Il cantautore e interprete siciliano fa il pienone al parco archeologico di Roccelletta di Borgia (Catanzaro) e coinvolge il pubblico con le sue hit
E’ un Mario Biondi, a suo modo, scherzoso e burlone, affabile ed intimista, quello che si presenta sul palco del parco archeologico di Scolacium a Borgia (Catanzaro) dinanzi ad un pubblico che lo adora, “ospite” illustre della XVI edizione di “Armonie d’arte 2026” diretto ed ideato dalla direttrice artistica Chiara Giordano. Il suo è un concerto nel quale è lo stesso Biondi a voler mettersi in discussione dinanzi ad una vastissima platea nel corso del suo spettacolo: “vi state divertendo? domanda spesso alla platea. Ed alla fine: vi siete divertiti?”.
Ci tiene il grande interprete della musica internazionale nostrano a capire se la sintonia con i suoi spettatori ci sia e sia rimasta fino al termine della sua performance assieme ai suoi “grandi musicisti”, come giustamente preferisce definirli. Una band splendida, a dir poco, diciamo noi!

Sarà pure che la terra calabra non è distante dalla sua Sicilia, ma sentirlo parlare in dialetto, in vari momenti, anche per introdurre i suoi pezzi, lo ha reso davvero più accattivante e simpatico di quello che è! Ebbene, Mario Biondi porta – che ha recentemente pubblicato il suo ultimo album: “Prova d’autore” – con quel suo immutabile (per fortuna!) e particolare timbro di voce caldo e vellutato, letteralmente avvolgente, ha reso una serata – oltretutto piacevolmente ventosa – ancora più incantevole del solito. “Anche noi italiani facciamo jazz – si schermisce il cantautore catanese – si pensi ad Enrico Rava per esempio”. E svela, tra il serio e il faceto: “Si narra che a inventare la parola jazz sia stato uno di Trapani!”.
I minuti e le ore scivolano via troppo velocemente. C’è pure tempo per cantare una cover: “Prendila così” del duo Mogol- Battisti, quasi un tributo – adattato alla location che lo ospita – a queste due colonne della musica d’autore italiana. Senza soluzione di continuità poi è la volta di “Shine on”, brano scritto dal suo polistrumentista Max Greco e dallo stesso Biondi che si contraddistingue per il suo sound soul-jazz! Nel frattempo, Biondi coinvolge il suo pubblico che canta con lui! Si succedono brani, tra gli altri, come: “No mo’ trouble”, “Love is a Temple”, due vecchie ma sempreverdi hit così come pure “Rio De Janeiro blue”. Il “gigante” siciliano disvela degli aneddoti sulla sua vita privata, i suoi dieci figli: “una problematica piacevole!” dice ammiccando. Ma affronta anche argomenti importanti e profondamente attuali come l’intelligenza artificiale a cui antepone la “deficienza naturale” che preferisce perché più diretta e umanamente comprensibile sia pure con tutti gli “errori” che si porta dietro. Con “Ecstasy”, il concerto si avvia alla fine. Chiude così con la celeberrima: “This is What You Are” – che dà il titolo ai 20 anni del suo Summer tour – con il pubblico che canticchia al seguito: “sha la la la la …”. Ma naturalmente è previsto pure il bis, tra gli applausi scroscianti, con una cover di Sade: “Smooth operator” e il ringraziamento al pubblico per aver condiviso due ore di musica con lui. Chapeau!

