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Teatrionline > Blog > Senza categoria > Michele Santeramo in “La prossima stagione”
Senza categoria

Michele Santeramo in “La prossima stagione”

Redazione
Ultima modifica: 8 Maggio 2015 19:28
Redazione
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fotoSpettacolo da leggere

da un’idea di Luca Dini e Michele Santeramo

di e con Michele Santeramo

immagini Cristina Gardumi

assistente alla regia Erica Artei

musiche di Sergio Altamura, Giorgio Vendola, Marcello Zinni

produzione Fondazione Teatro della Toscana

debutto 29 gennaio 2015 Pontedera, Teatro Era

Durata: 50 minuti, atto unico

——–

Da giovedì primo appuntamento con la rassegna ‘A teatro prima di cena’, a firma Fondazione Teatro della Toscana. Michele Santeramo, fra le voci più interessanti della drammaturgia italiana contemporanea (vincitore del premio della critica 2013, premio Hystrio 2014 e fra i finalisti nello stesso anno agli Ubu per Il guaritore) presenta La prossima stagione, uno ‘spettacolo da leggere’ in cui non ci sono attori, ma solo personaggi che dialogano attraverso la voce di un narratore. Così, sulle immagini di Cristina Gardumi, che fanno da contrappunto al testo, mostrandoci la fisicità dei protagonisti, si snoda la storia di Massimo e Viola, marito e moglie, dal 2015 al 2065. Un lungo arco di momenti alla ricerca della tenerezza perduta, in un futuro prossimo quanto imprevedibile.

Cosa può succedere tra sessant’anni? Come le nostre vite dovranno adeguarsi ai mutamenti che le scelte di oggi produrranno? Michele Santeramo, non un attore, ma un drammaturgo d’eccezione, guida ne La prossima stagione un lui e una lei, marito e moglie, al presente di sei momenti della loro storia, dal 2015 al 2065, a distanza di dieci anni l’uno dall’altro, per cercare una risposta a come le vite delle persone saranno costrette a modificarsi, accontentarsi, piegarsi alle trasformazioni del mondo. Un monologo, scritto, diretto e interpretato da Santeramo, che sul palco è accompagnato dalle immagini di Cristina Gardumi. Fantascienza, intesa come scrittura del futuro: la vita cambierà, ma le persone continueranno ad avere le stesse pulsioni profonde, gli stessi desideri, le stesse passioni.

“La volontà era di lavorare su un sentimento che sembra essere quasi diventato un difetto: la tenerezza”, spiega Michele Santeramo, “sembra che chi ne provi un po’ debba nasconderla, vergognarsene. Lavorando su questo tema ho immaginato di raccontare la vita di due persone normali, ma di mettere queste due persone dentro una continua inadeguatezza. Da questo, immaginare un futuro dal quale loro si sentono sempre più escluse è stato un passaggio facile.”

Santeramo è su un lato del palcoscenico, di fronte a un leggìo, verso il quale lancia a tratti uno sguardo per verificare il copione: la sua vista, così come quella del pubblico, è concentrata infatti sullo schermo che occupa l’altro lato della scena e sul quale sono proiettati i fantasiosi e suggestivi disegni di Cristina Gardumi. Il futuro, in teatro, non è credibile perché l’azione, per essere vera, deve trattenere il tempo nel presente. Il dialogo, quindi, non è messo in scena, ma è letto e le didascalie rivestono un ruolo fondamentale perché, proiettate come fossero sovratitoli, vengono ‘sfogliate’ dallo spettatore, interrompendo il flusso del dialogo. Non si tratta di semplici descrizioni, piuttosto di visioni a cui si affida – come se per quei momenti lo spettacolo cedesse il posto al romanzo – un pezzo di racconto privato, tra spettatore e pagina scritta, al di là della mediazione della voce dell’attore. La prossima stagione è uno ‘spettacolo da leggere’: Santeramo legge il dialogo, lo spettatore legge lo spettacolo.

“Le immagini sono assolutamente centrali”, commenta Santeramo, “io sono davvero grato a Cristina Gardumi per il bellissimo lavoro che ha fatto e spero di riuscire, durante lo spettacolo, a mettere il racconto al servizio dei due personaggi.”

