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Omaggio a Adriano Guarnieri

Redazione
Ultima modifica: 12 Ottobre 2017 09:28
Redazione
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2012
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In occasione del 70° compleanno del compositore mantovano, laVerdi – diretta da Pietro Borgonovo – esegue in prima assoluta Live Symphony n. 5

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Direttore Pietro Borgonovo

——–

Il primo appuntamento della Stagione 2017/18 con la speciale rassegna “laVerdi festeggia”, dedicata al ‘900 italiano, vede protagonista Adriano Guarnieri, in occasione del sul 70° compleanno. Sarà un’occasione irripetibile per il pubblico milanese e non solo che vorrà festeggiarlo: quella di ascoltare in prima assoluta la sua Sinfonia n. 5 (Live Symphony), piatto forte del programma.

Sarà naturalmente l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi – per l’occasione diretta da Pietro Borgonovo – ad eseguire l’inedita opera del Maestro, venerdì 27 Ottobre (ore 20.00), all’Auditorium di Milano in largo Mahler. In apertura, la Sinfonia n. 4 Tragica di Franz Schubert.

Lasciamo la parola al Maestro Guarnieri, che ci guida all’ascolto della sua ultima composizione:

“Questa Live Symphony n. 5 fa parte di un progetto integrale ancora non completato di più brani sinfonici intitolato La Terra del Tramonto. “Si tratta di una raccolta unica di un grande polittico orchestrale, come fosse una sola grande arcata sinfonica. Vi sono brani con il live electronics (come la prima Live Symphony) ed altri senza live electronics. Il titolo di questa sinfonia viene così propriamente detto a seguito di una tecnica di scrittura ‘circolare’ e non monodirezionale, che è desunta da movimenti fonologici per agglomerati che si muovono circolarmente nello spazio. Abbiamo infatti ottoni con grandi pedali a canone. Le trombe si rincorrono sempre a canone in traiettorie plurime, i fiati accennano ad un melos che emerge dalla galassia materica. Gli archi contrappuntano i movimenti spaziali delle trombe, più percussioni assai dense che punteggiano aritmicamente tutti i movimenti trasversali di ogni blocco sonoro. Ciò spiega perché ho fatto riferimento a una forma storica quale la sinfonia. Il concetto sinfonico è però del tutto rovesciato rispetto alle forme ottocentesche. Il rovesciamento della medesima forma sinfonica qui si ottiene mediante densità sonore che si intersecano, o si dilatano, o si scontrano e si spazializzano in molteplici direzioni. Non vi è dunque nessuna intenzione ideale di recupero formale della sinfonia classica. Questo ‘big bang’ di agglomerati suggerisce un immaginario visivo proprio di ‘un tramonto’ fisico e psichico della nostra epoca, sia sul piano universale che nei particolari del vivere sociale.

“Un’eclissi non solo geofisica ma anche storica che si proietta in una fine, oggi forse irreversibile, dell’umanesimo. Tutto ciò è compreso in un unico affresco musicale ed un’unica estesa ‘sinfonia’ al rovescio”.

(Biglietti: euro 20,00/10,00; info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler, orari apertura: mar/dom, ore 10.00/19.00, tel. 02.83389401; on line: www.laverdi.org www.vivaticket.it).

——–

Biografie

Adriano Guarnieri, compositore. Nato a Sustinente (Mantova) nel 1947, ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio di Bologna, diplomandosi con il massimo dei voti in Musica Corale, sotto la guida di Tito Gotti, e in Composizione, nella classe di Giacomo Manzoni. 

Inizialmente ha affiancato all’attività di compositore quella di direttore di ensemble, fondando nel 1975 a Firenze il Nuovo Ensemble Bruno Maderna con cui ha presentato numerose prime esecuzioni in Ungheria, alla Biennale di Venezia, a Milano (Musica nel nostro tempo), Firenze (Estate Fiesolana), per poi dedicarsi esclusivamente alla composizione.

