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Teatrionline > Blog > Prosa > L’Origine del mondo. Ritratto di un interno
Prosa

L’Origine del mondo. Ritratto di un interno

Redazione
Ultima modifica: 23 Gennaio 2014 20:38
Redazione
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OLYMPUS DIGITAL CAMERAscritto e diretto da Lucia Calamaro

con Daria Deflorian, Federica Santoro, Daniela Piperno

disegno luci Gianni Staropoli

realizzazione scenica Marina Haas

aiuto regia Francesca Blancato

produzione e comunicazione 369gradi, PAV

prodotto da ZTL_pro

con il contributo di Provincia di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali

in coproduzione con Armunia e Santarcangelo 41 Festival internazionale del teatro in piazza

in collaborazione con Fondazione Romaeuropa, Palladium Università Roma Tre, Teatro di Roma

 

Spettacolo in tre atti:

Donna melanconica al frigorifero

Certe domeniche in pigiama

Il silenzio dell’analista

 

Arriva a Firenze al Teatro Cantiere Florida – in due repliche, venerdì 24 e sabato 25 gennaio – L’Origine del mondo. Ritratto di un interno di Lucia Calamaro.

Spettacolo rivelazione e pluripremiato agli UBU 2012, scritto e diretto da una delle esponenti più interessanti della drammaturgia italiana contemporanea, interpretato da Daria Deflorian, Federica Santoro e Daniela Piperno.

Il Ritratto di un interno in tre movimenti(Donna melanconica al frigorifero, Certe domeniche in pigiama e Il silenzio dell’analista) checattura e porta in un mondo fatto di elucubrazioni e quotidiano: una famiglia che ha l’abitudine di scandagliare il reale mentre mangia, chiacchiera, si veste. Una casalinghitudine filosofica che sbatte contro la propria comicità grazie e una lingua teatralissima e avvolgente.

L’interno ritratto è la casa, dove vivono una madre e una figlia, dove arrivano altri personaggi della costellazione familiare, dove interviene programmaticamente la figura di una psicanalista, dove gli elettrodomestici sono simili a ingombranti, monumentali divinità. Ma quell’interno è ancora di più un universo interiore umano cosi rovistato, malmesso e storto che riesce di nuovo a essere solo grazie alla re-invenzione di un suo racconto.

DONNA MELANCONICA AL FRIGORIFERO

Primo di una serie di schizzi su una personale fenomenologia della crisi indaga la condotta di un animale che si rinchiude nella tana, Daria. Unica uscita, dall’Analista, che in questo interno è incarnato dalla Figlia. Daria che apre un vero frigorifero. Daria che ascoltiamo mentre ne commenta, assaggia, cerca, annusa il contenuto. Daria che mastica ma niente la soddisfa. Poco cambia l’entrata della figlia insonne: conversazioni sovrapposte intorno alla banalità del quotidiano, vestiti da casa e vestiti da fuori, modalità riproduttive degli uccelli, rivendicazione poco sostenibile di poter avere una faccia triste almeno dentro casa propria. La figlia è un atlas domestico che sostiene l’intimità di Daria in doppia veste, dato che si trasforma anche nella sua Analista.

Questo c’e in scena; questi gli unici interlocutori di Daria in un periodo in cui la depressione la porta a non uscire di casa. I loro smozzicati pensieri attraversano le nature morte di Morandi (a cui Daria sente di appartenere), interrogazioni su filogenesi e ontogenesi, descrizioni del complesso psicanalitico e un omaggio alla visione della solitudine del poco conosciuto Juan Carlos Onetti. Madre e Figlia/Analista parlano, straparlano di tutto, in un singhiozzante chiacchiericcio che ritrae un quotidiano sfocato dove entrambe oscillano tra blandi tentativi di contatto e l’irrimediabile rinvio a se stesse.

​

CERTE DOMENICHE IN PIGIAMA

Si inizia di notte, di fronte a una vera cucina a gas celeste che domina la scena. Vediamo Daria e figlia insonni, intente a scaldarsi del latte caldo vero per cercare di riaddormentarsi, chiacchierando di film visti nel pomeriggio, di maschere di bellezza e di dubbi sull’efficacia della psicanalisi. Questa terza parte di vita quotidiana di interni ha un colore realistico apparentemente più definito delle altre che però la rende man mano quasi surreale e comica. È domenica e nessuno si veste. La figlia cresciuta e diventata artista plastica a colazione racconta perche utilizza protesi vere, bulbi oculari e dentiere, nelle sue sculture. Daria cucina crèpes alternando urletti vittoriosi a rovesciate al volo fallimentari, condendo il gesto concreto con speculazioni su un impermeabile nero parigino e depresso perso per strada, simbolo fetiche del suo malessere; sulle diverse nature di silenzio e di vuoto che sa o non sa gestire, sull’incapacità degli abitanti dei quartieri residenziali di concedersi ai contatti imprevisti e in fondo di sentirsi ancora vivi. Verso le tre, visto che il fratello promesso non arriva, la Figlia si sfoga: la sua non appartenenza, il peso del suo lutto dei fratelli morti prima della sua nascita, il suo non sentirsi autorizzata ad esistere. Poi arriva il Padre. Per la prima volta alla fine della terza ora l’uomo, il marito di Daria spesso evocato ma sempre assente, appare. Ma è un’epifania alienante visto che gesticola e muove la bocca ma le sue battute sono dette dall’attrice che fa la nonna, dalla quinta. Per ora e un uomo agito, sonorizzato solo dal doppiato femminile. Acquisirà vita e discorso proprio? E se si cosa dirà, qual è la sua versione della vicenda familiare? Di questo e che si occupa la quarta parte.