Viola e Massimo passano col tempo tra gli stravolgimenti imposti dai nuovi modi di vivere: un macchinario che permette di vedere i ricordi li costringerà a raccontarsi ogni verità; i soldi spariscono e al loro posto, per pura democrazia, viene usato il sangue; la morte è obbligatoria e si prenota a orario e giorno esatti; i pasti sono sostituiti da barrette energetiche complete.

“Visto che c’è tantissima gente che ha pochi soldi, mi sono chiesto se rimarranno per sempre”, prosegue Santeramo, “ho scoperto che un giorno, per puro senso di democrazia, i soldi potrebbero sparire ed essere sostituiti dal sangue. Ce l’hanno tutti il sangue. Ce l’hanno tutti fino a quando non cominciano a utilizzarlo per sopravvivere.”

La prossima stagione racconta dunque come cambiano Massimo, Viola, il modo di scherzare, l’innata leggerezza e, soprattutto, la voglia di tenerezza di una coppia in sessant’anni di vita insieme. Il loro tempo è un’amara verità piena di umanità.

“…
Viola: “È che non è giusto, non mi sembra giusto. Siamo arrivati noi a questa età ed ecco che comincia il tempo del sacrificio, dei desideri che si devono tenere a bada, comincia tutto a rotolare proprio quando dovremmo godercela noi, non è giusto.”

Massimo: “E che si fa allora?”

Viola: “Non lo so, che si fa?”

Massimo: “Dimmelo tu, che si fa?”

Compare una scritta:

“Lei stringe gli occhi come fa sempre, ecco le rughe sottili che hanno innamorato Massimo, l’espressione che sembra a metà tra la risata e il pianto.”

Massimo: “Vieni, Viola.”

…”

————-

L’inadeguatezza di due persone normali

Intervista a Michele Santeramo

di Micle Contorno

Nello spettacolo La prossima stagione, tu sei drammaturgo, regista e attore. Come riesci a mantenere in equilibrio il lavoro di drammaturgia con il tuo stare in scena?



“Non definendomi un attore, il lavoro in scena è la prosecuzione esatta della scrittura. Scrivendo il dialogo tra questi due personaggi ho, furbescamente, già avvicinato quel che loro dicono e il ritmo della loro maniera di rapportarsi alle mie inclinazioni più naturali.”

Come è nato questo lavoro e come mai hai scelto di affrontare, in qualche modo, il tema del futuro?



“Il lavoro è nato da un’idea condivisa con Luca Dini (direttore del Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera / Fondazione Teatro della Toscana). All’inizio la volontà era di lavorare su un sentimento che sembra essere quasi diventato un difetto: la tenerezza. Sembra che chi ne provi un po’ debba nasconderla, vergognarsene. Lavorando su questo tema ho immaginato di raccontare la vita di due persone normali, ma di mettere queste due persone dentro una continua inadeguatezza. Da questo, immaginare un futuro dal quale loro si sentono sempre più escluse è stato un passaggio facile.”

Nel tuo spettacolo ci sono elementi fantastici, o meglio fantascientifici, da quali suggestioni nascono?

“Dall’osservazione della realtà, e dal gusto del paradosso. Visto che c’è tantissima gente che ha pochi soldi, per esempio, mi sono chiesto se rimarranno per sempre. Ho scoperto che un giorno, per puro senso di democrazia, i soldi potrebbero sparire ed essere sostituiti dal sangue. Ce l’hanno tutti il sangue. Ce l’hanno tutti fino a quando non cominciano a utilizzarlo per sopravvivere.”

La prossima stagione è accompagnato dalle bellissime immagini di Cristina Gardumi. Che ruolo hanno le immagini? Possiamo dire che sono co-protagoniste?

“Le immagini sono assolutamente centrali nello spettacolo, io sono davvero grato a Cristina Gardumi per il bellissimo lavoro che ha fatto e spero di riuscire, durante lo spettacolo, a mettere il racconto al servizio dei due personaggi.”

————-

BIGLIETTI

Intero: 10 €

Ridotto: 8 € (under 26, over 60, abbonati e possessori di PergolaCard, soci Unicoop Firenze, utenti SDIAF).

————-

BIGLIETTERIA

Teatro della Pergola, via della Pergola 24, 055.0763333 – biglietteria@teatrodellapergola.com

Dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 18.30.

In tutti i punti vendita del circuito regionale Boxoffice, online e tramite la App del Teatro della Pergola.

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