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Prosa

Chi ha paura di Virginia Woolf?

Redazione2
Ultima modifica: 5 Maggio 2017 10:23
Redazione2
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Contents
  • Informazioni
  • Listino biglietti

di Edward Albee
traduzione di Ettore Capriolo
con Milvia Marigliano, Arturo Cirillo,
Valentina Picello, Davide Enea Casarin

scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Mario Loprevite
regista collaboratore Roberto Capasso
assistente alla regia Giorgio Castagna
assistente scenografo Lucia Rho
assistente costumista Cristiana Di Giampietro
fotografo di scena Diego Steccanella
regia ARTURO CIRILLO
produzione Tieffe Teatro Milano Centro di Produzione / Marche Teatro-Teatro di Rilevante Interesse Culturale

Martha e George sono una coppia di mezza età che ha invitato a casa Honey e Nick, due giovani sposi che hanno appena conosciuto. In un vorticoso crescendo di dialoghi serrati, con la complicità della notte e dell’alcool, il quartetto si addentra in una sorta di “gioco della verità” che svela le reciproche fragilità individuali e di coppia. Il risultato della serata è un gioco al massacro, una sfida collettiva alla distruzione di sé e degli altri, che rende ogni personaggio, allo stesso tempo, vittima e carnefice.
Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee ha debuttato a Broadway nel 1962. Dello stesso autore sono degne di nota: A delicate balance (1966), Seascape (1975) e Three tall women (1991), che gli valsero tre premi Pulitzer. Del 1966 è la versione cinematografica di Chi ha paura di Virginia Woolf? che rese celebre E. Albee in tutto il mondo: il film, diretto da Mike Nichols, ha come interpreti Elizabeth Taylor e Richard Burton nei ruoli di Martha e George, George Segal e Sandy Dennis nelle parti di Nick e Honey. Il titolo della pièce Chi ha paura di Virginia Woolf? gioca con le parole della canzoncina Chi ha paura del lupo cattivo? (Who’s Afraid of the Big Bad Wolf?) ed è il motivetto che Martha e George canticchiano ogni tanto, dall’inizio alla fine dello spettacolo.

NOTE DI REGIA Il testo Chi ha paura di Virginia Woolf? credo sia una potente macchina attoriale, cioè penso che esista fortemente in funzione del teatro. Come certa drammaturgia contemporanea, penso a Spregelburd per esempio, non è tanto nella sua lettura che si coglie la vera qualità della scrittura ma nella incarnazione umorale e psicologica che avviene quando si incomincia a lavorare con gli attori. Un teatro che usa un linguaggio naturalistico ma che non si preclude una possibilità più astratta, anzi direi che la sottende. Già il “basso continuo” dato dallo stato di alterazione alcolica presuppone una forma di recitazione “sporca”. Come anche invita verso una estremizzazione la valenza fortemente simbolica dei quattro personaggi, con la coppia più giovane specchio e parodia di quella più anziana, accomunate da un problema di genitorialità. Un testo bulimico ed estremo, sismico, che mi ha fatto pensare ad una scena smossa essa stessa, sconnessa, che ti scivola sotto i piedi. Una scena che va in pezzi, si spezza, crolla, come il nostro Occidente incapace di uscire da se stesso e vedere il mondo. Il tutto a ritmo di batteria, colpi su colpi. Il testo di Albee è una spietata riflessione sulla nostra cultura, sul nostro egocentrismo, sul nostro cinismo, e sull’amore. Come in un gioco al massacro, come in un interrogatorio o in una tortura, siamo in una stanza, un salotto, in una notte di sabato, dove pian piano si dà inizio ad un sacrificio, un esorcismo. Giocando e recitando ci si trova davanti alla propria distruzione, allo stato di noia che nasce dopo la perversione, a quel non sapere più cosa fare dopo aver fatto fuori tutto. Nel distruggere l’altro si distrugge se stessi, e poi ci si trova soli con l’altro, due solitudini a confronto, senza più difese, senza più riti che ci proteggono, senza più teorie analitiche che ci consolano; soli e spaventati da tutto quello che la nostra mente non ci voleva far vedere. Soli davanti alle proprie paure, come un bambino nel bosco, o di notte con i propri incubi. E poi, forse, quando sta per nascere l’alba immaginare di potersi prendere cura di sé, e dell’altro, con dolcezza e morbidezza. (Arturo Cirillo)


Informazioni

DURATA 100 minuti senza intervallo

SERVIZIO BABYSITTING GRATUITO
per la replica della domenica pomeriggio
Prenotazione obbligatoria entro venerdì 5 maggio scrivendo a cometa@metastasio.it o telefonando ai numeri 0574/608550 – 608536 (lun/ven, 9.30-13.00 e 15.30-17.30). Info sul progetto completo > BABYSITTING GRATUITO AL METASTASIO

VENDITA BIGLIETTI:

> http://ticka.metastasio.it
(sconto del 10% circa)
> Biglietteria Metastasio
via Cairoli 59, tel. 0574/608501
> Circuito Box Office
tel. 055/210804
> Tabaccheria Bigi Prato
via Bologna 77, tel. 0574/462310

Listino biglietti

Tipologia biglietto Costo in €
poltrona e palco centrale 25,00
poltrona e palco centrale
RIDOTTO soci Coop
18,00
poltrona e palco centrale
RIDOTTO convenzioni / over 65
16,00
poltrona e palco centrale
RIDOTTO under 25
13,00
posto palco laterale e IV centrale 18,00
posto palco laterale e IV centrale
RIDOTTO soci Coop
13,00
posto palco laterale e IV centrale
RIDOTTO convenzioni / over 65
11,50
posto palco laterale e IV centrale
RIDOTTO under 25
10,00
posto palco IV laterale e loggione 11,50
posto palco IV laterale e loggione
RIDOTTO under 25
7,00
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