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Le fragilità familiari dei clown

Alan Mauro Vai
Ultima modifica: 23 Novembre 2019 17:18
Alan Mauro Vai
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LO ZOO DI VETRO
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LO ZOO DI VETROAl Teatro Astra di Torino per la Stagione della Fondazione TPE va in scena “Lo zoo di vetro” di Tennesee Williams con la regia di Leonardo Lidi, giovane ma affermata promessa del teatro di ricerca nazionale. La scena s’apre su di un interno domestico rosa confetto, un tavolo tre sedie delle stesso colore, una panchetta, telefono e cornice di un quadro vuoto quasi mimetizzati al fondale della casa a tetto spiovente, circondata da un fossato di polistirolo delimitato da una parete scenografata di un blu tenue irreale. Un lampione stradale di stile contemporaneo sporge sulla scena da un angolo nascosto in cui il protagonista, Tom, un pierrot romantico, racconta la sua storia, presenta al pubblico la narrazione di una tragedia interiore che nasce da una vita famigliare straziata da illusioni, speranze, disincanti, sofferenze e abbandoni. Tindaro Granata riesce a dare a questo personaggio, ambiguo e profondo, un interessantissimo intrico di sfumature, arrendendosi con fierezza di fronte al pubblico e acutizzando il dolore della frustrazione e della solitudine umana di fronte al vuoto di una vita che si ritiene senza via d’uscita. Tutti i personaggi della pièce sono clown, abbigliati e truccati nel modo in cui pensiamo debbano essere vestiti e agghindati i pagliacci: naso rosso, vestiti sgargianti, grosse scarpe e uno spesso cerone sul viso; fragili e leggeri, della stessa sostanza di cui sono fatte le illusioni tragicomiche dei clown. La famiglia di Tom vive sospesa in un limbo di speranze mal riposte, di disagi e lacerazioni che si rifiuta di guardare in faccia, di nominare. Una madre ai limiti di una crisi di nervi, che fa la spola tra crolli emotivi disastrosi ed accesi entusiasmi vani, cerca di impostare le vite dei figli per far ripartire l’equilibrio famigliare disintegrato dall’abbandono del padre. La figlia Laura però è totalmente al di fuori della realtà, per i forti complessi di inferiorità dovuti ad un grave handicap ad un piede che la costringe a zoppicare, resta sempre a casa e sembra incapace di costruirsi una vita autonoma, mentre Tom lavora in un magazzino, detesta ciò che fa e si rifugia ogni sera al cinematografo, reprimendo il desiderio di partire e cercare fortuna il più lontano possibile. La vita della famiglia andrà in pezzi quando Tom inviterà a cena un suo collega di lavoro da presentare a Laura quale pretendente; l’intrusione di quell’uomo nei meccanismi masochistici dei tre farà saltare gli equilibri: Tom prenderà la decisione di lasciare tutto e Laura si chiuderà ancora di più in se stessa dopo essere stata illusa e depredata. Leonardo Lidi costruisce un perfetto meccanismo scenico antinaturalistico, con partiture fisiche e caratteriali precise e fortemente espressive, utilizzando gli spazi della scena come luoghi emotivi e rappresentativi: nella casa di marzapane la realtà è bandita, tutto è il frutto della visione alterata della madre, mentre nel limbo di plastica Tom si rivolge al pubblico per raccontare la sua storia, la sua realtà, la sua fragilità. Ma è con l’arrivo di Jim, il collega di Tom, che il meccanismo di disequilibrio dissennato rompe gli argini e innesca la rottura che la tragedia attende; la seduzione ad opera di Laura e la fuga rude e tagliente dell’ospite deflagrano con il rumore assordente del vetro che si infrange. Il famosissimo dialogo fra Jim e Laura diventa l’occasione per l’incontro fra due mondi inconciliabili e distanti, esaltato dalla magistrale interpretazione di Mario Pirrello, nei panni di Jim, che irrompe sulla scena portando una totale rottura, anche rappresentativa. Ed è qui che l’incontro fra l’impianto registico di Lidi e la verve attoriale di Pirrello trovano una perfetta armonia, restituendo al pubblico una freschezza vitale esplosiva. Uno spettacolo romantico e straziante, coraggioso, superbamente congegnato con un cast azzeccatissimo ed una visione globale originale e inaspettata.

Visto giovedì 21 novembre 2019.

———-

LO ZOO DI VETRO
di Tennessee Williams
adattamento e regia Leonardo Lidi dalla traduzione di Gerardo Guerrieri
con (in ordine alfabetico) Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Mario Pirrello, Anahì Traversi
produzione LuganoInScena/LAC Lugano Arte e Cultura
in coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano
TPE – Teatro Piemonte Europa
In collaborazione con Centro Teatrale Santacristina

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