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Prosa

Improvvisamente, l’estate scorsa

Redazione
Ultima modifica: 30 Gennaio 2015 18:17
Redazione
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Foto di Lara Peviani
Foto di Lara Peviani

di Tennessee Williams

regia di Elio De Capitani

traduzione di Masolino d’Amico

scene di Carlo Sala

costumi di Ferdinando Bruni

luci di Nando Frigerio

suono di Giuseppe Marzoli

con Cristina Crippa Mrs Venable

Elena Russo Arman Catherine Holly

Cristian Giammarini Dottor Cukrowicz

Corinna Agustoni Mrs Holly

Enzo Curcurù George Holly

Sara Borsarelli Miss Foxhill, sorella Felicity

assistente alla regia Anna Rita Signore

assistente alle scene Elisabetta Pajoro

produzione Teatro dell’Elfo

Durata: 1 ora e 50 minuti, atto unico

———–

Da martedì alla Pergola, in prima regionale, il Teatro dell’Elfo presenta Improvvisamente, l’estate scorsa. Il Premio Ubu Elio De Capitani dirige i personaggi di Tennessee Williams, vittime senza eroismi, pietà o compassione, in un atto d’accusa contro l’ipocrisia, il perbenismo e la sessuofobia paranoica della nostra società contemporanea. Tra iperrealismo e simbolismo, dentro la cornice grandiosa del giardino-giungla di una villa dalla lussureggiante flora subtropicale.

Nella sua vita Tennessee Williams percorse sempre tragedie di esistenze frantumate, anime sconvolte, pervase da una vaga e imprecisata volontà di fuga, dagli altri o da se stessi, tra alcool, sesso, droga e omosessualità. Improvvisamente, l’estate scorsa è il terzo testo dell’autore nato a Columbus, Mississippi, poco più di cento anni fa, che Elio De Capitani mette in scena per il Teatro dell’Elfo (gli altri sono Un tram chiamato desiderio con protagonista Mariangela Melato e La discesa di Orfeo) con gli occhi e con i corpi di chi ha assorbito dentro di sé il teatro di Shakespeare e Brecht e il cinema di Fassbinder, nel tentativo di restituire a Williams e ai suoi personaggi la tragica tenerezza e il furore esistenziale che li consuma. Questa come altre opere – ben 19 – è anche un celebre film hollywoodiano diretto nel 1959 da Joseph L. Mankiewicz, con Katharine Hepburn, Montgomery Clift ed Elizabeth Taylor.

“La forza di Tennessee Williams nasce dal fatto di avere scritto dei personaggi femminili splendidi”, racconta Elio De Capitani, “per lui la scrittura è stata anche una sorta di travestimento della sua omosessualità, all’interno di un Paese ambiguo come l’America puritana in cui si è trovato a vivere. Certi individui si atteggiavano in società con questo spirito pruriginoso, mentre le loro vite private rimanevano molto discutibili. Allo stesso modo Williams ha nascosto la sua differenza costruendo i suoi personaggi femminili.”

Nella creazione potente e coraggiosa di Improvvisamente, l’estate scorsa un giovane e promettente neurologo (Cristian Giammarini) riceve dalla signora Violet Venable (Cristina Crippa) l’offerta di un congruo finanziamento in cambio di un’orrenda contropartita: lobotomizzare sua nipote Catherine (Elena Russo Arman), affetta, a suo parere, da allucinazioni e crisi isteriche violente, in cui infanga la memoria pura di Sebastian, il figlio poeta morto ‘improvvisamente l’estate scorsa’. Qui la storia riverbera anche l’orrore familiare di Williams, la cui sorella Rose subì la lobotomia per volontà della madre, perdendo ogni capacità di agire in maniera autonoma, e venendo rinchiusa in una clinica psichiatrica fino alla morte.

