Un sibilo sottile e fibrillante, carico di attesa, prima che i giovani corpi dell’Eko Dance Project rompano fisicamente lo spazio scenico per celebrare il decimo anniversario di quel prezioso e ostinato incubatore di ricerca che è Made4you.x. Per questo traguardo fondamentale, la direttrice artistica Pompea Santoro non si è risparmiata, orchestrando una serata che si trasforma in un autentico attacco frontale emotivo di musica e carne. A benedire l’evento, in veste di padrino d’eccezione, si staglia la poetica immensa di Nacho Duato. Con “Liberté”, prezioso estratto dal celebre Rassemblement creato nel 1990 ai tempi del Cullberg Ballet, il maestro riporta alla luce una fisicità viscerale. È un inno profondo in cui il piacere di sentire il movimento si fonde indissolubilmente con il culto dell’anima. I danzatori in scena si appropriano di questa eredità restituendoci un’umanità densa, vivida, a tratti avventata, svelata in modo così franco e impudente da muovere, ineluttabilmente, alla commozione. Ma la vibrazione sismica di questa produzione non si appoggia solo alla memoria storica. C’è un rigore quasi chirurgico, eppure attraversato da un’urgenza squisitamente contemporanea, in “W.I.P.” di Salvatore De Simone. Nutrito dai metodi e dai principi creativi elaborati in stretta collaborazione con lo Studio Wayne McGregor di Londra, De Simone innesta sui talenti dell’Eko una fusione sinestetica di linguaggi che incolla lo sguardo, tracciando architetture fisiche di rara potenza espressiva. Non è da meno il ritorno di Giovanni Insaudo, che con il suo “Unknown 2.0” ci trascina in un’incessante esplorazione dell’impossibile. Lavorando per sottrazione e destrutturazione, Insaudo esplora i limiti dei performer con una levità che non nasconde mai una strisciante, affascinante inquietudine scenica. A chiudere il cerchio ci pensa Paolo Mohovich, da sempre pilastro vitale di questo progetto, che con la sua nuova creazione “Roter Puls” regala una pulsazione ipnotica, un battito rosso e febbrile che pervade e scuote l’intera platea. È una danza di corpi vibranti e pensanti quella che ha attraversato le assi del palcoscenico dell’Astra. Uno spazio-tempo dove tutto sembra coincidere magicamente: disciplina formale e ribellione emotiva, l’eredità dei maestri e lo slancio del futuro. Un rito teatrale e coreografico che strega, che colpisce nel profondo, dimostrando ancora una volta che la vera danza, quando declinata con tale coraggio e onestà, è un’esperienza da cui si esce inevitabilmente cambiati.
Visto il 24 aprile 2026
Teatro Astra – Torino