​IL SILENZIO DELL’ANALISTA

Questo quarto episodio non è una fine, è un continuum. Indaga la forma del silenzio parlato, soprattutto quella del retro pensiero che abita la non verbalizzazione, attraverso le situazioni di silenzio che si presentano nel set analitico di Daria la protagonista. Non c’e volontariamente una fine di Origine, lieta o drammatica, intesa come conclusione di una vicenda a suon di rivelazioni e soluzioni di conflitti. Un perché ”la cosa andó così” non si dà, non ci è dato, semplicemente perché l’ambizione di ritrarre un momento di una vita, se non una vita intera, non accetta i finali , men che meno quelli architettati. Ma non posso dire che mi dispiaccia. Al contrario. Va a specchio di una vicenda‐spettacolo che non trova una chiusa, ma che soffre di sospensione perché la interrompo nel mentre. Un mentre in cui io smetto di guardare dentro questo interno, e smetto soprattutto di parlarlo. Più per adesione al principio di realtà che per assenza di desiderio.

Non è invece impossibile che in un futuro, qualcosa non mi riporti qui, in questo interno casa, a vedere cosa ancora vi accade. Almeno mi piace pensarlo. E se questo non dovesse succedere, se questa casa di Origine non dovesse più tornare, forse mi dispiacerà averla dovuta abbandonare un po’ troppo presto, mentre la sentivo ancora casa mia.

Lucia Calamaro autrice, attrice e regista, si è formata a Parigi in scuole di teatro sperimentale (Thomas Richards, Jacques Lecoq, Philippe Gaulier). Ha proseguito la sua ricerca dirigendo in America Latina una compagnia. Nel 1998 ha partecipato a Parigi alla creazione di una nuova disciplina, l’Ethnoscenologie (studio comparativo di spettacoli dal vivo), insieme a Jean Duvignaud e a Jean-Marie Pradier. Dal 2001 torna a Roma e fonda la compagnia Malebolge, di cui attualmente scrive e dirige gli spettacoli. Tra i suoi lavori più recenti, oltre a Tumore. Uno spettacolo desolato, ci sono Cattivi maestri, Medea. Tracce e una versione del Woyzeck di Georg Büchner. Nel 2008 Autobiografia della vergogna (Magick), prodotto dal Teatro di Roma, è stato pubblicato da Voland Edizioni.

TEATRO CANTIERE FLORIDA

via Pisana 111/R – 50143 Firenze ph. +39.055.7135357 www.teatroflorida.it

Biglietti: 15/12 €

Orari della biglietteria:

dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 18.00 in orario continuato.

Nei giorni dello spettacolo il botteghino sarà aperto dalle ore 19.00 alle ore 21.00.

Prevendita e prenotazioni:

I biglietti inoltre sono acquistabili presso tutti i punti vendita del circuito Boxoffice e online su Boxol.

È possibile effettuare la prenotazione telefonica chiamando il numero 0557130664 dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 18.00 o scrivendo una mail a prenotazioni@teatroflorida.it specificando nominativo, titolo e data dello spettacolo, numero di posti richiesti e numero di telefono.

Ufficio Stampa Teatro Cantiere Florida: Ines Baraldi +39.331 5836772 email: ufficiostampa@teatroflorida.it

Seconda Visione 4 | Ritratto di un interno, tra teatro e graphic novelSabato 25 gennaio 2014, ore 17.00Libreria Brac, via dei Vagellai 18r

 

Sabato 25 gennaio alle ore 17, presso la Libreria Brac si terrà il quarto appuntamento di Seconda Visione, un progetto che si articola in una serie di incontri legati alle tematiche suggerite dalle opere proposte all’interno della stagione 2013/2014 del Teatro Cantiere Florida, allo scopo di approfondirne alcuni temi che si intersecano con altri campi del sapere contemporaneo, per tornare agli spettacoli con una visione inedita.

In occasione de L’Origine del mondo. Ritratto di un interno e prima della replica di sabato, l’autrice e regista Lucia Calamaro e l’illustratrice e fumettista Gabriella Giandelli, autrice di Interiorae (Coconino, 2010) si confronteranno sul tema dello spazio quotidiano come origine e coacervo di racconti e di esistenze. Interviene Graziano Graziani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Teatro di Roma, palcoscenico per l’Estate Romana
“A Porte Aperte” Stagione di prosa 2012 – 2013 Teatro Arlecchino di Voghera
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Dirty Bloody Shakespeare. Not your mother’s Shakespeare
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