Fra poltrone di velluto e intarsi lignei da capogiro, il Teatro Carignano, un respiro aspro e denso, un’oscurità gravida che sa di nastro magnetico, di memoria e di polvere di palcoscenico. In questo limbo spaziale, che scivola con inquietante naturalezza da un’intima sala di registrazione all’architettura insondabile della mente umana, deflagra Notte Morricone. La superba creazione del Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto, affidata all’estro lisergico e visionario del coreografo valenciano Marcos Morau, non è un mero tributo consolatorio. È un’autentica vivisezione poetica. Sarebbe stato fin troppo facile appoggiarsi al monumentale, e a tratti ingombrante, immaginario cinematografico di Ennio Morricone. Morau, invece, sceglie la via più ardita e forse l’unica percorribile per rappresentare l’immensità del musicista italiano: scarnificare la partitura dalle rassicuranti immagini filmiche per restituire alla musica una tridimensionalità carnale, autonoma e ferocemente teatrale. Tecnicamente, la danza che il coreografo esige dai formidabili e inesauribili interpreti di Aterballetto è un prodigio assoluto di destrutturazione e riassemblaggio. Il vocabolario del corpo si fa dapprima sincopato, frammentato, a tratti rigidamente marionettistico — come se i performer fossero gli ingranaggi di un gigantesco carillon malinconico — per poi esplodere all’improvviso in fluidità corali di spaventosa, avvolgente ampiezza. I danzatori in scena non si limitano ad assecondare la melodia; diventano essi stessi materia vibrante, ombre, alter ego e schegge di un’ispirazione perduta. Nelle loro articolazioni nervose, nelle contrazioni repentine del busto che si sciolgono miracolosamente in prese liriche e passi a due di struggente poesia, si legge tutta la grammatica di un’umanità in perenne, febbrile ricerca. A scardinare definitivamente le nostre difese, penetrando fin sotto pelle, è l’intarsio drammaturgico curato fin nel minimo respiro sonoro. Dalla nebbia elettronica e orchestrale emerge, graffiante e spudoratamente intima, la voce registrata dello stesso Maestro: «Sono stato Noodles, Totò, Olmo, Stravinsky… Ho cercato il suono anche per le cose più terribili». Ascoltare questa confessione sussurrata, un testamento metafisico che piove dall’etere mentre la massa muscolare dei corpi palpita sotto le geometrie luminose, claustrofobiche e instabili del palcoscenico, genera una vertigine sinestetica che incolla alla poltrona. Non c’è alcun compiacimento in questa Notte Morricone, ma un rigore formale implacabile che cede il passo unicamente all’urto dell’emozione pura. I corpi si compenetrano con oggetti inanimati, la casa diventa studio e poi cinema, e la scena torinese si trasforma in un paesaggio interiore dove il confine tra chi compone e chi danza viene definitivamente annullato. In definitiva, lo spettacolo di Marcos Morau compie un maestoso rito di trasmutazione. L’intento ultimo e segreto del compositore romano – «Volevo vedere il suono di un uomo quando nessuno lo guarda» – si materializza letteralmente in scena, davanti ai nostri occhi sgranati. Un’esperienza teatrale totale, abbagliante e dolorosamente bella, capace di travolgere lo spettatore in un’ora e mezza di pura estasi sensoriale, dimostrandoci che l’invisibile, per una notte magica, si è fatto finalmente carne.
Visto il 25 aprile 2026
Teatro Carignano – Torino
Notte Morricone
danzatori Ana Patrícia Alves Tavares, Elias Boersma, Estelle Bovay, Emiliana Campo, Albert Carol Perdiguer, Luigi Civitarese, Leonardo Farina, Matteo Fiorani, Matteo Fogli, Arianna Ganassi, Arianna Kob, Gador Lago Benito, Federica Lamonaca, Giovanni Leone, Gaia Mentoglio, Nolan Millioud
regia e coreografia Marcos Morau
musica Ennio Morricone
direzione e adattamento musicale Maurizio Billi
sound design Alex Röser Vatiché, Ben Meerwein
testi Carmina S. Belda
set e luci Marc Salicrú
costumi Silvia Delagneau
assistenti alla coreografia Shay Partush, Marina Rodríguez
Fondazione Nazionale Della Danza / Aterballetto
Commissione, Coproduzione, Prima Rappresentazione Outdoor Macerata Opera Festival
Coproduzione, Prima Rappresentazione Indoor Fondazione Teatro di Roma Fondazione I Teatri Di Reggio Emilia, Centro Servizi Culturali Santa Chiara Trento, Centro Teatrale Bresciano, Ravenna Festival, Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, Premio Danza&Danza
Miglior Produzione Grand Scale 2024

