In un'inedita versione esiste specific al Teatro Ostia Antica Festival il 10 - 11 LUGLIO 2026
Il viaggio del Teatro Ostia Antica Festival – Il Senso del Passato prosegue con uno degli appuntamenti più attesi della stagione internazionale di danza: Requiem(s), l’ultima creazione di Angelin Preljocaj presentata in un’inedita versione site-specific, il 10 e l’11 luglio (ore 21.00) sul palcoscenico millenario del Teatro Romano di Ostia, per una riflessione sulla memoria, sulla perdita e sul legame indissolubile tra la vita e la morte.
Nata da un impulso intimo emerso nel coreografo francese dopo la scomparsa dei genitori nel 2023, la performance si offre come un’architettura di corpi che esplora il confine tra la finitudine umana e l’eternità dell’arte, in sincronia perfetta tra il vissuto personale e la ricerca artistica. La danza di Preljocaj, celebrata nel mondo per un’estetica potente capace di coniugare il rigore tecnico con la forza viscerale della ricerca contemporanea, si fa qui preghiera laica e scrittura vibrante, trovando nella solennità dello spazio archeologico la sua risonanza spirituale più pura. Il dolore privato si trasfigura in un rito universale, restituendo l’idea millenaria per cui l’essere umano cerca il senso profondo dell’esistenza proprio attraverso la memoria di chi lo ha preceduto.
Con Requiem(s) – titolo volutamente al plurale per indicare una trama musicale eterogenea – il maestro della coreografia contemporanea non propone la trasposizione di celebri lavori, ma una serie di requiem coreografici: un meticciato sonoro che intesse l’intramontabile classicismo di Mozart e Bach alle distorsioni rock dei System of a Down e alle sperimentazioni elettroniche, rispecchiando il mosaico emotivo dell’essere umano. In questa cornice, il linguaggio del corpo si fa vero e proprio archivio di memoria, muovendosi tra la devastazione del lutto e il sollievo del ricordo. La drammaturgia si nutre così delle grandi voci del pensiero contemporaneo, intrecciando le confessioni intime del Diario di lutto di Roland Barthes con l’orizzonte filosofico dell’Abécédaire di Gilles Deleuze, fino a evocare la complessa e dolorosa “vergogna di essere uomo” descritta da Primo Levi al ritorno dai campi. All’oscurità della perdita, tuttavia, la coreografia oppone con forza la “gioia tragica” di Nietzsche e il pensiero di Clément Rosset o del pastore Louis Pernot, configurando la gioia come una forza maggiore, in grado di accogliere e superare gli aspetti negativi dell’esistenza.
L’assenza non genera una semplice devastazione, bensì si tramuta in una processione di corpi che rende visibile l’invisibile, trasformando la ferita del lutto in una celebrazione miracolosa della vita e della traccia eterna che chi amiamo lascia dentro di noi. Un orizzonte intimo che si espande per abbracciare un potente afflato politico e sociale: l’ensemble dei diciannove danzatori evoca sulla scena le grandi tragedie collettive della storia, dalla Shoah ai conflitti moderni, fino alle morti invisibili di chi si spegne in strada per la fredda indifferenza sociale.
Presentato in prima assoluta nel maggio 2024 nel centro coreografico Pavillon Noir, dove ha sede il Ballet Preljocaj, lo spettacolo è prodotto dal Ballet Preljocaj in sinergia coproduttiva con La Villette – Paris, Chaillot – Théâtre National de la danse, Festival Montpellier Danse 2024, Grand Théâtre de Provence e Vichy Culture-Opéra de Vichy: una rete internazionale che ne sottolinea l’ampio respiro artistico.
Dopo aver inaugurato il Festival con la ritualità archetipica delle Baccanti di Theodoros Terzopoulos e la visione politicica di Lysistrata di Asterios Peltekis, il Teatro Ostia Antica Festival si avvierà alla conclusione il 17 e 18 luglio con l’Alcesti secondo Filippo Dini, consolidando la propria vocazione di indagare il presente attraverso la lente della grande tradizione.
Note del coreografo.
