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Teatrionline > Blog > Senza categoria > #DeCamera – Come i social network ci hanno (s)cambiato la vita
Senza categoria

#DeCamera – Come i social network ci hanno (s)cambiato la vita

Redazione
Ultima modifica: 8 Maggio 2015 19:35
Redazione
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fotoCon Alessia Candido e Chiara Cosentino

Animazioni e Video Camilla Giacometti, Amedeo Punelli, Noemi Punelli

Ideazione drammaturgica e Regia di Igor Loddo

Drammaturgia Francesco Annarumma

Organizzazione generale Francesca Audisio

Con il sostegno del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università degli Studi di Parma

———–

Dopo un anno di lavoro, il linker Io Non Parlo Sono Parlato, come ama definirsi, mette a punto la prima produzione nata da un network di artisti che insieme hanno lavorato per definire un nuovo modo di fare spettacolo, unendo competenze e percorsi, e mettendo a frutto collaborazioni. #DeCamera – come i social network ci hanno (s)cambiato la vita è la prima vera produzione del gruppo che, condotto da Igor Loddo, ha lavorato per analizzare i nuovi linguaggi che le tecnologie hanno fatto nascere e crescere in questi anni, modificando il nostro modo di relazionarci e stare insieme.

Network, Web, Internet. Sono le terminologie più utilizzate e ricorrenti in questi anni di evoluzione tecnologica. Quello che però il termine Internet indica davvero è una rete di collegamento globale, una rete di reti, che è divenuta un elemento strutturale della società, un fattore di profondo cambiamento che sostituisce in modo irreversibile la realtà, riformulando un linguaggio nuovo in grado di modificare la quotidianità (Mattioli, 2012). Questa capacità trasformativa del mezzo informatico e tecnologico, ha permesso di identificare una nuova generazione, definita dei nativi digitali, ovvero i ragazzi nati dopo il 1996 e cresciuti in un mondo di chat, videogiochi e sms. Questa generazione si contrappone a quella degli immigrati digitali (Tonioni, 2011), gli adulti di oggi, una generazione di transizione che si trova ad adattare gli strumenti tecnologici di comunicazione a degli schemi di realtà costruiti in un’epoca pre-digitale.

Oggi milioni di giovani vivono nel mondo civilizzato, come prigionieri volontari chiusi nelle loro camere. Hanno interrotto ogni legame con il mondo, si sono rifugiati in un ritiro autistico. Così come ieri un gruppo di ragazzi si mascheravano dietro alle alte pareti di una villa, rifugio e nascondiglio che permetteva di raccontarsi le storie più sorprendenti e disinibite (da qui il titolo, #DeCamera, un omaggio al Decamerone di Boccaccio) oggi uno schermo ci protegge e ci fa assumere identità diverse, entrare in relazione con gli altri con la certezza di poter fare ciò che si desidera senza inibizioni.

Boccaccio ci accompagna nella riflessione, ma si fa tramite per un percorso diverso, in un cui una donna racconta il suo conflitto, attraverso la commistione di linguaggi e l’uso di videoproiezioni in scena. La commistione di linguaggi, l’unione delle competenze, è infatti alla base del lavoro di Io Non Parlo sono Parlato, che coinvolge realtà e mondi apparentemente distanti tra loro, che invece sono perfettamente in grado di comunicare.

Nello spettacolo, tra le altre cose, si utilizza anche l’emWave Pro Hardware and Software Program, un software che permette di studiare la variabilità della frequenza cardiaca, che si modella sulla base delle emozioni. È quello che chiamano il Bio Feedback, per la prima volta studiato e utilizzato in campo teatrale. Questo è possibile grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università degli Studi di Parma, grazie agli studi realizzati in termini di psicofisiologia clinica sulla Heart Rate Variability, HRV. Un modo nuovo e singolare di applicare la ricerca scientifica in un terreno che poco dialoga con lei, quello dell’arte, che invece avrebbe molto da dire.