I suoi primi lavori risentono dell’originaria matrice strutturalistica, come Alia per orchestra, Musica per un’azione immaginaria, L’art pour l’art, Nafshi. Sul finire degli anni 70, con Re’ it, Poesia in forma di rosa e soprattutto con la trilogia dei Pierrot, si cominciano a delineare i tratti di un pecorso assolutamente personale, col superamento dell’impianto strutturalistico e la ricerca di nuovi mezzi linguistico-espressivi. Un altro dato significativo della produzione di Guarnieri è offerto da alcune presenze strumentali costanti. Al di là della naturale affinità elettiva con la voce femminile (compresa quella “leggera” o rock), veicolo primario delle sue istanze poetiche, è con il flauto e il violino, attraverso le personalità interpretative rispettivamente di Annamaria Morini e di Enzo Porta, che si sintonizza in modo privilegiato la sua sensibilità timbrico-espressiva. A partire dal 1980 nascono così numerose composizioni, eseguite in tutto il mondo: per il flauto Preludio alla notte, Passioni perse, …del mare infinito, Nel grave sogno; per il violino Arco e il recente Epifania dell’eterno. Il momento culminante viene raggiunto con l’azione lirica Trionfo della notte, un’opera “non narrativa” andata in scena al Teatro Comunale di Bologna nel 1987 e insignita del Premio Abbiati della critica italiana quale miglior composizione dell’anno. Nel 1993 un altro riconoscimento gli viene attribuito dalla citte’ di Montepulciano, il cui Festival gli commissiona l’azione lirica Orfeo…cantando tolse, su testo del Poliziano. Nel 1995 inizia una lunga collaborazione con il poeta Giovanni Raboni, da cui nascono Quare tristis e Pensieri canuti e che si estende fino alla realizzazione del testo della Passione secondo Matteo. Alla sua memoria e’ stato dedicato il gie’ citato Nel grave sogno(2005). Queste tre partiture inaugurano una serie di lavori per grandi organici (soli, coro e orchestra) che punteggiano la produzione di Guarnieri dalla metà degli anni ‘90. Quare tristis inaugura la Biennale di Venezia del 1995 dedicata al sacro (“L’ora di le’ dal tempo”). Pensieri canuti viene presentato al Festival di Salisburgo del 1999 nel quadro del “Progetto Pollini”. Segue la Passione secondo Matteo, commissionatagli dalla Scala per il Giubileo del 2000, in cui il testo di Raboni si intreccia con Pasolini e con l’evangelista Matteo; eseguita nella chiesa di S.Marco, suscita reazioni di profonda partecipazione. Nelle vaste composizioni di questo periodo inizia a presentarsi un nuovo elemento compositivo, destinato ad assumere un peso sempre più determinante nella produzione successiva: il live electronics: inevitabile sbocco del percorso intrapreso da Guarnieri fin dalla svolta degli anni ‘80, imperniato sulla centralità del suono, l’uso di questo mezzo tecnologico è finalizzato in primo luogo a creare mobilità e spazialità del suono, e solo più recentemente alle sue trasformazioni. Si assiste cose’ alla realizzazione di vere e proprie partiture elettroniche, con la collaborazione di Alvise Vidolin, regista del suono in tutte le produzioni più rilevanti.

Nel 2003 termina il rapporto editoriale con Casa Ricordi, editore unico di una lunga fase iniziata nel 1975 con Musica per un’azione immaginaria e che si chiude con Solo di donna, azione lirica in un atto per voce, flauto, arpa e live electronics, presentato l’8 marzo 2004 al Teatro Le Muse di Ancona. Nello stesso anno parte un nuovo rapporto editoriale con RAI Trade, che subito si concretizza in un altro lavoro di vaste dimensioni, La terra del tramonto, live-symphony n.1 per grande orchestra, soli strumentali in sala e live electronics. Da poco ha terminato di scrivere l’opera Pietra di diaspro per sette soli, sette trombe, sette arpe su nastro, flauto, flauto iperbasso, coro, orchestra e live electronics, su testi dell’Apocalisse e di Paul Celan: la prima esecuzione è stata al Teatro dell’Opera di Roma nel 2007, per poi essere ripresentata in forma di concerto al Ravenna Festival nello stesso anno.