«Ho perso mio padre, mia madre e alcuni amici molto cari nel 2023. Questo ha fatto emergere in me un desiderio antico e profondo di coreografare i sentimenti legati alla perdita di una persona amata. In The Elementary Forms of Religious Life, il sociologo Émile Durkheim mostra come le civiltà si formino attraverso rituali di memoria. Il requiem appartiene a questa filiazione e a questa strutturazione della nostra società, della nostra comunità. Voglio esplorare tutte le emozioni che ci attraversano quando siamo in lutto. Non si tratta solo di tristezza o devastazione. C’è anche la memoria, la traccia della persona amata che continua a vivere dentro di noi. Quando partecipiamo a un funerale, ricordiamo, condividiamo pensieri, e a volte persino ridiamo. Dalla ferita, che non si rimarginerà mai, può nascere una sorta di gioia: la gioia di ravvivare il ricordo della persona che abbiamo perso. La morte può così offrire anche sollievo e ulteriore profondità alla vita. Vorrei provare a trasmettere il sentimento che la vita sia un miracolo. In un certo senso, una celebrazione della vita. Mi sono ispirato a Roland Barthes e il suo Mourning Diary, Gilles Deleuze e il suo Abécédaire, in particolare sul tema della vergogna di essere uomo vissuta da Primo Levi al ritorno dai campi. Ma anche la gioia di Nietzsche, che lui definisce tragica, quella del pastore Louis Pernot o del filosofo Clément Rosset, per i quali la gioia è una forza maggiore, capace di contenere sia gli aspetti negativi dell’esistenza sia il loro antidoto. Tutte queste fonti di ispirazione mi hanno fatto riflettere, emozionare, e saranno presenti in scena in modo diffuso. Queste riflessioni nutrono il mio lavoro e danno vita a una scrittura coreografica specifica. Per me la creazione non consiste nell’applicare un piano prestabilito, ma nel confrontarsi con la materia, in dialogo con i danzatori, per trovare percorsi inattesi. Come parlare questa lingua senza parole del lutto e rendere visibili sentimenti così complessi? La scrittura coreografica è un linguaggio universale che esprime ciò che le parole non riescono a dire. Non volevo coreografare il requiem di Mozart, Fauré o Ligeti, ma proporre una trama musicale eterogenea, arricchita anche da creazioni sonore. Si tratta piuttosto di requiem(s) coreografici, una processione di corpi che cerca di mettere in prospettiva il mosaico di sentimenti vissuti dopo una perdita».
Angelin Preljocaj è nato nella regione di Parigi, in Francia, e ha iniziato a studiare danza classica prima di passare alla danza contemporanea, che ha studiato con Karin Waehner. Nel 1980 si reca a New York per lavorare con Zena Rommett e Merce Cunningham, dopodiché riprende gli studi in Francia, dove tra i suoi insegnanti figurano la coreografa americana Viola Farber e il francese Quentin Rouillier. Si unisce quindi a Dominique Bagouet prima di fondare la propria compagnia nel dicembre 1984. Angelin Preljocaj collabora regolarmente con altri artisti in vari campi come la musica (Goran Vejvoda, Air, Laurent Garnier, Granular Synthesis, Karlheinz Stockhausen), le arti visive (Fabrice Hyber, Subodh Gupta, Adel Abdessemed), il design (Constance Guisset), la moda (Jean Paul Gaultier, Azzedine Alaïa), il disegno (Enki Bilal) e la letteratura (Pascal Quignard, Laurent Mauvignier). Le sue produzioni fanno oggi parte del repertorio di molte compagnie, molte delle quali gli commissionano anche produzioni originali, in particolare la Scala di Milano, il New York City Ballet e il Balletto dell’Opera Nazionale di Parigi. Nel 2019 è stato insignito all’Accademia di Belle Arti nella nuova sezione “coreografia”. Dopo Il lago dei cigni nel 2020 e Deleuze/Hendrix nel 2021, nel 2022 crea e dirige l’opera Atys di Lully per il Grand Théâtre de Genève. Allo stesso tempo, ha creato una breve coreografia per l’applicazione Danse Europe! Per Dior ha creato la coreografia e il film Roman Night con i ballerini del Balletto dell’Opera di Roma. Ha inoltre partecipato alla serie televisiva Irma Vep di Olivier Assayas, come attore e coreografo. Nel luglio 2022 crea Mythologies con musiche originali dell’ex-Daft Punk Thomas Bangalter all’Opéra National de Bordeaux. Nel febbraio 2023 crea Birthday Party per interpreti senior al Théâtre National de Chaillot su commissione di Aterballetto e Torpeur nel giugno 2023 nell’ambito del Festival Montpellier Danse. Attualmente composto da 30 ballerini permanenti, il Balletto Preljocaj si esibisce in una media di 120 date all’anno in tutto il mondo. Nel settembre 2025, Angelin Preljocaj ha ricevuto il Premio Europeo Léonide Massine a Positano per il suo contributo alla carriera.

