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Concerto – Orchestra I Pomeriggi Musicali

Redazione
Ultima modifica: 5 Febbraio 2013 18:04
Redazione
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Direttore: Antonello Manacorda

Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

Brahms, Serenata n. 1, op. 11

Martinotti, Lithica, per orchestra da camera

Brahms, Variazioni su un tema di Haydn, op. 56 a

 

 

Per la seconda volta in questa 68ª Stagione sarà eseguita, in prima assoluta, un’opera commissionata dalla Fondazione I Pomeriggi Musicali: Lithica, per orchestra da camera, è una composizione di Stefano Martinotti, legato all’Orchestra I Pomeriggi Musicali da molto tempo e facente parte dell’organico orchestrale. Martinotti vanta molte commissioni importanti al suo attivo e i suoi lavori sono stati eseguiti in Italia e in Europa nelle principali sale da concerto.

Ancora una volta, dunque, I Pomeriggi Musicali si mostrano, oltre che attenti al nuovo, anche intenzionati a stimolarne la produzione, con commissioni coraggiose rivolte altresì a educare il proprio pubblico nei confronti di una nuova proposta culturale, e ad accogliere le idee di chi queste opere propone.

Per la serata, sul podio sale poi un’altra conoscenza de I Pomeriggi: Antonello Manacorda, direttore musicale dell’orchestra dal 2006 al 2010, fa gradito ritorno per guidare gli orchestrali, oltre che nel nuovo brano firmato da Martinotti, in due famose composizioni di Brahms, autore per il quale Manacorda conserva una particolare predilezione: la Serenata n. 1 e le Variazioni su un tema di Haydn.

 

Lithica, per orchestra da camera (note di Sergio Casesi)

