Lo spettacolo della compagnia Kripton è andato in scena il 2 e 3 ottobre 2026 al Florian Espace di Pescara
Fulvio Cauteruccio apre la stagione 2026-27 di Florian Metateatro portando in scena un piccolo classico della letteratura italiana contemporanea, ovvero La Patente di Pirandello. Un testo breve quanto incisivo, tanto da aver conosciuto una celebre versione cinematografica negli anni ’50 (per la regia di Luigi Zampa), oltre ai consueti, rituali travasi operati al tempo dal medesimo Pirandello: dalla versione narrativa a quella teatrale, dalla lingua dialettale a quella standard.
Cauteruccio sembra partire da questo tratto specifico, ovvero dalla versatilità “nativa” del soggetto pirandelliano, così che la sua messinscena supera di slancio ogni cautela di fedeltà filologica. La brevità del testo di Pirandello (in origine una novella) si presta effettivamente con naturalità ad una messinscena “propositiva”, quella che un tempo si sarebbe detta una “regia critica”. Allo stesso modo di quanto accade per i frammenti (quei testi non ultimati dai propri autori o ritrovati mutili), un testo così conchiuso nella sua sferica temporalità contiene un tacito invito a colmare lo spazio creato autonomamente attorno a sé.
Il sottotitolo “U’ Picciu” posto accanto al titolo originale, gioca la funzione di un monito, posto a comunicare dichiaratamente l’apposizione di una firma sulla messinscena. Cauteruccio fa de La Patente un territorio personale, vi reimmette tutte le immagini della memoria che quel testo gli risveglia esplosivamente come fantasmi dal passato. Per lungo tempo lo spettacolo è caratterizzato da un quadro bidimensionale, con il protagonista “prepotentemente” e carnalmente presente in proscenio, mentre due figure quasi eteree (Flavia Pezzo e Massimo Bevilacqua), immacolatamente impersonali, sgambettano sul fondale, ai lati di un unico, totemico oggetto scenografico: una seducente distorsione “alla Dalì” complica la geometria di quella che appare la postazione di un camerino per attore (il complesso di sedia, tavolino e specchio, quella che Stanislavskji rinominava la “toletta dell’anima” …) ma allo stesso tempo funge da richiamo in miniatura alle luci di una ribalta da cabaret. Sul piano strumentale, lo specchio funge da schermo in frangenti circoscritti in cui i ricordi superano la dimensione della parola e raggiungono la sostanza dell’immagine.
La seconda caratteristica costitutiva dello spettacolo è data dalla sua struttura eterogenea, dal suo procedere per capitoli indipendenti, che si distinguono principalmente sul piano stilistico e registico: il quadro colorato iniziale, infarcito di siparietti canori e assoli istrionici, lascia lo spazio all’intrattenimento “nudo”, privo di testo e di personaggio, dove l’attore si trova a dialogare con il pubblico e la platea toglie luce al palcoscenico, per poi lasciare irrompere il momento drammatico, incastonato a sua volta tra parentesi contrappuntistiche e passaggi macchiettistici.
Questo insieme di effetti e gradazioni molteplici comprende immancabilmente la parola: Cauteruccio indulge nell’uso di una lingua fortemente contaminata nella musicalità e nelle costruzioni del dialetto calabrese, così come i personaggi che si attivano “estemporanei” accanto a lui sono scolpiti proprio attorno alla marca territoriale del loro verbo (il campano, il toscano …). Il “picciu” – ovvero il malocchio – risulta così un materiale antropologico ampio e profondo, non solo limitato alla tragicomica figura individuale del personaggio pirandelliano. Cauteruccio scoperchia come un vecchio baule il contenuto misto dell’italica cultura popolare, fatta di canzoni e varietà, fiabe edificanti di cui compiacersi ed in cui auto-assolversi, ieri come oggi.
Paolo Verlengia
CREDITS:
“LA PATENTE – U’ PICCIU”
di Luigi Pirandello
adattamento e regia Fulvio Cauteruccio
con Massimo Bevilacqua e Flavia Pezzo
voce recitante Ninni Bruschetta
ideazione scene Fulvio Cauteruccio
A.I. creator Marco Puccini
realizzazione elementi scenici Pierluigi Puccini
costumi Frida Schneider
sartoria Benedetta Orsoli
elaborazione suoni Vincenzo Maria Campolongo
audio e luci Michele Forni e Marco Santi
foto Alessandro Botticelli
produzione e amministrazione Laura Bandelloni
organizzazione Francesca Ceccherini
prodotto da Compagnia Teatrale Kripon