I video, che nascono da uno studio sull’olografia e interagiscono con i corpi delle attrici, sono anche video che raccontano gli adolescenti di oggi, con un’indagine che richiama echi pasoliniani, fatta direttamente sul campo. L’indagine ha coinvolto 30 ragazzi tra i 14 e i 23 anni, che hanno raccontato a loro modo cosa significa rivelarsi attraverso la foto di un profilo o un like messo ad arte, svelando un’abilità di racconto sorprendente, che ci mostra come, noi adulti, siamo ancora troppo antiquati per capire che saper formulare un concetto in 140 caratteri è semplicemente un modo di esprimersi, non un limite tecnologico. Lo storytelling è infatti uno stile di vita, che non ha nulla di nuovo rispetto al passato, perché l’uomo è un animale sociale che procede nella sua evoluzione proprio grazie alla sua innata facoltà di raccontare storie. E sono le storie quelle che ci consentono di entrare in relazione, le storie che raccontiamo agli altri e a noi stessi, le storie che riempiono le bacheche dei social network, attraverso le quali cerchiamo l’approvazione altrui, la compassione, la misericordia.

L’uomo non è cambiato, resta un animale alla ricerca di approvazione, cambiano i modi, non la sostanza. Se un tempo questo era formulato con la spasmodica ricerca di un ruolo sociale, adesso abbiamo degli strumenti di comunicazione che ci aiutano a assumere un ruolo mediale, sul wall degli altri.

Se non ci siamo, scompariamo. Se la nostra storia non è interessante, perdiamo follower.

E siamo destinati a scomparire. Questo, il pensiero. Ma le conseguenze, quali sono?

E’ davvero così?

O c’è una speranza?

Stiamo davvero tornando indietro o forse siamo uguali a prima e nei secoli dei secoli della nostra evoluzione abbiamo solo modificato il nostro modo di esprimerci, ma in fondo restiamo esseri umani, fragili e alla ricerca di senso?

———–

LO SPETTACOLO

Una donna decide di chiudersi per 10 giorni nella sua stanza, senza contatti esterni. Una stanza dove gli orpelli sono scomparsi e resta viva solo la luce dello schermo del computer, compagnia, diario, elemento perno nella vita di tutti gli adolescenti di oggi. Inizia così una reclusione volontaria dove la stanza, da luogo spoglio e vuoto, si trasforma presto in uno spazio affollato, abitato dalle storie di tutti quelli che, in connessione virtuale, si raccontano a uno schermo. Verità o finzione? Storie reali, o immaginate? Ruoli veri o identità supposte? Il pubblico ha la possibilità di sbirciare dalla toppa della serratura di un mondo fantastico dove tutto è concesso. La storia personale della protagonista e la narrazione immaginifica si sovrappongono, rendendo spesso difficile definire una netta linea di demarcazione tra le due. L’elemento visuale delle videoproiezioni rendono la narrazione performance di corpi in scena, dove musica, luce, suoni, si mischiano tra loro illudendo lo spettatore, e trasportandolo in un mondo altro. L’illusione pareidolica, dell’io e della massa, dei corpi e del teatro. Chi parla è un’attrice o la sua riproduzione nel video? E chi parla, digitando sulla tastiera di un pc, sono io o è la mia coscienza intima, quello che vorrei essere, quello che non sarò mai? Il singolo individuo, secondo Boccaccio si differenzia dalla massa poiché è in grado di agire e pensare autonomamente, ma soprattutto ha la facoltà di scegliere. Dunque la scelta è ciò che condiziona e determina la nostra individualità. Ma, se la nostra individualità è mediata da milioni di altre individualità e solitudini, forse questa stessa individualità si può plasmare grazie a loro. Prendere una forma diversa. Diventare autonoma, e altro da me stesso. Una forma viva che sfugge al mio controllo. Tutte le identità che posso assumere, prendono il sopravvento su di me. E in un crescendo sincopato, sono forse destinato soccombere. Una, mille, centomila identità. Ma un unico corpo.

Un gioco che diventa reale.

