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Teatrionline > Blog > Intervista > Intervista a Davide Calabrese degli Oblivion
Intervista

Intervista a Davide Calabrese degli Oblivion

Antonella Parisi
Ultima modifica: 23 Febbraio 2016 18:02
Antonella Parisi
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fotoTelefono alle 15,30 in punto come da accordi con l’ufficio stampa. Il telefono squilla solo per poco ed una voce risponde: “Pronto?” – Davide Calabrese? – “Sì” – Sono Antonella Parisi della Redazione di Teatrionline – “Teatrionline? Eccomi”.

Può una voce sorridere? La voce che mi ha risposto, sorrideva, ne sono sicura e la telefonata è andata via che è un piacere.

Ero curiosa di parlare con gli Oblivion, e Davide Calabrese, il triestino del gruppo ha risposto con simpatia e gentilezza alle mie domande (si è immolato a nome di tutti, anche se ovviamente ha parlato per sé) e pertanto lo ringrazio.

D. Voi, come Oblivion siete balzati prepotentemente alla ribalta con l’ormai famosissimo “I Promessi Sposi in 10 minuti”, che ha spopolato sulla rete. Come vi è venuta quest’idea? Qual è il valore e il messaggio della “Sintesi”?

R. Quando abbiamo cominciato ci siamo ispirati ai gruppi musicali che facevano parodie, prima fra tutti “Il Quartetto Cetra”, ma non solo e ci siamo chiesti in che modo avremmo potuto “rinnovare” questo genere. Abbiamo pensato alla sintesi, quale metafora adatta ai tempi moderni, per la velocità dei ritmi e l’assorbimento immediato della concentrazione. La sintesi, quindi, come valore aggiunto.

D. Come vi siete incontrati?

R. Abbiamo frequentato tutti e cinque la stessa scuola di musical, la Bernstein School of Musical Theatre di Bologna, anche se in anni diversi e abbiamo deciso di intraprendere insieme questa nostra avventura.

D. Come nascono i vostri spettacoli? Lavorate tutti insieme?

R. Spettacoli modulari. Si comincia con una idea comune, parlando fra noi, poi ognuno segue il suo percorso specifico. Io curo i testi, Lorenzo Scuda si dedica alle musiche, che è in particolare il suo campo.

D. Cosa fa prima di entrare in scena? Un rito? Concentrazione? Riscaldamento? Tutti insieme o singolarmente?

R. Ognuno di noi ha una sua modalità. Qualcuno fa meditazione, qualcuno si concentra rimanendo un po’ da solo e poi insieme si fa riscaldamento vocale, presupposto fondamentale per affrontare uno spettacolo di un’ora e mezza in cui si canta dal vivo. Le ragazze si prendono più tempo per prepararsi e noi tre ci divertiamo cantando le canzoni della “parrocchia” da cui siamo fuggiti ma che ci piace ricordare perché è di là che siamo partiti.

D. Com’è il suo camerino ideale?

R. Che bella questa domanda! In tanti anni è la prima volta! L’importanza del camerino! È importantissimo il camerino ed io ho un camerino ideale, anzi reale ed è il camerino del teatro Franco Parenti. È bellissimo e tutti i camerini dovrebbero essere così. Ho fatto anche i miei complimenti ad Andrée Ruth Shammah! È di legno, tutto di legno, profuma di legno ed è pulitissimo. Dovrebbero essere pulitissimi i camerini ed invece si pulisce tutto, ma si trascurano i camerini.

D. Gli Oblivion: Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli, i magnifici cinque! Siete un gruppo di amici. Bisogna essere amici per poter lavorare insieme? Come sono cambiati i vostri rapporti in questi anni?

R. Beh! Come cambiano tutte le cose, anche noi siamo cambiati anche per un problema anagrafico. Eravamo giovani, ragazzi e gli “Oblivion” era la nostra famiglia, poi siamo cresciuti, ognuno ha messo su un proprio nucleo familiare e di conseguenza oggi abbiamo anche altro oltre il gruppo.

D. Io ho assistito alla prima dello spettacolo di Trieste “Oblivion: The Human Jukebox” ed è stato molto divertente quando fra i nomi del cantante scelto dal pubblico è stato sorteggiato il bigliettino con “Franco I e Franco IV”.

R. Divertente per il pubblico, per noi un po’ meno. (Davide aggiunge sorridendo)

D. Sembrava un effetto voluto, la vostra sorpresa!

R. Capita di non avere in repertorio tutti quelli che hanno cantato!

D. Ci sono, appunto, nomi che sono scomparsi dalla scena dopo qualche anno ed altri invece come la Orietta Berti, Battiato ed altri che resistono e sono sempre sulla cresta dell’onda. Voi come vi vedete fra vent’anni? Sempre insieme, i cinque artisti dell’Oblivion?

R. Noi lavoriamo insieme dal 2003 e ci siamo rinnovati continuamente. Fin quando avremo voglia di trovare il modo di rinnovarci saremo insieme.

D. Un episodio divertente ed uno spiacevole nella vostra carriera?

R. Noi ci divertiamo sempre molto quando fra i bigliettini scritti dal pubblico estraiamo il nome di un cantante locale, specialmente in Trentino. Ci piace particolarmente regalare al pubblico le nostre performance dedicate ai cantanti che conoscono bene.

Un episodio spiacevole. Per fortuna non ne ricordo, forse non ce ne sono. Ecco se devo pensare a momenti di difficoltà… sono sempre legati al mondo della televisione, alle richieste e ai cambiamenti della scaletta. Per esempio siamo andati a fare “I Promessi sposi in 10 minuti” e ci hanno detto che avevamo soltanto 7 minuti di tempo. Abbiamo dovuto tagliare e dispiace sempre. Oppure “le tragedie di Shakespeare”. Non si poteva pronunciare la parola “morte” perché il pubblico doveva sorridere e non essere indotto a pensieri tristi.

Per chi viene dal teatro il mondo della televisione è sempre un po’… un po’…

D. Cosa si può fare perché la cultura e l’arte abbiano “più peso” in Italia?

R. L’arte non è necessaria, è superflua: così almeno sembrano pensarla i più, sicuramente quelli che governano. Ma dobbiamo ricordare che il superfluo è la leggerezza che plana dall’alto e rende tutto più profondo. Come gli aforismi di Oscar Wilde.

D. Quale domanda Lei farebbe ad uno spettatore del suo pubblico?

R. Sì, farei una domanda. Perché? Come mai venire a vedere uno spettacolo degli Oblivion, sapendo che si ride, che non è Pirandello e che quindi si uscirà dal teatro come si era entrati, senza cambiare. C’è tanta necessità di ridere? Il pubblico ha così bisogno di ridere? Forse sì…

D. Mi permetto di non essere d’accordo. Si cambia, perché avere la fortuna di assistere e di condividere, perché lo spettacolo coinvolge il pubblico, una serata con il talento, la simpatia, la bravura e la profondità nascosta abilmente dalla effervescente capacità istrionica degli Oblivion permette ad ognuno di uscire dal teatro più ricco e felice.

Saluto Davide Calabrese augurandogli teatri sempre pieni e in bocca al lupo a lui e agli Oblivion

N.B. Si risponde Viva il lupo!!!

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