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Intervista

Bartolomeo Bellanova, tra segnali e diramazioni

Emanuele Martinuzzi
Ultima modifica: 2 Giugno 2021 14:00
Emanuele Martinuzzi
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Bartolomeo Bellanova, classe 1965, bolognese, è uno scrittore, un poeta e un uomo di cultura che manda segnali e trova diramazioni in un mondo viandante. Dopo studi e lavori in ambito economico finanziario, pubblica il primo romanzo La fuga e il risveglio (Albatros Il Filo) nel dicembre 2009 ed il secondo Ogni lacrima è degna (In.Edit) in aprile 2012. Nell’ambito della poesia ha pubblicato in diverse antologie tra cui Sotto il cielo di Lampedusa – Annegati da respingimento (Rayuela Ed. 2014) e nella successiva antologia Sotto il cielo di Lampedusa – Nessun uomo è un’isola (Rayuela Ed. 2015). Fa parte dei fondatori e dell’attuale redazione del contenitore online di scritture dal mondo www.lamacchinasognante.com. Nel settembre 2015 è stata pubblicata la raccolta poetica A perdicuore – Versi Scomposti e liberati (David and Matthaus). È uno dei quattro curatori dell’antologia Muovimenti – Segnali da un mondo viandante (Terre d’Ulivi Edizione – ottobre 2016), antologia di testi poetici incentrati sulle migrazioni nella quale sono presenti quarantatre autori di sedici Paesi. Nell’ottobre 2017 è stata pubblicata la silloge poetica Gocce insorgenti (Terre d’Ulivi Edizione), edizione contenente un progetto fotografico di Aldo Tomaino. Co-autore dell’antologia pubblicata a luglio 2018 dall’Associazione Versante Ripido di Bologna La pacchia è strafinita. Ha pubblicato a novembre ‘2018 il suo terzo romanzo La storia scartata (Terre d’Ulivi Edizione) intorno al quale ha effettuato un progetto con classi di scuola secondaria di secondo grado di Bologna. Pubblicata a aprile 2021 la raccolta poetica Diramazioni (Ensemble), con la prefazione del Prof Fulvio Pezzarossa, docente di sociologia della letteratura dell’Università di Bologna. Si potrebbe aggiungere molto altro. Ma lasciamo che siano le sue parole a raccontarci qualcosa in più.

——-

Ci vuoi raccontare di cosa parla questo tuo ultimo lavoro letterario?

Diramazioni (Ensemble marzo 2021) raccoglie parte dei testi poetici scritti tra il 2018 e agosto 2020, stagione di eccessi, anni impazziti di un sistema onnivoro ed energivoro che divora corpi, spazi e tempo, apre ferite invisibili sulla pelle e sulle pelli di chi ci passa a fianco ogni giorno: sopraffazioni, violenze più o meno evidenti e reclusione dentro a cubi di cemento e a rigidi consuetudini hanno trasformato i corpi liberi in corpi carcerari, dedicati esclusivamente alla produzione e al consumo.

Sono chiari i segnali dell’insofferenza, gli allarmi che i nostri organi interni e le nostre cellule cerebrali lanciano spesso in modo inconscio, prima del definitivo naufragio.

Questi versi hanno rappresentato il viatico quotidiano per staccarmi di dosso la paura di finire su un tronco ferroviario morto durante la ricerca di rinascere fuori dagli schemi consunti, fino a convincermi che siamo tutti come binari che si intersecano, si snodano e si annodano; nessuno nella solitudine potrà trovare la propria strada per ritornare “a riveder le stelle”.

I luoghi di queste diramazioni sono quelli dove il cuore si può denudare senza timore di essere accoltellato, luoghi che conservano la loro autenticità, ma sotto incombente minaccia di omologazione, sotto minaccia di trasformarsi in non luoghi in cui è facile sprofondare come nel fondo di un pozzo.

Sono spazi e volumi che diventano stati interiori dove vivere con tutti i sensi riaccesi, soprattutto l’olfatto, l’udito e il tatto, atrofizzati dalla indigestione visiva degli schermi onnipresenti.

Questi luoghi si intrecciano fitti alla dimensione della memoria e del ricordo che all’improvviso emerge come le macchie di petrolio sulla superficie marina e, come le macchie, cambiano forma e dimensione, si allargano e si confondono fino a mettere in discussione la linearità stessa del tempo.

