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Teatrionline > Blog > Spettacolo > ”Morte di un commesso viaggiatore” al Parenti
Spettacolo

”Morte di un commesso viaggiatore” al Parenti

Redazione2
Ultima modifica: 16 Aprile 2022 00:29
Redazione2
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Michele Placido

Alvia Reale

in

Morte di un commesso viaggiatore

di Arthur Miller

traduzione di Masolino D’Amico

con Fabio Mascagni, Michele Venitucci

con la partecipazione di Duccio Camerini nel ruolo di Charley

e con Stefano Quatrosi, Beniamino Zannoni, Paolo Gattini, Caterina Paolinelli, Margherita Mannino, Gianluca Pantosti, Eleonora Panizzo

regia Leo Muscato

scene Andrea Belli

costumi Silvia Aymonino

disegno luci Alessandro Verazzi

musiche Daniele D’Angelo

produzione GOLDENART PRODUCTION in coproduzione con Teatro Stabile del Veneto e Teatro Stabile di Bolzano

durata 2h30min

 

Morte di un commesso viaggiatore è la storia di un piccolo uomo e del suo sogno più grande di lui. Mischia verità e allucinazione. È una tragedia moderna che rivela il lato crudele del sogno americano. Willy vuole così tanto essere “benvoluto”, che spesso trascura il fatto di essere amato. Infatti, contrariamente a quel che pensa, la sua famiglia lo adora: sua moglie ha votato a lui la sua esistenza; suo figlio minore Happy lo imita fino al punto da avere i suoi stessi sogni (sbagliati); Biff invece nutre nei suoi confronti uno strano sentimento di odio/amore ma sicuramente vince l’amore. E Willy Loman è uno dei personaggi teatrali più tragici del ventesimo secolo.

Nella sua mente c’è qualcosa di fratturato. Ci sono diversi momenti in cui si rende conto che la sua famiglia è più importante del denaro. Ad esempio, quando sua moglie gli dice che hanno quasi pagato la casa, afferma: “Lavori tutta la vita per pagare le rate del mutuo, e quando la casa è finalmente tua, non c’è più nessuno che ci vive.” Willy Loman sogna un futuro che non è in grado di raggiungere; perché vive in un paese che all’apparenza offre illimitate opportunità e lui va alla ricerca disperata del successo. Ma fallisce, e non riesce a perdonarsi. E fallisce per aver creduto eccessivamente nel sogno americano, che non lo ha ripagato, e questo gli ha fatto perdere autostima.

Adesso vive coltivando un’accecante idolatria per tre uomini di successo: suo padre, fabbricante e venditore di flauti; suo fratello Ben, andato a cercare fortuna in Alaska, e che adesso è diventato una specie di ossessione per lui; Dave Singleman, un vecchio commesso viaggiatore di 84 anni che Loman aveva conosciuto tanti anni prima, quando doveva decidere se cambiare lavoro, o continuare fare il venditore.

