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Teatrionline > Blog > Prosa > Cechov in versione rock
Prosa

Cechov in versione rock

Ester Formato
Ultima modifica: 20 Giugno 2014 14:31
Ester Formato
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fotoAdattamento e regia: Gianluca Merolli

Con: Gianluca Merolli, Anita Bartolucci, Francesca Golia, Giulia Maulucci, Fabio Pasquin, Enrico Roccaforte e con la partecipazione di Nello Mascia.

Scene: Davide Dormino

Musiche originali: Luca Longobardi

Luci: Camilla Piccioni

Produzione: Fondazione campana dei festival – Napoli Teatro Festival Italia – Andrea Schiavo per spettacolo sas.

Gianluca Merolli, giovane artista cassinese, allestisce per il Napoli Teatro Festival 2014 una particolare messa in scena dell’opera di Cechov. Lontano dai parametri tradizionali, rivive la vicenda di Treplev e degli altri protagonisti alla luce delle personali solitudini che si accostano ai giovani attori o scrittori che ancor oggi rivendicano il Teatro come una necessità vitale e come un ideale che permea la propria esistenza.

Per questo motivo, il giardino della tenuta di Sorin (Nello Mascia) col misterioso lago, da sempre ricco di simbolismi, diviene una sorta di teatro nel teatro con una scenografia astratta ed essenziale. Spoglia è questa natura morta, quasi un non-luogo nel quale i personaggi si muovono al confine fra vita e morte, costretti ad esibire i loro sentimenti come in uno spettacolo del varietà. Caricati dello spettro della morte, simboleggiato tramite fantocci, il loro è un contesto allucinato, a metà fra un teatrino di rivista e decadentista. C’è Irina ovvero l’Akardina (Anita Bartolucci), una gloria del vecchio teatro, ingessata nel suo egocentrismo da diva che si compiace del suo passato e non accetta la relativa fine, e che il regista ci presenta come colei che non conosce differenza fra vita e teatro (perciò i suoi discorsi sono spesso accompagnati da un gioco di luci assimilabile ad una scena del varietà). C’è poi il suo figlio Treplev (Gianluca Merolli), affetto da una sorta di complesso edipico, succube dell’egocentrismo materno e del disprezzo che la vecchia attrice nutre per i suoi tentativi di scrivere per il teatro. Egli, come ogni giovane di ogni epoca, rivendica un nuovo spazio nell’arte che i “vecchi” continuano a trattenere. Merolli ce lo presenta capriccioso e a suo modo anche egoista, incapace di gestire i propri sentimenti e di essere adulto (soprattutto per la difficile relazione con l’Akardina), per questo sconfitto in amore da Trigorin (Enrico Roccaforte), misterioso letterato che Irina sostituisce quasi, a mo’ di amante, al figlio perché contrariamente a Treplev, è divenuto scrittore di successo. Stessa cosa la fa Nina che Francesca Golia dipinge con leziosaggine e ingenua vanità. Fonte dei tormenti del giovane Treplev e che fugge alla fine con Trigorin, va incontro ad un triste esito per la sua carriera di attrice e di amante. Un Gabbiano, dunque, entrambi, in quanto anelanti alla libertà e ad un sogno dorato. In questa atmosfera tetra e quasi onirica echeggiano tuttavia gli amori infelici e le esistenze vissute a metà, tipici leit motiv cechoviani che il regista non dimentica.

La rivendicazione del nuovo contro il vecchio (Irina versus Treplev) e insieme del significato di fare teatro come necessità di “donarsi” arricchisce il valore della morte suicida del giovane sebbene infine divenga scrittore, il cui segno è un gabbiano ucciso dallo stesso Treplev donato a Nina, in quanto, appunto, “dono” della propria individualità.

Di questa trasposizione è immediata l’urgenza dei giovani artisti di rivendicare la possibilità di fare teatro. Al tempo di Cechov, come adesso, il contrasto fra vecchi e giovani, il senso della vita e la mistificazione della morte, temi che attraversano gli anni della Contestazione e la relativa cultura, coesistono e sono più che attuali. Da qui la decisione di affidare la drammaturgia originale, rivista e falciata ai neon e alle luci di un varietà e alle musiche rock e anni sessanta, e a personaggi vagamente punk che sostituiscono i bohemièn di un tempo.

La regia di Merolli presenta tratti registici ancora molto acerbi, con trovate che molto spesso stridono fortemente rispetto alla natura dei personaggi e per quanto la responsabilità di aver adattato un classico così difficile possa pesare sulla messa in scena, il pubblico pare abbia gradito presenze giovani al Napoli Festival Italia.

 

SIMPOSIO di Platone
‘SCARPE ROTTE – UNA STORIA D’AMORE E RESISTENZA’
Peter Stein dirige “Der Park” di Botho Strauss
FALSTAFF A WINDSOR di William Shakespeare
“Fratto_X” di Antonio Rezza e Flavia Mastrella

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