Il presente sfugge tra le dita come sabbia fine, compresso tra ciò che è stato, il passato immodificabile, e ciò che sarà tra pochi istanti o tra qualche secolo, il futuro inimmaginabile e indeterminabile per il nostro limitato intelletto, il futuro tempo dei progetti e dei sogni, intima dimensione onirica. Alla fine, resta un unico tempo dove diramarci attraverso gli incontri, i luoghi, le stagioni e le emozioni, la compresenza dei vivi e dei morti. Diramazioni è questa ricerca di trovare un senso a questo auto-accanimento della specie, quantomeno provare a comprendere di essere infinitesimi nulla in continua trasformazione e ricerca.

C’è un altro libro a cui sei particolarmente legato, anche non tuo? E perché?

Per quanto riguarda i miei scritti, sono particolarmente legato al romanzo breve di debutto “La fuga e il risveglio”, pubblicato nel 2009 dopo una gestazione lunghissima, di quasi nove anni, perché muove da vicende autobiografiche e immagina un futuro personale che, in parte, si è poi realizzato quattro anni dopo, ma che non si poteva allora preconizzare.

Vado spesso a rileggere due testi a cui sono particolarmente affezionato: Elogio dell’ombra di Jorge Luis Borges, dove spicca la sua visione dirompente e antiretorica in “Frammenti di un Vangelo apocrifo” e “Mappa del nuovo mondo” di Derek Walcott, il cui versificare ampio mi è entrato nel cuore.

Qualche riconoscimento, anche personale, di cui vai fiero?

Ho un ricordo ancora vivo della premiazione al Premio Internazionale di Letteratura Lucius Annaeus Seneca, avvenuta a Bari a fine aprile del 2018, oltre ad altri riconoscimenti in diversi concorsi poetici. Una città meravigliosa che ho conosciuto grazie a questo evento e che mi ha ispirato una poesia scritta successivamente. Alla fine, però, ciò che conta molto di più per me sono gli episodi in cui, dopo la lettura di miei testi poetici, qualche sconosciuto si avvicina e mi dice che hanno smosso profondamente le sue emozioni, la sua più intima gioia, il suo dolore o la sua indignazione più vera per le violenze e le ingiustizie quotidiane. Da quel momento non è più uno sconosciuto, ha un nome, una storia che si è intersecata alla mia grazie ai versi e mi ha lasciato qualcosa di lui, come io ho lasciato qualcosa di me a lui. Questo dono credo sia la cosa più preziosa che possa accadere.

Quale peso o responsabilità credi che abbia la cultura nella società di oggi, anche alla luce del drammatico momento che stiamo vivendo?

La cultura in generale nella società di oggi ha una grande responsabilità di resistenza e di proposta alternativa di fronte alla violenza sistemica che attraversa i comportamenti sociali e politici. Spesso mi sono chiesto: se la letteratura si fa pane quotidiano può contribuire a creare un mondo meno peggiore dell’attuale? Senza facili e ingenui ottimismi sono convinto che l’accesso alla forma letteraria quale espressione profonda e autentica dell’essere umano, possa quantomeno essere una terapia per portare a galla dall’iceberg che galleggia in ognuno di noi, le proprie emozioni, le proprie, paure, le proprie speranze e i propri sogni. La letteratura può diventare scandaglio per interrogare se stessi e la realtà, celebrare la complessità del reale e dell’apparente, scavando sotto lo strato superficiale. La letteratura praticata giornalmente diviene così un sé, non un fare, determina i propri percorsi di vita, diviene una cosa sola con la nostra esistenza. Per usare le parole del compianto scrittore brasiliano Julio Monteiro Martins (1955-2014), lo scrittore “è il nucleo, il cuore della resistenza […], è la riserva etica dell’umanità”.

Quale rapporto hai con la città nella quale vivi, anche come fonte di ispirazione?

Il mio rapporto con Bologna è di amore profondo e, oserei dire, quasi viscerale. Sono legato alla cadenza del suo dialetto, agli odori dei portici sotto la pioggia, al panorama delle sue colline da cui spiccano le famose due Torri e il Santuario della Madonna di San Luca. Una città dove, anche a piedi, basta camminare pochi chilometri e si passa dai vicoli medievali al sottobosco silenzioso: come ha scritto Guccini: “Bologna è una vecchia signora / dai fianchi un po’ molli / col seno sul piano padano / ed il culo sui colli”. Questo rapporto così profondo non deforma però la lente attraverso la quale analizzo anche gli aspetti negativi: la perdita progressiva della proverbiale generosità e ospitalità bolognese col prevalere di un comportamento massificato di diffidenza e disinteresse, la cappa velenosa di smog e polveri sottili che spesso attanaglia la città e la politica di gentrificazione perpetrata negli ultimi anni, anche se in modo minore rispetto ad altri centri storici quali Firenze o Venezia. Si cerca, attraverso l’aumento degli affitti, di far uscire dal centro cittadino gli abitanti più anziani o, in generale, quelli con meno mezzi economici per trasformare le case in costosi bed & breakfast per un turismo che ha puntato troppo su Bologna la grassa rispetto a Bologna la dotta. Un ruolo fondamentale per lo sviluppo culturale della città è dato dall’Università, con la presenza di migliaia di studenti che hanno contribuito e contribuiscono ancora, anche se in modo minore rispetto al passato, a farne un laboratorio di sperimentazioni e di futuro.