La ricchissima, tiranna, possessiva madre dell’artista, vuole perciò difenderne a tutti i costi la reputazione, nessuno deve sapere dell’omosessualità del figlio, nessuno deve conoscere i particolari orrendi e repellenti della sua morte. Basta allora mettere a tacere la scomoda nipote, unica testimone dell’orrendo delitto, avvenuto durante una gita all’estero, e tutto rientrerà nel rispettabile perbenismo. De Capitani ambienta la vicenda in un grande giardino-giungla concepito da Carlo Sala, a rappresentare il ‘lascito’ di Sebastian, appassionato di viaggi esotici,

“La nostra messinscena porta alle estreme conseguenze visive l’opera di Williams”, interviene il regista, “di solito le mie scenografie non sono realistiche, ma in questo spettacolo si va verso l’iperrealismo: abbiamo costruito un giardino primordiale e accanto la casa della ricca signora Venable, simboleggiata da una sola colonna gigantesca che sta a significare ‘civiltà’ in mezzo alla natura. Poi, vediamo un bosco, realizzato in maniera semplice, ma al tempo stesso davvero suggestiva: si sentono i suoni degli animali delle Galapagos, in mezzo alla nebbia.”

De Capitani lavora su Williams da un punto di vista interno alla sua scrittura teatrale, esasperandone e portandone fino in fondo il ‘lirismo sensuale’ e disperato. I versi degli animali nel giardino-giungla diventano urla di vittime straziate e i personaggi, in un insopportabile climax di sgradevolezze, rendono esplicito l’orrore, evidente lo sgomento. Prima di praticare l’intervento, il dottore vuole formulare una diagnosi più precisa per indagare l’origine delle crisi assieme alla verità dei fatti. Incalzata dalle sue domande, Catherine rivela particolari violenti e scabrosi. E si finisce pian piano per scoprire che il mistero di Sebastian è tutto nel rapporto malato con l’aristocratica e titanica madre. Gli incubi e le allucinazioni della giovane nipote, dunque, sono il resoconto puntuale della verità: una morte cannibalesca come ne Le Baccanti di Euripide, l’iperrealismo guarda apertamente alla tragedia greca.

“Iperprotettiva, rapace e cieca, Violet Venable nega l’arrogante timidezza delle pulsioni e desideri del figlio”, ha scritto Elio De Capitani, “e lo spinge alla sublimazione nell’arte e nei viaggi, alla ricerca di quel crudele dio della creazione, a cui sacrificherà (nell’unica volta in cui Violet sarà surrogata dalla più giovane, ma ignara Catherine) la sua stessa vita, vedendo il cuore di tenebra in una umanissima banda di bambini affamati, incarnazione del dio minore di ogni terzo mondo, delle favelas e del bisogno: nel gioco ambiguo di quello che oggi chiameremmo, sfatandolo, turismo sessuale.”

La violenza che l’uomo si porta dentro non è solo quella della natura, ma è anche sociale.

———–

Intervista a Elio De Capitani

di Angela Consagra tratta da ‘Pergola in Sala’

Qual è, secondo Lei, l’origine della scrittura di Tennessee Williams?

“La forza di Tennessee Williams nasce dal fatto di avere scritto dei personaggi femminili splendidi. Per lui la scrittura è stata anche una sorta di travestimento della sua omosessualità, all’interno di un Paese ambiguo come l’America puritana in cui si è trovato a vivere. Certi individui si atteggiavano in società con questo spirito pruriginoso, mentre le loro vite private rimanevano molto discutibili. Allo stesso modo Williams ha nascosto la sua differenza costruendo i suoi personaggi femminili: l’esempio più clamoroso è Blanche Dubois, la protagonista di Un tram chiamato desiderio. La descrive come una donna depravata ma che, in realtà, mantiene in sé un’enorme dolcezza e sensibilità: una figura femminile che, sotto la scorza della sicurezza e spavalderia, nasconde un’estrema fragilità. Veramente Blanche è un personaggio che ci viene presentato tramite il travestimento, una donna che appare diversa da quella che è la sua più vera ed intima immagine. Alla fine i caratteri di Williams sono figure che le donne hanno amato interpretare: personaggi a tutto tondo, ed è la forza segreta di questo autore. Nei testi di Williams il punto di partenza è sempre la donna, con una riflessione sulla sua condizione nella società. Oggi la situazione per le donne sembra diversa: il processo di liberazione femminile è apparentemente compiuto, almeno in Occidente. Però, in realtà, rimane un fatto: quell’atto più intimo di sottomissione della donna da parte dell’uomo continua imperterrito. Pensiamo che la società abbia fatto dei passi in avanti, invece esistono vari strati antropologici che nessuno cancella e che si sovrappongono. La scrittura di Tennessee Williams non smette di farci indagare su queste tematiche ed è anche per questo motivo che io la considero straordinaria.”