Una concezione formale del tutto diversa caratterizza la “Sinfonia breve” che porta anch’essa il titolo La terra del tramonto, perchè nasce nel 2004 dalla riflessione sulla ricchezza dei materiali della “Live-Symphonie” e dal loro radicale ripensamento: la commissione del Teatro Comunale di Bologna comportava la rinuncia al live electronics e all’organico della grande orchestra, perchè il pezzo era destinato ad essere presentato all’interno del ciclo dedicato alle sinfonie di Beethoven. A questa circostanza si collega la scelta obbligata di un’orchestra dall’organico beethoveniano e l’omaggio con la citazione di un tema dell’Adagio della Sinfonia Pastorale. Il ripensamento comporta un certo alleggerimento delle linee e una accentuazione delle componenti più liriche della “Live-Symphony”.

——–

Pietro Borgonovo, direttore. Nato a Milano, si distingue nella direzione di produzioni sinfoniche e operistiche per prestigiosi festival e teatri. Da segnalare la presenza al Salzburger Festpiele alla guida del Klangforum Wien e dell’Arnold Schoenberg Chor, al Maggio Musicale Fiorentino, alla Biennale di Venezia, al Ravenna Festival con il Teatro dell’Opera di Roma e con l’Orchestra Cherubini e il Chicago Children’s Choir. Dirige al Teatro di San Carlo di Napoli, all’Arena di Verona, al Teatro dell’Opera di Roma, al Teatro La Fenice di Venezia, al Teatro Carlo Felice di Genova, al Teatro Lirico di Cagliari, al Teatro Verdi di Trieste e le principali orchestre in Italia, Europa e Stati Uniti.

La Fondazione Teatro La Fenice di Venezia gli affida la direzione della prima mondiale dell’opera Medea di Adriano Guarnieri. Allo spettacolo è assegnato il Premio Abbiati 2003 e la motivazione mette in risalto la “raffinata esecuzione musicale e scenica che ha restituito l’audace ricercatezza della concezione compositiva e multimediale”.

Giovanissimo si impone quale solista di oboe tra i più affermati sulla scena mondiale. Allievo di Heinz Holliger alla Musikhochschule di Freiburg, si esibisce nelle principali sale e nei maggiori festival internazionali: Teatro alla Scala, Salzburger Festpiele, Biennale di Venezia, Musikverein di Vienna, Festival d’Automne di Parigi, Carnegie Hall di New York, Sala Grande del Conservatorio Tchaikovsky di Mosca, Filarmonica di San Pietroburgo.

Nel 2015 ha diretto al Ravenna Festival la prima mondiale dell’opera di Adriano Guarnieri L’amor che move il sole e l’altre stelle con la regia di Cristina Muti; nel mese di ottobre ha diretto l’Orchestra del Teatro San Carlo e ha inaugurato la stagione di concerti sinfonici all’Ente Arena di Verona, dove nel febbraio 2012 ha diretto al Teatro Ristori Der gelbe Klang di Vassilij Kandinskij con musica di Alfred Schnittke.

Il profondo interesse per la musica contemporanea lo porta a collaborare con molti compositori del nostro tempo: George Benjamin, Luciano Berio, Azio Corghi, Franco Donatoni, Adriano Guarnieri, Salvatore Sciarrino, Fabio Vacchi, Carlo Galante, Silvia Colasanti, Ivan Fedele, Iannis Xenakis…dei quali interpreta opere anche in prima esecuzione, spesso a lui dedicate.

Sia come solista di oboe che come direttore d’orchestra vanta una vasta discografia per importanti etichette internazionali quali Denon, Erato, RCA, BMG Ricordi ottenendo il Grand Prix du Disque e la segnalazione tra i cinque dischi di musica sinfonica più stimati dalla Critica italiana nel 1998.

Pietro Borgonovo è Direttore Artistico della Giovine Orchestra Genovese e dal 2003 Direttore Artistico del Concorso Internazionale di Musica G. B. Viotti di Vercelli.

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