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Alcesti

Redazione
Ultima modifica: 21 Luglio 2014 10:32
Redazione
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foto
Foto di Duccio Burberi

di Euripide

compagnia Massimiliano Civica

una produzione Fondazione Pontedera Teatro e Atto Due

uno spettacolo di Massimiliano Civica

con Daria Deflorian, Monica Demuru, Monica Piseddu

e con Silvia Franco

costumi Daniela Salernitano

maschere Andrea Cavarra

luci Gianni Staropoli

traduzione e adattamento Massimiliano Civica

con la collaborazione di Rialto Santambrogio di Roma

Parco Tecnologico “Le Murate” – Centro Servizi, Comune di Firenze – Direzione Cultura, Turismo e Sport

 

 

Da martedì 30 settembre a domenica 26 ottobre, nello spazio del Semiottagono dell’ex carcere delle Murate, a Firenze, in debutto assoluto (e, sarebbe bene precisare subito, “unico”) Alcesti di Euripide, uno spettacolo di Massimiliano Civica (che ha curato anche la traduzione e l’adattamento del testo),con Daria Deflorian, Monica Demuru, Monica Piseddu, i costumidi Daniela Salernitano (nella cinquina finale dei Nastri d’Argento 2014 per Song’e Napule), le maschere di Andrea Cavarra, le luci di Gianni Staropoli, la produzione di Fondazione Pontedera Teatro e Atto Due, econ la collaborazione di Rialto Santambrogio di Roma. Un progetto speciale che non avrà una tournée e sarà visibile a venti spettatori a replica, considerate anche le dimensioni e le suggestioni del Semiottagono,  un luogo mai utilizzato prima come spazio teatrale. Non è solo il debutto di uno spettacolo ma anche la proposta di una modalità oggi non consueta di “fare teatro” da parte del più giovane artista a dirigere un Teatro Stabile (il Teatro della Tosse di Genova), con un progetto triennale che non a caso si chiamava “Facciamo insieme teatro” (vincitore del Premio ETI Nuove Creatività). In uno spazio e un tempo definiti e non replicabili ci si concentra ancora su quella parola, “insieme”, ovvero sulla qualità della relazione attore/spettatore (spesso data per scontata).

La regia parte dallo spazio, che non essendo riconducibile a nulla di teatrale ha il compito di “pulire” lo sguardo degli spettatori: alla sala del Semiottagono si accede attraverso una lunga galleria, una specie di diaframma che separa la città da questo luogo intimo, bianco, scandito nel suo vorticoso sviluppo verso l’alto, da una serie di ballatoi su cui si affacciano le porte delle vecchie celle. In alto il cielo, oltre i vetri di un lucernaio. Il pubblico disposto su un’unica fila di 20 sedie bianche, circonderà l’azione scenica.

Le attrici Daria Deflorian e Monica Piseddu, attraverso l’uso delle maschere, daranno vita a tutti i personaggi della tragedia: dei e mortali, servi e nobili, uomini e donne, vecchi e giovani. Alla cantante/attrice Monica Demuru il compito di reinventare il canto della tragedia greca, ricercandone gli echi più profondi.

Uno dei legami tra lo spettacolo e la più ampia proposta culturale di Civica si evidenza attraverso queste parole del regista: L’Alcesti di Euripide è una tragedia che “dice” l’ineluttabilità della morte e l’obbligo che abbiamo di scegliere come vivere. Pone una domanda che dobbiamo imparare ad accettare come ineludibile: se dobbiamo morire, se dobbiamo ad un certo punto perdere tutto, se non possiamo esserci per sempre, che senso ha vivere? La risposta suona scandalosa alle nostre orecchie di contemporanei: la vita ha senso se scegliamo di vivere per qualcuno, se siamo pronti a sacrificarci per qualcuno. Non perché viviamo, ma per chi viviamo? Alcesti sceglie di morire affinché suo marito continui a vivere. E nella tragedia, per questo suo sacrificio, per questo suo atto d’amore, avviene il miracolo che la riporta in vita, accanto al suo amato. E’ solo una favola e Euripide lo sa bene, infatti non ci consola, ma ci offre in sacrificio il solo miracolo consentito agli uomini, quello di trovare un senso nell’amore.

Il messaggio è chiaro: il teatro non è contemporaneo, è eterno e per accorgersene basta anche una sola sera, come per creare una relazione.

 

 

Note di regia

Questo impianto registico parte da una premessa: il teatro non è contemporaneo. Oggi abbiamo ottenuto il dono (o la condanna) dell’ubiquità. La tecnologia ci porta in ogni istante, in ogni luogo. Siamo, nello stesso tempo, dappertutto, insieme a tutti e da nessuna parte e piuttosto soli. Non è importante partecipare a un debutto, ce ne sarà un altro in una città vicina o almeno a Roma o a Milano (anche per questo la scelta di Firenze, apparentemente “decentrata” e paradossalmente, quindi, più visibile), si producono spettacoli a rotta di collo, si moltiplicano i festival per mostrarli perseguendo la novità a tutti i costi, si è costretti ad  una tenitura media di pochi giorni. Di ogni “evento” c’è una replica, di ogni informazione si trovano rimandi (non sempre fedeli) dappertutto, e dove non si arriva fisicamente si arriva in streaming o almeno in podcast. Non si deve scegliere, abbiamo tutte le possibilità a portata di mano e l’illusione di un tempo infinito per poter ipoteticamente decidere che strada prendere. Il teatro invece è mortale: accade in un luogo, davanti ad alcune persone, per una serae quando è finito lo è per sempre.  Il teatro non è contemporaneo, perché è il solo luogo dove la morte non fa finta di non esserci. Oscenità tutta del palcoscenico, quella di ricordarci che siamo mortali e non abbiamo infinite possibilità. Questo senso del teatro, la sua finitezza (che rimanda alla nostra) sono rimossi collettivamente. Il teatro “antico” ci esorta a fare una scelta: bisogna scegliere di andare a teatro, e di perdersi tutto il resto. Con la rinuncia, accettando una perdita si ritrova il senso. La tragedia greca è inattuale e porta questo ragionamento al suo estremo, per questo è uno strumento utile. La scelta di Alcesti, poi – la storia della somma rinuncia, quella alla propria vita in virtù di un amore – completa la riflessione.

 

 

Compagnia Massimiliano Civica

La Compagnia, formata per l’occasione, è composta da un regista e tre attrici. Quattro artisti che si caratterizzano per percorsi individuali di rigorosa disciplina, che li portano a battere strade sempre nuove con un approccio al teatro composito, e numerosi riconoscimenti: Premio Ubu per la migliore regia, il Premio Lo Straniero, il Premio Hystrio/Associazione nazionale critici teatrali, il Premio mezzogiorno per Massimiliano Civica, Premio Ubu, Premio Hystrio per Deflorian – attrice, regista e operatrice culturale – Premio Il Primo, Premio Ubu per Monica Piseddu – fra le giovani attrici più versatili del panorama nazionale già diretta fra gli altri da Mario Martone, Davide Iodice, Arturo Cirillo – Premio Maria Carta per Monica Demuru, cantante attrice con una lunga lista di collaborazioni illustri (da Alfonso Santagata a Davide Riondino, la Societas Raffaello Sanzio, Barbara Nativi per il teatro e Stefano Bollani, Enrico Rava, Leonard Coen, Peppe Servillo, gli Afterhours, Scott Gibbons per la musica).

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