Se dovesse descrivere con una parola i testi di Williams?

“Direi sicuramente ‘lirismo sensuale’. In particolare, per quanto riguarda Improvvisamente, l’estate scorsa, la nostra messinscena porta alle estreme conseguenze visive l’opera di Williams. Di solito le mie scenografie non sono realistiche, ma in questo spettacolo si va verso l’iperrealismo: abbiamo costruito questo giardino primordiale e accanto la casa della ricca signora Venable, simboleggiata da una sola colonna gigantesca che sta a significare ‘civiltà’ in mezzo alla natura. Poi, vediamo un bosco, realizzato in maniera semplice, ma al tempo stesso davvero suggestiva: si sentono i suoni degli animali delle Galapagos, in mezzo alla nebbia. Williams era un uomo che andava in due direzioni diverse: da una parte il melò sociale romantico e contemporaneamente provava anche un forte bisogno di astrazione. Era un uomo lacerato da queste due diverse tensioni drammaturgiche, come tutta la letteratura americana di quel periodo. Provava grande invidia verso il teatro non realistico europeo, ma viveva in America, in un contesto sociale dove non si poteva seguire altro che il neorealismo.”

Forse è proprio il fatto di vivere dentro di sé queste due diverse istanze drammaturgiche a renderlo un autore così affascinante…

“La scrittura di Williams seduce e ubriaca, quasi; io ho cercato, allo stesso tempo, di esaltare e dominare questo autore, a seconda delle diverse pulsioni che producevano in me i sui testi. Per restituirne il fascino bisogna capire che il contesto territoriale in cui lui si muoveva è cambiato: occorre cercare quindi un’energia nuova. Credo che questo sia un compito che debbano svolgere gli attori: l’ambiguità cinematografica di Elizabeth Taylor nel film La gatta sul tetto che scotta, per esempio, era il risultato di quello specifico contesto culturale che contribuiva a costruire il suo mito. Quello che chiedo oggi alle attrici di Improvvisamente, l’estate scorsa è completamente diverso rispetto alle esigenze hollywoodiane degli anni Cinquanta: il loro modo di recitare deve essere contemporaneo, legato ai nostri canoni moderni di espressione.”

I suoi allestimenti dei testi di Williams realizzati in questi ultimi anni – Un tram chiamato desiderio con protagonista Mariangela Melato, La discesa di Orfeo e Improvvisamente, l’estate scorsa – sono spettacoli molto diversi tra loro.

“Sì, è vero. E questo perché io credo che l’identificazione con uno stile unico sia la morte per un teatrante. I miei spettacoli non sono riconoscibili, volontariamente, attraverso dei segni. Un punto di vista ‘altro’: è questo che non smetto mai di ricercare.”

———–

BIGLIETTI

INTERI

Platea € 32,00 ● Posto palco € 24,00 ● Galleria € 16,00

Ridotti (escluso domenica)

OVER 60

Platea € 28,00 ● Posto palco € 20,00 ● Galleria € 14,00

UNDER 26

Platea € 20,00 ● Posto palco € 16,00 ● Galleria € 12,00

SOCI UNICOOP FIRENZE (martedì e mercoledì)

Platea € 25,00 ● Posto palco € 18,00 ● Galleria € 13,00

———–

BIGLIETTERIA

Teatro della Pergola, via della Pergola 18, 055.0763333 biglietteria@teatrodellapergola.com.

Orario: dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 18.30.

Online su www.teatrodellapergola.com

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