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Teatrionline > Blog > Danza/Balletto > Teatro dell’Opera di Roma, la danza contemporanea nella “Serata Philip Glass”
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Teatro dell’Opera di Roma, la danza contemporanea nella “Serata Philip Glass”

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 29 Marzo 2019 10:25
Fabiana Raponi
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Serata Philip Glass
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Serata Philip GlassTre coreografie in prima romana, i costumi dal tocco haute couture, la musica del padre del minimalismo: la grande danza contemporanea incontra la grande moda nella Serata Philip Glass al Teatro dell’Opera di Roma, dal 29 marzo al 2 aprile per un totale di cinque recite. Hearts and Arrows di Benjamin Millepied, Glass Pieces di Jerome Robbins, Nuit Blanche di Sébastien Bertaud, l’ultimo con gli incantevoli costumi disegnati da Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa (per la prima volta una donna), dal 2016 di Christian Dior Couture: questo, il trittico di balletti di danza contemporanea fortemente voluta nel cartellone dall’étoile Eleonora Abbagnato, direttrice artistica del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera e che per la stagione in corso ha pensato a un appuntamento veramente speciale.

“Sono tanti i caratteri di straordinarietà di questa serata con una nuova produzione di balletto con la coreografia del giovane Sébastien Bertaud interpretata da Eleonora Abbagnato e Friedmann Vogel e i costumi della Maison Dior – ricorda il Sovrintendente del Teatro Carlo Fuortes – Rinnoviamo la collaborazione con Maria Grazia Chiuri che era cominciata nel 2016 con La traviata di Sofia Coppola quando con Pierpaolo Piccioli era alla guida di Valentino. Ci fa molto piacere lavorare con le gradi case di moda mostrando come la sartorialità dei costumi del laboratorio sia così simile a quella della haute couture. È meraviglioso quando due eccellenze si incontrano e parlano la stessa lingua”.

Trait d’union della serata sarà il minimalismo del grande Philip Glass a segnare il percorso musicale che si fregia della presenza dei tre balletti in prima romana.

“Sono molto felice di presentare una serata con tre titoli di danza completamente diversi, ma con la musica di Glass come fil rouge – spiega Eleonora Abbagnato raccontando la genesi del trittico di cui sono protagonisti i ballerini, i solisti, i primi ballerini e il corpo di ballo – Cerco sempre idee nuove: il mio obiettivo è far crescere i danzatori e il teatro. Volevamo creare qualcosa di nuovo per il corpo di ballo: la serata è stata pensata per il grande Glass, io ho danzato tante volte su questa musica ipnotica e ripetitiva e siamo stati fortunati a collaborare con Maria Grazia Chiuri che conosceva il nostro modo di lavorare e che ci ha accolto con grande entusiasmo”.

La serata si apre con Hearts and Arrows di Benjamin Millepied, già direttore artistico della stessa Abbagnato all’Opéra di Parigi, e fa parte della trilogia Gems, rivisitazione del leggendario Jewels di Balanchine del 1967.

Milliepied aveva già proposto a Roma il suo Closer su musiche di Glass nella serata Grandi Coreografi (danzato proprio dalla Abbagnato) e affronta Diamonds di Balanchine in modo completamente diverso non richiamando la bellezza del diamanti, ma imitandone il modo di catturare la luce. Il quartetto per archi n.3, Mishima di Glass (su base registrata) accompagna questa “Gemma del contemporaneo”, esaltazione della bellezza che travalica l’ornamento e l’orpello per cogliere una bellezza intrinseca.

Spazio poi a Glass Pieces, di Jerome Robbins, il più grande tra i coreografi statunitensi cui Roma rende omaggio con una celebre creazione di danza postmoderna che porta sul palco ben 42 danzatori.

Sulle note di Rubric e Façades, dall’album Glassworks, ed estratti dall’opera Akhnaten di Glass, Glass Pieces costruisce la complessità coreografica in un crescendo senza narrazione concreta, ma solo attraverso la narrazione della dinamica con un sofisticato linguaggio moderno.

Il trittico si chiude con una prima assoluta, Nuit Blanche, nuova creazione del giovane talento francese Sébastien Bertaud, pensata appositamente per gli artisti Teatro dell’Opera di Roma e interpretata dalla coppia formata dalle étoiles Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel.

“Ho sempre avuto la vocazione di diventare coreografo e ho lavorato all’Opéra da quando avevo 18 anni. Conosco molto bene il repertorio, ma cerco di inserire una gestualità nuova, portando un tocco di modernità al classico – spiega Bertaud che ha costruito una coreografia per 16 danzatori fra emozione e virtuosità tecnica – Nuit Blanche rappresenta un viaggio ideale nel tempo attraverso la sua reiterazione ed è stato entusiasmante lavorare con Maria Grazia”.

A impreziosire il pezzo di Bertaud, l’eleganza impalpabile dei costumi firmati da Maria Grazia Chiuri per la Maison Christian Dior che al tocco di haute couture uniscono la scelta dei materiali che si integrano perfettamente con il movimento.

“Sono felicissima e onorata di contribuire a un progetto che gioca sulle varie parti dello spettacolo, musica, coreografia, scenografia e costumi di scena – spiega la stilista – Ma è stata una sfida: abbiamo voluto proporre i segni iconici di Dior all’insegna della reinterpretazione legando ogni elemento alla funzionalità dei tessuti richiesti per la danza. Abbiamo riproposto in chiave funzionale l’abito iconico Miss Dior con la leggerezza dei materiali, i fiori e le corolle in tulle”.

I costumi iridescenti delle due étoile contrastano con i toni cipriati e neri dei costumi indossati dal corpo di ballo. “Ho cercato di creare costumi per la scena con un tocco di haute couture che rendesse riconoscibile la maison” spiega la direttrice creativa sottolineando il dna di Dior legato da sempre alla danza.

“È stato emozionante lavorare nell’atelier dell’Opera di Roma perché abbiamo molto cose in comune – conclude la stilista – Questo ci insegna che la contaminazione con mondi diversi non può che favorire e aprire nuove conoscenze. Credo fortemente nella collaborazione e io mi sento soprattutto europea”.

Sul podio del Teatro dell’Opera di Roma, il maestro Carlo Donadio che svela una passione innata per i minimalisti e per il celebre musicista-compositore statunitense che ha avuto un impatto senza eguali sulla vita intellettuale musicale del nostro tempo.

“Frequento Glass da sempre: io vengo dal pop, ma già nel 1973 era enorme la suggestione di Glass – rivela il direttore – I minimalisti volevano la libertà e l’hanno cercata attraverso la reiterazione con arpeggi e accordi semplici, ma con un suono volutamente fortissimo nella prima fase e che adesso, per Glass, si è addolcito. Glass è qualcosa di più rispetto al compositore che abbiamo davanti perché la reiterazione rende liberi di esprimersi e la concentrazione è solo l’effetto finale della sua musica”.

Dopo la prima di venerdì 29 marzo (alle 20), la Serata Philip Glass replica anche sabato 30 marzo (alle ore 15 e alle ore 20), domenica 31 marzo (alle 16.30), martedì 2 aprile (alle 20).

“Sarà una serata impegnativa con tre pezzi molto difficili e sono certa che Nuit Blanche sarà bellissimo, sarà un successo” conclude Eleonora Abbagnato. Info e dettagli su operaroma.it.

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