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Teatrionline > Blog > Monologo > Laura Curino in “Camillo Olivetti, alle radici di un sogno”
Monologo

Laura Curino in “Camillo Olivetti, alle radici di un sogno”

Redazione
Ultima modifica: 4 Luglio 2019 09:08
Redazione
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Laura Curino
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Laura Curinodi Laura Curino e Gabriele Vacis

con Laura Curino

regia di Gabriele Vacis

collaborazione alla drammaturgia Laura Volta

assistente alla regia Serena Sinigaglia

produzione Associazione culturale Muse

in collaborazione con Fondazione Teatro Stabile di Torino

——–

L’8 LUGLIO TORNA IN SCENA A MILANO, A CAMPO TEATRALE, LAURA CURINO, tra le maggiori interpreti del teatro di narrazione, in uno dei suoi cavalli di battaglia diretto da Gabriele Vacis, “Camillo Olivetti, alle radici di un sogno”, il racconto epico di un’avventura pieno di colpi di scena, di prove da superare, di lotte, di amori, di eroi.

Olivetti è la storia di Camillo, il pioniere, l’inventore, l’anticonformista capriccioso e geniale che fonda, agli inizi del Novecento, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere.

Con l’aiuto di biografie, interviste, testi letterari (indispensabile è stata l’arguta descrizione che di lui fa Natalia Ginzburg in Lessico Familiare) ne sono stati ricostruiti la vita, le figure che gli ruotano attorno, l’ambiente e le imprese.

Le voci narranti sono state poi affidate a due personaggi fondamentali della sua storia: la madre, Elvira Sacerdoti, e la moglie, Luisa Revel. Queste due donne, provenienti entrambe da una cultura di minoranza (ebrea la prima, valdese la seconda) sono state le protagoniste silenziose della formazione e della realizzazione del sogno olivettiano. È sembrato giusto riportare la loro voce in primo piano, paradigma delle tante voci femminili che in quegli anni hanno costruito nell’ombra.

E’ il racconto epico di un’avventura, e in quanto tale avvincente, pieno di colpi di scena, di prove da superare, di lotte, di amori, di eroi.

La cosa più straordinaria è che è… tutto vero.

——-

NOTE D’AUTRICE

“Per me, d’estate, c’erano le colonie Fiat, praticamente il carcere. Nelle lunghe ore passate in cella o nelle ore d’aria, tra noi bambini circolavano leggende. Fra quelle ve n’era una che raccontava dell’esistenza, vicino a noi, del Paradiso. Una colonia dove i bambini erano ben vestiti, avevano una “signorina” ogni sei o sette, invece che ogni trenta bambini, una signorina che non piangeva tutto il giorno, anzi era contenta di stare lì. I bambini mangiavano bene in tavolate piccole, potevano fare il bagno senza fischietti, potevano scrivere lettere che non sarebbero state lette prima di essere spedite, potevano… leggere! Non si poteva leggere alle colonie Fiat. Non si poteva neppure scrivere e chi teneva un diario doveva farlo di nascosto e ingegnarsi a trovare un posto dove celarlo, visto che non avevamo la chiave del nostro sportello, nel quale comunque entrava a malapena il necessario per lavarsi. Là, in Paradiso, si diceva che i bambini avessero un armadietto. Con la chiave. Quel paradiso era la Colonia Olivetti. Il primo oggetto di design che entrò in casa mia fu una “Lettera 32”. La mia prima macchina da scrivere. C’era qualcosa di estremamente emozionante nello scrivere a macchina.I miei scritti, quando uscivano dal rullo, assumevano magicamente dignità di testi. Il manoscritto era privato, il foglio battuto con chiarezza poteva prendere il largo. Oggi il computer ci ha anche liberati dagli errori, che solcavano le pagine scritte con foga, ora cancellati da una sequenza di “xxxxx ” di copertura, ora mascherati dal famigerato bianchetto, prima in strisce e poi liquido, che lasciava la sue tracce sul vetro della fotocopiatrice quand’era troppo fresco. Ma allora, quando ebbi finalmente in mano una macchina da scrivere, mi sembrava già miracolosa quella chiarezza di scrittura, e, soprattutto, mi sembrava un gesto di consacrazione, consegnare alla macchina il mio lavoro. La macchina, portatile, mi seguiva sul treno, dandomi un mestiere. Era un attrezzo riconoscibile. E bello. Un prodotto industriale, ma bello. Olivetti, questa volta era entrato in casa mia. Quando Gabriele Vacis cominciò a parlare di un testo sugli Olivetti cominciavano i tempi duri per Ivrea. Ivrea è oggi un Paradiso perduto. Finiti i tempi in cui si poteva incontrare Lana Turner al caffè, e Doris e Constance Dowling, che fece perdere il cuore e la vita a Pavese. I problemi di occupazione hanno incupito il volto della città che è stata la culla di un sogno urbanistico, industriale, culturale, civile, unico in tutta l’Europa. L’alluvione le ha anche smangiato a forza le rive della non più così cerulea Dora. Il ricordo di quello che la città era stata era come rimosso, dimenticato. E del resto la dimenticanza sembrava caduta in tutta Italia: chi parlava più di fabbriche belle, di città a misura d’uomo, di rispetto del territorio, di tecnologia al servizio del benessere? Chi si ricordava di un luogo dove pittori, artisti, poeti dirigevano un’azienda? Chi citava più un uomo, Adriano Olivetti, che aveva chiamato Le Corbusier per creare le case per gli operai, che costruiva fabbriche fra gli alberi, che aveva inventato l’urbanistica, il design, la psicologia del lavoro? Dov’era la sua casa editrice, che dopo la guerra pubblicò i testi di filosofia, psicologia, sociologia, architettura, fino ad allora proibiti dal fascismo? Chi aveva inventato la fabbrica che diventò la dimostrazione vivente, sana, solida e redditizia del fatto che il lavoro in fabbrica può non essere sinonimo di alienazione, inquinamento, malattia? Il mio lavoro su Olivetti è un tentativo di rispondere a queste domande, sollecitare la memoria, ma anche rinnovare le leggende che si raccontavano quei bambini prigionieri dell’altro modello di fabbrica, nelle lunghe giornate passate in colonia.

———

https://www.campoteatrale.it/camillo-olivetti-alle-radici-di-un-sogno/ CAMPO TEATRALE

via Cambiasi 10 – Milano

Metro MM2 Udine-Lambrate

Linee di superficie 55-62

———

ORARI

8 luglio ore 21:30

9 luglio ore 21:00

10 luglio ore 21:00

———

BIGLIETTI

intero: 20 euro – ridotto online: 14 euro

ORARI BIGLIETTERIA

Presso gli uffici in via Casoretto, 41/a

dal lunedì al venerdì 14.00 -19.00

Sabato 10.00 – 13.00 e 14.00 -19.30 / Domenica 10.00 – 13.00 e 14.00 – 17.30

Presso la biglietteria del teatro in via Cambiasi, 10 solo nei giorni di spettacolo, da un’ora prima dell’inizio della replica

——–

INFORMAZIONI

Telefono: 02/26113133

biglietteria@campoteatrale.it

www.campoteatrale.it

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