Per l’uomo da sempre la pietra ha avuto il significato di custodia definitiva della memoria. Le prime raffigurazioni dell’uomo sono disegnate o incise su pietra e nel corso degli imperi con la pietra scolpita si sono edificati templi, colonne celebrative o monumenti destinati a resistere alle generazioni. La pietra serba in sé il senso del trascendente, vive oltre le epoche. È custode della memoria della Terra e degli uomini, conservandone il segno. La pietra è consegna di sé, è simbolo di un immutabilità che la volontà dell’uomo può spezzare, fintamente sconfiggere così da diventare essa stessa sacra e silente, come Dio. È nella roccia, prima che con ogni altro materiale, che l’uomo ha affogato il proprio bisogno di eternità. La parola stessa, con l’alto grado metaforico che esprime, è diventata cementum di molte frasi di uso comune, o di versi religiosi o poetici, che vogliano descrivere la finitezza, la durezza e la difficoltà delle cose. La legge si scrive sulla pietra, spesso si ha un cuore di pietra, mentre si edifica sulla pietra una casa o una Chiesa, e le pietre degli occhi a volte lacrimano di gioia. “Come questa pietra / del San Michele” di Ungaretti fino a L’anguilla montaliana, di una umanità straziata e abbandonata, che risale il “macigno”, con dolore e fatica, immaginando l’intero pianeta come un sasso sperduto nel cosmo… Così, forse, visitando il sito di Lithica a Minorca, l’autore del brano ha sentito su di sé il tempo oltre-umano che la roccia esprime, il suo afflato duro e tenace. Le Cave di Lithica, sull’isola immersa in un mare di sole, come ferite, come stanze segrete della Terra, labirinto di memorie inespugnabili, devono aver sussurrato nell’animo di Stefano Martinotti il senso profondo di quel silenzio vocativo ed eloquente ed insieme, il suono degli scalpelli e il tonfo delle lastre, e la fatica infinita che lì ha vociato per secoli. La totalità delle Ere in un lampo di sole bianco riflesso dalla pietra deve aver preso forma sul pentagramma. Roccia umana e soprannaturale. Pesante e magica; da sempre è toccata agli artisti, come sacerdoti della Natura, la decifrazione delle forze nascoste in essa. Lithica si apre con un pianissimo tremolo di Pietra di Trani, suonata da un percussionista. Da questo suono arcaico e primitivo non può che scaturire (acqua scaturì dalla pietra nel deserto di Mosè) un totale cromatico da cui un flauto spiccherà il volo, come un soffio di vento e di sabbia nel deserto. È questa l’umanità che la Terra vede e conserva? È questo ciò che la pietra, che sarà definitiva per gli uomini, sa di noi? Il sito di Lithica è composto da stanze, corridoi e angoli e nella partitura Martinotti ha voluto conservare la struttura del luogo in cui la pietra si è rivelata, riportandola in musica, cioè scomponendola in un tempo lineare. In questa opera però di struttura dobbiamo parlare anche per ciò che è composto nel dettaglio e nel particolare, nel profondo della partitura. Oltre alla elaborazione del materiale di origine c’è un sapiente lavoro di organizzazione intima della composizione, in un equilibrio fra ciò che è macroscopico e ciò che invece è piccolo e veloce. Altezze e timbri vengono così strutturati fra i quadri fortemente compatti e mai intermittenti nella loro densità espressiva. L’orchestrazione, come l’impianto ritmico, rivela  un grande lavoro di organizzazione intellettuale della materia. Il centro del brano non è forse all’inizio, il centro come focolaio, come materiale generatore, ma è sotteso in più punti lungo la composizione, come da più punti del labirinto cavo di Minorca si estrae la pietra bianca chiamata Marès. Dall’Allegro non Troppo che segue all’introduzione, si dipanano stanze musicali diverse, prospettive diseguali da cui osservare le lastre intagliate delle pareti. Luci dissimili, ombre, mentre il ritmo interiore si fa più ricco e corposo, come per la sovrapposizione di emozioni e di pensieri ribattuti dal rullante chiamerà prima i fiati e le trombe fino ad un Tutti energico e potente. Ma ecco ritrovarci in una stanza nuova, la luce degli ottoni la disegna, forse solo nei nostri occhi, chissà, eppure fra lampi e voli si ritorna ad uno scambio ritmico sperduto, dionisiaco, esaltato, come un tuffo da una rupe senza paura, nel blu del mare infranto di schiume. Così Lithica, il viaggio nel senza tempo della cava, nella ferita terrea di un isola alla deriva nel cuore, si moltiplica in un vortice di luce, scorre fino a sfociare in un Adagio Molto, fondo ma senza gravità, dove il colore degli archi con sordina si farà roccia d’ombra e canto, voce di lamento e di incerta speranza. Ai lapilli dei fiati i primi violini risponderanno senza scomporre la strana tenebra anche se, inaspettatamente, ci si eleva verso un cielo azzurro sospeso su una voragine di roccia bianca, la musica corre, si solleva, anche attraverso le parole coriacee delle viole che si involano… E poi ancora, come per sempre, come prima e dopo ogni cosa, il silenzio segreto della pietra. 

 

 

ANTONELLO MANACORDA, direttore

Con il sostegno di Claudio Abbado, Antonello Manacorda ha fondato la Mahler Chamber Orchestra, della quale è stato concert master e vice presidente per cinque anni, finché  non ha deciso di dedicarsi esclusivamente alla carriera di direttore d’orchestra.  Grazie ad una borsa di studio messa a disposizione dalla De Sono di Torino, Manacorda ha studiato per due anni con Jorma Panula a Helsinki. Dopo aver ricoperto la carica di direttore musicale dell’Orchestra de I Pomeriggi Musicali di Milano dal 2006 al 2010, nel settembre 2010 Antonello Manacorda è stato nominato Direttore Principale e Direttore Artistico della Kammerakademie di Postdam. Dal maggio 2011 è direttore musicale e principale dell’Het Gelders Orkest in Olanda, con la quale è presente ogni anno nella prestigiosa sala del Concertgebouw di Amsterdam. In ambito lirico, Antonello Manacorda ha diretto La Clemenza di Tito e Falstaff per il Circuito Lirico Lombardo, Il Barbiere di Siviglia di Paisiello al Teatro degli Arcimboldi di Milano; Così fan tutte al Teatro Comunale di Treviso,  Il Barbiere di Siviglia di Rossini al Teatro San Carlo di Napoli, Il Don Giovanni, Così fan tutte e Le nozze di Figaro al Teatro La Fenice di Venezia. In ambito sinfonico, invece, ha diretto l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra della Fenice di Venezia, l’Orchestra della Svizzera Italiana, la Zürich Chamber Orchestra, la Scottish Chamber Orchestra, l’Ensemble Orchestral de Paris, I Virtuosi di Kuhmo a Helsinki, l’Orchestra Sinfonica della RAI di Torino, la Frankfurt Hessische Rundfunk, la Gelders Orkest, la BBC Orchestra e la Mahler Chamber Orchestra. Manacorda ha altresì debuttato con successo al prestigioso Festival di Aldeburgh alla testa della Britten-Pears Orchestra, dove il successo ottenuto gli ha guadagnato un immediato ulteriore invito ed è stato definito dalla critica come uno dei concerti più belli degli ultimi anni.  In questa stagione, Manacorda tornerà a Francoforte  con l’Orchestra della Radio di Francoforte e con l’Orchestra Sinfonica di Sydney, sarà in Inghilterra con la BBC Orchestra, mentre, con l’orchestra di Potsdam, sta realizzando per la Sony la registrazione dell’integrale delle sinfonie di Schubert: grande successo ha già ottenuto il primo CD, contenente la Sinfonia n. 3 e la Sinfonia n. 7.