La mia città è anche fonte di costante ispirazione. All’interno di Diramazione, nella sezione relativa agli spazi, ci sono diverse poesie che fotografano angoli di città e volti di passaggio, spazi che conservano una loro autenticità, a pochi passi, in qualche caso, dalla città anonima replicante di tante altre. Una di queste poesie è dedicata a una delle numerose ristrutturazioni di case d’epoca e si conclude con i versi: “Verranno turisti a suonare il campanello. / Pagheranno bene. / Pagheranno crauti e hamburger, / per questo minimalismo globalizzato / di massimo guadagno”.


Cosa pensi della collaborazione e della condivisione tra artisti e scrittori?

Per me i valori della condivisione e dell’ascolto sono fondamentali per chi scrive o fa arte in generale. Il confronto e l’incontro tra poeti o con artisti visivi o musicisti è un plus irrinunciabile per arricchire la propria e l’altrui interiorità. Da anni a Bologna lavoro per tessere una rete il più ampia possibile tra poeti, tra collettivi e gruppi che di solito si parlano poco e con difficoltà dovute all’età, a pregiudizi, a snobismo culturale, o alla difesa di misere posizioni di potere personale. Qualcosa si sta muovendo in questa direzione e mi fa tanto piacere, visto l’impegno profuso per avvicinare realtà e sensibilità diverse.

Parlando dei tuoi scritti ricordi un passo a memoria? Come mai proprio questo?

La mia memoria è strana: non ricordo con precisione miei versi miei, ma potrei recitare a memoria poesie di grandi autori studiate a scuola.

Chi sono i tuoi riferimenti letterari o artistici in generale?

I miei riferimenti letterari sono molteplici e diversi. Imprescindibili Leopardi, Ungaretti, Montale, Fortini e Caproni. Tra i viventi Milo De Angelis, Chandra Livia Candiani e Mariangela Gualtieri, in particolare, ma la lista potrebbe essere molto più lunga. Ho trovato fondamentale la lettura delle opere di Mahmoud Darwish, grande intellettuale della diaspora del popolo palestinese, mi affascina Julio Cortazar, la potenza espressiva del poeta albanese in esilio Gezim Hajdari, l’immensa cultura di JL Borges e i pugni allo stomaco della poesia di Audre Lorde. Spaziando ad altre arti, amo la musica di Franco Battiato e Francesco De Gregori e resterei ore davanti al realismo delle tele di Caravaggio, assoluto.

Sicuramente i lettori di Teatrionline vorranno sapere: qual è il tuo rapporto con il teatro?

Questo prolungato periodo di chiusura dovuto alla pandemia ha riacceso più forte di prima il desiderio di partecipare a spettacoli teatrali. Il teatro ha un fascino che inizia prima che si alzi il sipario e si prolunga anche dopo l’uscita, è un rito con le sue regole: l’attesa, il caffè prima dello spettacolo, la cena all’uscita. A differenza del cinema, in teatro ogni replica della stessa pièce può riservare imprevisti, emozioni diverse, sfumature che derivano dall’umore o dalla salute fisica dei protagonisti. L’attore è uno di noi, si fa amare per questo, non esistono controfigure e non si può girare la stessa scena più volte.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho nel cassetto diversi testi poetici scritti dopo la chiusura dell’editing di Diramazioni, in particolare un progetto legato ai danni creati da secoli di antropocentrismo e sfruttamento di tutti gli altri essere viventi, animali e vegetali. Mi piacerebbe anche poter realizzare una mostra fotografica con fotografie realizzate la scorsa estate, nelle quali il mio corpo si fonde con elementi naturali quali foglie e rami.

Bartolomeo Bellanova è uno scrittore, un poeta e un uomo di cultura che manda segnali e trova diramazioni in un mondo viandante.

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