La domanda è…chi è destinato a vincere?

Io o l’altro?

———–

SAVE THE DATE

13/16 MAGGIO / IT FESTIVAL MILANO

Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, Milano

13 maggio ore 16.00 per operatori, Spazio Nono

16 maggio ore 19.00 aperta al pubblico, Spazio Navata Sud

23 MAGGIO / NoPS FESTIVAL ROMA

Nogu Teatro, via Gaetano Rappini 40, Roma

Ore 21.00

GIUGNO / ROMA FRINGE FESTIVAL

7 GIUGNO Ore 20.30 – GIARDINI DI CASTEL SAN’ANGELO, PARCO ADRIANO, PALCO B – ROMA

8 GIUGNO Ore 22.00 – GIARDINI DI CASTEL SAN’ANGELO, PARCO ADRIANO, PALCO B – ROMA

9 GIUGNO Ore 23.30 – GIARDINI DI CASTEL SAN’ANGELO, PARCO ADRIANO, PALCO B – ROMA

———–

IO NON PARLO SONO PARLATO

Io Non Parlo Sono Parlato si definisce un linker, un collegamento tra artisti che ha l’obiettivo di creare professionalità nel teatro, mettendo insieme artisti di diversa provenienza per confezionare prodotti da distribuire, in un’ottica multidisciplinare. Il progetto nasce dall’incontro di due professionalità, quella di Igor Loddo, attore, e quella di Francesca Audisio, operatrice culturale. Prendendo spunto da arti diverse (teatrali, letterarie, visive, musicali), e collaborando con realtà di ricerca e studio (università, enti culturali) l’obiettivo è creare un network che possa costruire prodotti adattabili ai diversi format che la cultura sta oggi prendendo. La “formazione” è uno dei fiori all’occhiello del progetto e si sviluppa attraverso il Training Hall, laboratorio permanente di formazione dell’attore, aperto ad attori professionisti e allievi attori, che si svolge con un appuntamento settimanale di lavoro e workshop di approfondimento con artisti internazionali, e ha il suo momento culminante nella residenza estiva al Piccolo Teatro degli Instabili di Assisi.

———–

IGOR LODDO

Attore, regista, actor coach. Dopo essersi diplomato alla Scuola per l’Orientamento Teatrale Quelli di Grock, collabora con la compagnia teatrale, partecipando a varie produzioni. Nel corso degli anni si specializza nella formazione teatrale, cooperando con varie realtà. Entra a far parte del gruppo di attori italiani di Patrice Chéreau, regista di fama mondiale, dal quale è diretto per le produzioni di Tristan Und Isolde (prima mondiale Teatro alla Scala di Milano, 2007) e House Einem Totenhaus replicato in Italia e all’estero. Studia biomeccanica teatrale seguendo specifici master con diversi maestri russi. Collabora con il Teatro alla Scala come attore per varie opere ed è coach per diversi cantanti d’opera curando i movimenti scenici della “Madama Butterfly” diretta da Fabio Ceresa per la fondazione Pergolesi- Spontini. Abbina alla sua carriera attorale quella di formatore, per attori professionisti e non professionisti e in realtà diverse, come quelle aziendali. Personal Trainer per incentive aziendali e team building. E’ stato per 10 annimattore della compagnia teatrale milanese Scimmie Nude, con la quale ha realizzato diverse produzioni (Amleto, Il Mare, Emigranti, Perversioni,Sconnessioni) e per la quale è stato docente di cattedra per il Laboratorio di secondo livello. Attualmente è direttore artistico del progetto Io Non Parlo, Sono Parlato.

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www.iononparlosonoparlato.com

iononparlo@gmail.com

Via Giovanni da Procida, 7 -20149 Milano

twitter.com/iononparlo

www.pinterest.com/iononparlo

Ramin Bahrami in concerto
Teatro Argentina, La tempesta secondo Alessandro Serra
Contemporanea Festival 14
Narciso
Le Sorelle Marinetti in “Non ce ne importa niente”

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