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Reading: “Panza, crianza, ricordanza” di e con Giancarlo Cauteruccio
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Teatrionline > Blog > Prosa > “Panza, crianza, ricordanza” di e con Giancarlo Cauteruccio
Prosa

“Panza, crianza, ricordanza” di e con Giancarlo Cauteruccio

Redazione
Ultima modifica: 25 Novembre 2022 08:39
Redazione
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“Panza, crianza, ricordanza” è il titolo del prossimo spettacolo che andrà in scena domenica 27 novembre, alle ore 18, al teatro comunale di Mendicino. Una rappresentazione che rientra nella rassegna di teatro contemporaneo “Sguardi a Sud”, curata dalla compagnia “Porta Cenere” e patrocinata dal Comune di Mendicino. L’ennesima proposta teatrale della kermesse che, dal mese di settembre, continua a conquistare consensi grazie ai suoi spettacoli di elevato pregio artistico. Il 27 novembre a calcare il palcoscenico del teatro comunale di Mendicino con “Panza, crianza, ricordanza” sarà Giancarlo Cauteruccio, autore, attore, scenografo nonché uno dei registi più innovativi nell’area della seconda avanguardia teatrale italiana. Assistente alla regia: Massimo Bevilacqua. Immagini ed elaborazioni video a cura di Stefano Fomasi, contributi letterari di Augusto Petruzzi. Una produzione del Teatro Studio Krypton.

Lo spettacolo si sviluppa partendo dai due poemetti di Giancarlo Cauteruccio, “Fame, mi fa fame” e “M’arricuardu”, in dialetto calabrese, incentrati sulla condizione di disagio del mondo contemporaneo e sulle sue molteplici problematiche. La fame a cui fa riferimento l’autore è una condizione disperata, un rifugio che si trasforma in un’occasione di dirompente denuncia contro l’orrore. “Fame, mi fa fame” è un lamento, un grido che lentamente si fa poesia per raccontare la guerra del cibo, la guerra dei ricchi e dei poveri, attraversando l’immaginario letterario e artistico medievale e rinascimentale (paese di cuccagna, guerra di quaresima e carnevale) e le opere di Artaud, Celine e, specialmente, Hamsun.

Cauteruccio crede nelle “creature” che abitano il teatro; in un teatro in cui debba esprimersi la propria identità, in un corpo vivo che abbia la capacità di interpretare sé stesso. Infatti, “Panza, crianza, ricordanza” è un lavoro che nasce dalla necessità di «far ritornare la mia esistenza nel ventre materno; dunque, nella mia terra madre e nella mia lingua madre».

Cauteruccio è un emigrato calabrese che ha vissuto 45 anni a Firenze. Ad un certo punto della sua luminosa carriera, dopo aver lavorato in città internazionali e grandi teatri, ha sentito forte la necessità di chiedere “aiuto” alle sue origini. Il regista precisa che «“Panza, crianza, ricordanza” è un testo che ho voluto creare per concretizzare il rapporto con la mia terra. L’ho scritto in dialetto calabrese; in particolare, nella lingua delle Serre Cosentine di cui Mendicino fa parte. Questa occasione, per me, è profondamente sentimentale perché racconta le mie vicende personali, che poi sono le vicende di tutti. In “Fame, mi fa fame”, metto in evidenza la mia patologia, in quanto sono obeso. Il secondo poemetto è incentrato sul ricordo perché ritengo che la memoria sia molto importante per definire la nostra identità».

Il lavoro di Cauteruccio fa leva sulla fame onnivora che tutto ricorda. In scena, affiancato dai suoi fantasmi e dai suoi sensi, il regista/attore affronta lo smembrarsi del tempo, dei fatti, dei luoghi portando su di sé i segni della sua condizione di ammalato di una fame insaziabile. I suoi versi esaltano la possibilità di un ritrovato equilibrio con la natura da cui raccoglie elementi semplici, come quelli evocati dalle ricette culinarie della sua terra, come la sua lingua, ristoro, risorsa e piacere. «Un’alchimia di suoni e sapori da contrapporre al puzzo mefitico di infera memoria che uccide la natura corrompendone la bellezza».

Il direttore artistico della rassegna “Sguardi a Sud”, Mario Massaro, ha dichiarato che: «È un onore per noi ospitare una delle personalità più importanti del teatro italiano. L’esperienza e l’umanità di Giancarlo Cauteruccio ci travolgeranno in questo spettacolo cult che riprende un viaggio poetico e personale autentico e di grande impatto».

Denise Ubbriaco

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