Leonardo Manzan porta in scena al Teatro Astra di Torino un “Faust” che è un viaggio allucinato nella mente del protagonista, un uomo che sembra vivere ai nostri tempi, diviso tra ansia di conoscenza e desiderio di immortalità derisa. La scenografia è essenziale, dominata da un lungo tavolo sormontato da microfoni, mentre sul fondale un lungo sipario di raso rosso resta sigillato allo sguardo e all’azione. Tutto lo spettacolo è un lungo prologo, l’atto di principiare qualcosa che non si porterà a compimento, è una domanda sulla felicità, cosa sia, come raggiungerla, sull’ansia di una vita deplorevole se non vissuta al massimo delle potenzialità umane. E quindi gli esperti di teatro che disquisiscono sul Goethe, capolavoro su cui alzare le mani inespressive, subito creano l’atmosfera di giocoso spiazzamento che dalla prova microfoni passa a una gara di rutti, il vuoto cosmico di ciò che si può dire sul capolavoro goethiano, 60 anni di tentativi di non morire di noia. Il patto con Mefistofele è una discesa negli inferi della coscienza, un percorso fatto di eccessi e perdizione, un dirsi oscurità per evitare di essere dimenticato, un diavolo saltimbanco di cui l’umanità non ha più bisogno, anche se per il sesso la burocrazia del politicamente corretto sabota ogni velleità edonistica. Manzan non indulge in facili moralismi, ma scava nell’ambiguità del personaggio, nella sua sete di vita e nella sua incapacità di trovare un senso. E’ una mise en abyme che parla di teatro, sparla del sistema teatrale, del girone infernale dell’arte e della cultura finanziata, spartita a dadi e carte da qualche direttore imbolsonito, omaggio ad una sfinge muta che mal digerisce il reale. Il cast è affiatato e convincente, con una menzione speciale per l’interpretazione di Faust, un antieroe fragile e tormentato, che osserva e non agisce, un Amleto in salsa teutonica che non domina la sua materia, la quale in risposta domina la scena con balletti, canzoni ed esibizioni da talent show. La regia è dinamica e visionaria, capace di creare un’atmosfera di inquietudine e straniamento, una aperta critica che da Gothe arriva a noi, sulla creazione, sull’arte e sulla sua funzione, sull’ingenua velleità di raggiungere la felicità illudendosi di creare e ricavarne una reale spiegazione all’inizio e alla fine. Lo spettacolo è un’esperienza forte e coinvolgente, che invita a riflettere sulla natura umana, sul desiderio di conoscenza e sul rapporto con il tempo. Un “Faust” che non dà risposte, ma che pone domande scomode e attuali.
Visto sabato 1 marzo 2025
Teatro Astra – Torino
Johann Wolfgang von Goethe
di
Leonardo Manzan e Rocco Placidi
regia
Leonardo Manzan
con
Alessandro Bandini, Alessandro Bay Rossi, Chiara Ferrara, Paola Giannini, Jozef Gjura, Beatrice Verzotti
scene
Giuseppe Stellato
music and sound
Franco Visioli
light designer
Marco D’Amelio
costumi
Rossana Gea Cavallo
fonico
Filippo Lilli
datore luci
David Ghollasi
macchinista
Giuseppe Russo
assistente scenografa
Caterina Rossi
sarta di scena
Benedetta Nicoletti
aiuto regia
Virginia Sisti
collaborazione organizzativa
Elisa Pavolini
produzione
La Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello, TPE – Teatro Piemonte Europa, LAC Lugano Arte e Cultura
in collaborazione con
Teatro della Toscana – Teatro Nazionale
si ringrazia per la collaborazione
Associazione Cadmo

