L’ultima creazione di Gabriele Vacis per il Teatro Stabile di Torino si staglia come un’opera di disarmante purezza, un diamante dai colori sfavillanti, impareggiabile nella sua struggente bellezza. Con Vangeli, atteso ad aprile alle Fonderie Limone come secondo capitolo della Trilogia dei libri, il regista torinese compie un atto di sottrazione radicale. Da oltre quarant’anni, fin dalle origini con il Laboratorio Teatro Settimo, Vacis esplora e plasma le infinite sfumature del teatro di narrazione. Ma qui la sfida rasenta l’ineffabile: affrontare il Nuovo Testamento, e in particolare il labirintico Vangelo di Giovanni. Scegliere quello che Enzo Bianchi definisce “il quarto Vangelo” significa confrontarsi con un testo apparentemente meno narrativo, perché si arroga il compito gravoso di narrare direttamente Dio. Come si può portare in scena la Grazia in questi “tempi schiodati”? La risposta di Vacis, supportato dalla scenofonia di Roberto Tarasco, risiede interamente nei corpi vibranti dei giovani attori della compagnia PoEM. Eredi di un generoso passaggio di consegne pedagogico che lo stesso Vacis ha saputo coltivare nel tempo, questi interpreti si caricano sulle spalle il peso dell’indicibile. Nelle loro voci e nei loro gesti, il Logos riacquista il suo senso greco originario: diventa parola incarnata, un soffio vitale che respira e cammina fisicamente tra le donne e gli uomini. C’è un’elettricità sismica nell’assistere a un Discorso della Montagna che rifiuta di piegarsi alle moderne logiche dimostrative. Nelle Beatitudini, Gesù non offre prove tangibili, ma esige dai suoi ascoltatori un atto di fede puro. La regia asseconda questa vertigine spirituale rompendo ogni diaframma tecnologico che possa spezzare la presenza scenica. Il narratore ha un bisogno disperato di vedere chi lo guarda: solo così il rito, il gioco e la narrazione, riacquistando pari dignità sul palco, ci avvicinano alla verità. Dedicato alla “cara, lieta, familiare memoria di papa Francesco” – con un esplicito e commosso richiamo alla dedica che Pier Paolo Pasolini scelse per il suo Il Vangelo secondo Matteo – lo spettacolo non cerca né di catechizzare né di dispensare facili consolazioni. Nel nostro rumoroso presente, schiacciato tra l’autoritarismo e la gelida egemonia degli algoritmi, lo spazio per il sacro sembra essere drammaticamente svanito. I nostri cimiteri e le nostre città rigurgitano di croci che abbiamo smesso di guardare, svuotate di senso da un’assuefazione iconografica incessante. Vacis, al contrario, ci impone di fare il vuoto dentro di noi, di rovesciare lo sguardo per spostarlo dall’ossessione solipsistica di noi stessi al volto dell’altro. È un teatro vivo, scabro, visceralmente onesto. Un’opera che fa male e allo stesso tempo cura, insegnandoci, per dirla con i versi sussurrati nello spettacolo, “com’è difficile trovare l’alba dentro all’imbrunire”.
Visto domenica 19 aprile 2026
Fonderie Limone – Moncalieri
Trilogia dei Libri – Vangeli
drammaturgia Gabriele Vacis e Compagnia PoEM
con (in o.a.) Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Eleonora Limongi, Pietro Maccabei, Lucia Raffaella Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Kyara Russo, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera
regia Gabriele Vacis
scenofania e ambienti Roberto Tarasco
suono Riccardo Di Gianni
cori Enrica Rebaudo
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con PoEM Impresa Sociale Potenziali Evocati Multimediali