I sogni di Willy sono tutti sbagliati, e lentamente la sua vita va in disfacimento; come la casa in cui abita. Il fatto di non essere riuscito ad avere la stessa fortuna di questi suoi tre miti, gli fa provare un forte senso di vergogna e di inadeguatezza. Da qui la necessità di riversare su suo figlio Biff, delle aspettative di successo troppo grandi e irrealizzabili per lui. Quest’altro fallimento non riesce proprio a perdonarselo. Anche perché pensa di avere una grossa responsabilità. Infatti, molti anni prima, durante un suo viaggio di lavoro a Boston, è accaduta una cosa, a cui continua a pensare come un’ossessione. Ora nella sua testa c’è troppo rumore: fughe di pensieri si accavallano e lo portano a confondere il presente, col passato e con il sogno. Comincia a combattere con la tentazione di fare un gesto estremo che gli faccia riconquistare la stima dei suoi figli e assicurare loro un futuro economicamente più sereno. Allora inforca il volante della sua auto, e si mette alla guida per l’ultimo viaggio. Il più remunerativo. Forse. Appunti per una messa in scena di Leo Muscato Tracciando bilanci del secolo che si concludeva, agli inizi dell’anno 2000 la rivista Time elencò i dieci lavori teatrali più significativi del Novecento. Il primo posto assoluto toccò a I sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello. Il secondo andò a Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller: senza alcun dubbio la Grande Commedia Americana, quella che gli americani sentono come più autenticamente “loro”. Viene ripresa in continuazione in tutto il mondo, ma con Broadway ha un rapporto particolare. In una occasione particolarmente solenne, cinque o sei anni fa, il grande Mike Nichols la mise in scena riproducendo meticolosamente scene, costumi, musica e regia dell’edizione originale del 1948, con un interprete di eccezione come Philip Seymour Hoffman. Alla fine dell’ultima replica di questa produzione il pubblico come se si fosse dato un segnale non applaudì ma si alzò in piedi compatto, come davanti a un rito. Perché il Commesso colpisce così profondamente? E perché è così americano (ma allo stesso tempo, così internazionale: se ne registrano persino versioni russe e cinesi in chiave anticapitalista e anticonsumista)? Perché è la storia di un sogno; la storia di un piccolo uomo e del suo sogno più grande di lui. Nella fiaba della farfalla e della formica, le simpatie vanno alla farfalla, benché questa venga sconfitta. E Willy Loman, sconfitto alla fine come la farfalla, non ha pazienza. È nato in un paese giovane e impaziente, forse figlio di immigrati; non ha radici, vuole salire nella scala sociale. Sogna a occhi aperti il successo facile, veloce. È un commesso viaggiatore che si guadagna da vivere con la parlantina, e ha allevato i figli al culto dell’apparenza e della superficialità; a disprezzare il cugino secchione e a puntare tutto sull’effimero; a essere attraenti, popolari, campioni sportivi. Ma ha finito per farne dei falliti, vedi soprattutto il maggiore, Biff, la luce dei suoi occhi, che però una volta questo padre deluse, distruggendo la propria immagine. Da allora il ragazzo ha perso ogni spinta e coltiva le proprie frustrazioni (è caratteristicamente americano anche questo incolpare i difetti dei genitori per giustificare le proprie sconfitte).Sostanza a parte, è anche nella forma che il lavoro colpì ai suoi tempi per la novità, stimolando i registi (Elia Kazan, Luchino Visconti furono i primi) a trovare soluzioni per una narrazione di tipo cinematografico, con brevi scene in più luoghi e con un continuo altalenare tra presente e passato. Per dimostrare che sapeva quello che faceva, prima di comporre questo mosaico Miller scrisse un dramma dalla struttura rigorosamente classica, Erano tutti miei figli, tre atti con unità di tempo, luogo e azione. Il Commesso mischia invece verità e allucinazione, si svolge contemporaneamente sulla scena, sotto gli occhi del pubblico, e nella testa del protagonista, nella quale noi spettatori, a differenza dagli altri personaggi, siamo chiamati a entrare. Ne risulta una macchina di teatro che è rimasta appassionante e attuale oggi come ai giorni del suo debutto.Masolino D’Amico

 

 

 

ORARI

Mercoledì 20 Aprile h 19:45

giovedì 21 Aprile h 21:00

venerdì 22 Aprile h 19:45

sabato 23 Aprile h 19:45

domenica 24 Aprile h 16:15

martedì 26 Aprile h 20:00

mercoledì 27 Aprile h 19:45

giovedì 28 Aprile h 21:00

venerdì 29 Aprile h 19:45

sabato 30 Aprile h 19:45

domenica 1° Maggio h 16:15

 

PREZZI

I settore> intero 38€

II settore > intero 30€; under26/over65 18€; convenzioni 21€

III settore > intero 21€; under26/over65 18€; convenzioni 21€

Tutti i prezzi sono da intendersi + prevendita

 


INFO E BIGLIETTERIA

via Pier Lombardo 14

02 59995206

biglietteria@teatrofrancoparenti.com

 

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