 

STEFANO MARTINOTTI, compositore

Stefano Martinotti è nato a Milano nel 1965 e ha trovato nella sua famiglia l’ambiente ideale per sviluppare l’amore e l’interesse per la musica dimostrati in età molto precoce. Subito dopo essersi diplomato in viola è entrato a far parte dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, con cui suona dal 1987. Anche la sua attività di direttore d’orchestra e compositore nasce dalla sua vita immersa nel suono sinfonico e dalla pratica della musica da camera. Quest’anno, per la terza volta, suoi lavori sono stati eseguiti in prima assoluta al Teatro alla Scala, grazie alle commissioni ricevute dall’ensemble de “I Percussionisti della Scala”. La sua musica e i suoi lavori di orchestrazione e trascrizione sono stati eseguiti al Teatro La Fenice e al Teatro Malibran di Venezia, da I Solisti della Scala, I Pomeriggi Musicali, dall’Orchestra Guido Cantelli e, inoltre, in Austria, Danimarca, Germania, Lituania, Olanda, Portogallo, Svizzera e Ucraina. Martinotti è stato docente dei Corsi di Colonna Sonora Musicale Cinematografica presso la scuola di cinema Cinelife di Milano. Ha creato il canale youtube dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, realizzando video sui concerti e sull’attività dell’ orchestra milanese e unendo, in tal modo, le sue passioni per la musica a quelle per il filmaking.

 

BIGLIETTI

Interi

Primo Settore (Platea, dalla fila 1 alla 30): € 19,00 + prevendita

Secondo Settore (Platea, dalla fila 31 alla 40): € 13,50 + prevendita

Balconata: € 10,50 + prevendita

 

Ridotti (Giovani under 26; anziani over 60; cral; ass. culturali, biblioteche; gruppi; scuole e università) Primo Settore (Platea, dalla fila 1 alla fila 30) € 15,00 + prevendita

Secondo Settore (Platea, dalla fila 31 alla fila 40) € 11,50 + prevendita

Balconata € 8,50 + prevendita

 

BIGLIETTI per le prove generali aperte

Interi: € 10,00 + prevendita

Ridotti (Giovani under 26; anziani over 60; cral; ass. culturali, biblioteche; gruppi; scuole e università):

€ 8,00 + prevendita

 

DATE

Giovedì 7 febbraio ore 21.00

Sabato 9 febbraio ore 17.00

Generale aperta – giovedì 7 febbraio ore 10.00

 

Biglietteria TicketOne

Teatro Dal Verme

Via San Giovanni Sul Muro, 2 – 20121 Milano

Tel. 02 87.905.201

dal lunedì al venerdì  dalle 10.00 alle 18.00

 

www.ipomeriggi.it

www.ipomeriggi.it/facebook

www.ipomeriggi.it/youtube

 

Biglietteria on-line: www.ticketone.it

 

 

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