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Prosa

Nudi e crudi di Alan Bennett

Lucia Tempestini
Ultima modifica: 17 Ottobre 2012 17:21
Lucia Tempestini
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LE SCOPERTE DI MRS RANSOME

lettura scenica a cura di Angelo Savelli

con Lucia Poli, Cesare Bocci, Andrea Bruno Savelli, Elena D’Anna, Simone Faucci, Ludovico Fededegni, Leonardo Paoli

produzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi – Teatro Stabile di Innovazione

E’ nella sottile ambiguità dell’incipit, nell’ennesima sopraffazione operata dalla superiorità della precisione lessicale, che possiamo trovare la chiave di accesso a “Nudi e crudi” di Bennett:

Casa Ransome era stata svaligiata. “Rapinata” disse Mrs Ransome. “Svaligiata” la corresse il marito. Le rapine si fanno in banca; una casa si svaligia. Mr Ransome era avvocato e riteneva che le parole avessero la loro importanza.

Rientrati, dopo aver assistito al “Così fan tutte” di Mozart, nel rispettabile edificio edoardiano color vinaccia dove dimorano (un tempo munito di portiere in divisa, e adesso – conformemente al degrado imperante – solo di un anonimo custode impegnato per lo più a dormire accanto alla caldaia), i coniugi Ransome scoprono di aver subito un vero e proprio saccheggio. Tutti i beni, gli oggetti che avevano costituito la base e il chiuso cerchio (forse il senso stesso) di 32 anni di vita in comune sono scomparsi nel nulla: i mobili, il divano, le tende, i lampadari, gli armadi e i vestiti, la pelliccia, i telefoni, il battiscopa, la moquette, il totemico impianto stereo del padrone di casa, il forno con l’arrosto dentro; persino il rotolo della carta igienica viene asportato, costringendo Mr Ransome a utilizzare le pagine dure e patinate, assolutamente inadatte allo scopo, del programma di sala (inconveniente capace di suscitare in Mrs Ransome il divertimento che gli oppressi provano davanti a episodi del genere, quando coinvolgono il tiranno di turno).

Superati lo sconcerto e il totale disorientamento, nonché lo stupore doloroso causato dalla perdita dei consueti percorsi e punti di riferimento all’interno dell’abitazione e della coppia (percorsi invalicabili che, di fatto, costituivano altrettante linee di separazione fisica ed emotiva dal mondo esterno, in ossequio al conformismo, alla pedanteria, alle abitudini, alle paranoie di classe del marito), Mrs Ransome subisce una lenta, luminosa metamorfosi. Acquattata nel vuoto dell’appartamento, inizia a percepire il piacere della nudità, della dissoluzione delle difese rappresentate da tutte quelle cose, quei materiali disparati, quegli oggetti dispensatori di conforto illusorio, di ottuse certezze. Nel nulla circostante, si aprono timidamente la via per arrivare in superficie i riflessi (piroettanti, caleidoscopici) di mille curiosità e desideri. Mrs Ransome comincia a osservare il mondo, a conversare, a contaminarsi di umanità, a permettersi minuscole trasgressioni, a esistere indipendentemente dai canoni di comportamento e dai precetti del marito. Prende a frequentare il drugstore del quartiere, che anni addietro aveva indegnamente sostituito il negozio mandato avanti da Miss Dorsey (dove Mrs Ransome usava acquistare qualche sporadico centrino o rocchetto di filo). Trascorre del tempo a incantarsi e stupirsi davanti a coloro che trovano la sfrontatezza, l’impudicizia di confessarsi in televisione. Conosce un avvenente vicino di casa e, con un coraggioso impulso, gli sfiora il fianco.

Quando Mr Ransome viene colpito da insulto cerebrale e ricoverato, la moglie, essendo ormai in possesso di un intero vocabolario comunicativo e sentimentale, cerca di trasmettere all’infermo la prospettiva di un ménage ricco di passione, tenerezza e vera conoscenza. Purtroppo, a causa di tubi, drenaggi e monitor, “accarezzare il marito da malato non è più facile che accarezzarlo da sano” e si accontenta di fargli ascoltare qualche nota di “Così fan tutte”. Non notando reazione di sorta, alza il volume del registratore finché la fragile sacca in cui si era riversato il sangue scoppia e Mr Ransome, dopo un breve andante, “tossisce piano e muore”.

Lo spettacolo – una lettura estremamente articolata, con scena, costumi e movimenti – sarebbe impensabile senza le nuances, l’innocente perfidia, l’ironia puntuta e davvero britannica di Lucia Poli, senza la sua capacità di interpretare anche la malinconia sottesa al testo di Bennett.

Il suo sguardo finale ci guida in zone sideree dell’intelligenza; archiviati i 32 anni di “parentesi” coniugale, vi prendono radiosa sostanza (la stessa di un’incantevole primavera punteggiata di galanthus nivalis, di fiori di pruno, di graham thomas gialle dalle lucide foglie verde scuro, di eglantyne rosa puro argentate verso l’esterno, di sweet juliet a fiori doppi dal delicato giallo albicocca, di piccoli mazzi di aimé vibert rampicante, sarmentosa bianca di ipnotica bellezza) le immagini di un futuro “estroverso, espansivo, tattile”.

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TAGGED:alan bennettNudi e cruditeatro di rifredi

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