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Teatrionline > Blog > Prosa > “L’esposizione universale” al Teatro India di Roma
Prosa

“L’esposizione universale” al Teatro India di Roma

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 15 Giugno 2015 18:24
Fabiana Raponi
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Foto di S.Amato
Foto di S.Amato

A chiudere la lunga e fervida stagione del Teatro India di Roma arriva L’esposizione universale, testo inedito di Luigi Squarzina con la regia e l’impianto scenico di Piero Maccarinelli, produzione del Teatro di Roma che si ambienta fra le macerie del 1946 nello spazio dell’Esposizione Universale Romana, la EUR42.

Scritto fra il 1945 e il 1948, L’esposizione universale ottenne il Premio Gramsci nel 1949 e racconta con il tocco neorealista tipico del nostro cinema la memoria storica e la coscienza del nostro passato alla vana ricerca forse della nostra identità nazionale: progettata originariamente per celebrare il ventennale fascista, la EUR42 dopo la guerra resta uno spazio di scheletri incompiuti e “ospita” un gruppo di sfollati alle prese con la propria coscienza, la propria vita e la ricostruzione post bellica.

È proprio qui che Squarzina coglie e racconta il clima di passaggio dall’Italia fascista alla ricostruzione mentre sullo sfondo si affaccia prepotentemente il boom economico che coinvolge vecchi amici del regime.

“Con questo suo scritto Squarzina ci presenta i problemi dell’Italia moderna, la sua transizione da un passato agrario, ossia la fine della civiltà contadina, verso la complessa realtà urbana – spiega il regista Piero Maccarinelli – La commedia non può considerarsi limitata all’affresco polemico della realtà storica, né può risultare datata o legata a tematiche squisitamente italiane, come dimostra il fatto che l’unica messa in scena abbia avuto luogo in Polonia nel 1955. Per i nodi non solo sociali, ma umani ed eterni, che porta sulla scena, essa rimane nostra contemporanea e capace di parlare a noi oggi. L’opera, evocando la retorica del Fascismo e le illusioni perdute di intellettuali, architetti, economisti, che credevano nell’operazione E42, rende omaggio ai tanti uomini di cultura che hanno saputo investigare il nostro presente attraverso il passato più recente”.

A dominare il dramma però sono le vicende umane e private dei numerosi protagonisti in scena, quattordici interpreti del Corso di Specializzazione per Attori del Teatro Roma, allievi diplomati dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e del Centro Sperimentale di Cinematografia, coadiuvati dalla presenza di Stefano Santospago (Barzilai) e Luigi Diberti (l’ex professore fascista Curbastro), Antonietta Bello, Sara Pallini e Alice Spisa.

Gli sfollati rappresentano un’umanità quanto mai variegata anche da un punto ideologico incarnando il dramma del passaggio dalla società agraria alla realtà urbana. L’esposizione universale resta un dramma massiccio e ancora molto attuale (se pensiamo che sono semplicemente cambiate le guerre) che si consuma fra le piccole e grandi tragedie della vita stessa fra amori adolescenziali spezzati dalla morte, forti legami di famiglia, responsabilità e mancanza di coraggio nel vivere la propria vita, seconde opportunità, matrimoni d’interesse, gelosie e tradimenti. Sullo sfondo, la corruzione, gli affari e gli interessi degli speculatori economici per la ricostruzione del quartiere incarnata dalla losca figura di uno pseudo giornalista, ex fascista, Barzilai (uno spietato Stefano Santospago).

È nella vita di tutti i giorni che viene raccontata in oltre due ore (un intervallo avrebbe forse giovato) la nobile arte tutta italiana di arrangiarsi, fra espedienti e rivalità, gelosie e tradimenti e l’intero capitale umano viene reso con efficacia ritmica dai giovani interpreti in scena alternando al dramma la leggerezza della commedia, inconfondibile cifra stilistica del nostro teatro. E se non è un caso che L’Esposizione universale di Squarzina debutti proprio in concomitanza con l’Expo 2015 di Milano, lascia riflettere (e non poco) l’agghiacciante e assordante affinità con la realtà contemporanea costellata di un’umanità variegata e talvolta disperata, di sfollati e di campi di rifugiati.

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