Caracalla festival in un vero e proprio festival con un impegno produttivo importante che conferma la solidità di un teatro impegnato in 5 nuove produzioni” il commento di Francesco Giambrone, Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma.
Info e biglietti su operaroma.it

Fabiana Raponi

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