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MilanoProsa

Come tremano le cose riflesse nell’acqua

Redazione
Ultima modifica: 12 Febbraio 2024 19:03
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Intorno a Come tremano le cose riflesse nell’acqua

(čajka)

“Oltre la Scena”

Le iniziative di mercoledì 14 febbraio

Ha debuttato il 27 gennaio scorso, in prima assoluta, Come tremano le cose riflesse nell’acqua (čajka), liberamente ispirato a Il gabbiano di Anton Čechov, seconda regia di Liv Ferracchiati in una produzione del Piccolo Teatro.Mercoledì 14 febbraio, un doppio appuntamento con le iniziative di Oltre la Scena, palinsesto di approfondimenti pensato per dilatare l’esperienza teatrale al di là della mera visione dello spettacolo. Mercoledì 14 febbraio

, alle ore 18.00, al Chiostro Nina Vinchi, nell’ambito del ciclo Presa di parola, si tiene l’incontro La madre dei mostri – Come tremano le cose riflesse in Maupassant.

Liv Ferracchiati si affida alla penna di Guy de Maupassant per interrogare, attraverso le questioni sollevate dallo scrittore francese nel suo racconto, il lavoro di scena e la rilettura del testo Čechov. La madre dei mostri, uscito su “Gil Blas” nel 1883, non è solo un’historiette a tinte fosche ma una lucida e acuminata riflessione sul rapporto filiale che lega opera e autore, sulle nuove forme che si sviluppano “in seno” alla produzione letteraria e sulle mode che l’attraversano. A tracciare le linee che corrono tra i due autori e lo spettacolo sarà lo stesso regista in dialogo con Margherita Crepax, docente ed esperta di Teoria, tecnica e traduzione russa e Andrea Gentile, scrittore e direttore editoriale del Saggiatore, con la moderazione di Roberta Ferraresi.

Mercoledì 14 febbraio, alle ore 19.00, al Teatro Studio Melato, a pochi minuti dal “chi è di scena”, le attrici e gli attori della compagnia incontrano il pubblico per un momento informale di confronto sui temi dello spettacolo.

Tutti gli appuntamenti di Oltre la Scena, laddove non diversamente specificato, sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su piccoloteatro.org

 COME TREMANO LE COSE RIFLESSE NELL’ACQUA (čajka) – in scena fino al 25 febbraio

 

In una casa sul lago, uno scrittore è impegnato nella stesura di un nuovo testo, fissa le parole sul foglio, le cancella, le pronuncia ad alta voce, alla ricerca di una forma nuova, capace – forse – di incidere sulla realtà e di dare a lui una collocazione nell’esistenza. Sua madre è una grande attrice nella maturità del suo percorso artistico, la donna di cui è innamorato è un’attrice all’inizio della carriera. Le due, l’una riflesso dell’altra, sembrano non concedere al protagonista il riconoscimento a cui aspira come uomo e artista.

La sua fragilità è anche quella delle “nuove forme” artistiche a cui anela, forme che non sono ancora canone, destinate, quindi, come lui, a essere fraintese. Morire, allora, interrompendo la perpetua preghiera per esistere o, in alternativa, scrivere per mettersi al mondo da soli, per darsi forma davanti ai propri occhi e sopravvivere, sembrano le uniche possibilità.

Come tremano le cose riflesse nell’acqua è una nuova tappa del percorso di dialogo e confronto con i classici che Liv Ferracchiati, alla sua seconda regia in una produzione del Piccolo, ha avviato a partire proprio da Platonov. È anche, quindi, un ritorno a Čechov che, con il suo Gabbiano, approfondito grazie alla preziosa ‘mediazione’ linguistica e culturale di Fausto Malcovati, attraversa la scrittura del regista, ne è scintilla ispiratrice, ponendosi all’origine di un lungo lavoro, iniziato più di due anni fa, il cui esito finale è una drammaturgia del tutto originale.

Non è autofinzione, maniera teatrale spesso erroneamente attribuita al regista, che anzi l’ha voluta, non riconoscendovisi, deformare parodisticamente nella sua precedente regia HEDDA.GABLER. come una pistola carica. Inoltre, questa volta, Ferracchiati tiene per sé solo il ruolo di regista, senza calcare la scena, immaginando i personaggi di Čechov nella nostra contemporaneità, manipolando, scomponendo, riscrivendo scene e dialoghi intorno a due fuochi tematici: il rapporto madre e figlio e la ricerca, tormentata e inesausta, di un riconoscimento, una sorta di autorizzazione a esistere che discende, inesorabilmente, dall’altrui sguardo. La attende, anche nell’originale, Kostja (qui il Figlio) dalla madre e da Nina, ma è un anelito che attraversa tutti e rende Come tremano le cose riflesse nell’acqua uno spettacolo autenticamente corale, costantemente riflesso nelle acque, ora placide ora increspate dalla corrente narrativa, del lago, sulle cui rive si intrecciano le vite dei personaggi.

Solo all’apparenza immobile, lo specchio rovesciato attrae tutti con la sua insidiosa seduzione e prende vita attraverso le parole dei personaggi; essi ne sono guardati e lo guardano, sporgendosi sul suo abisso, vertigine anche interiore, e in esso smarrendosi, come nel caso di Kostja. «Un lago-placenta – spiega Ferracchiati – da cui è difficile staccarsi, perché separarsi dall’origine significa esistere con le proprie forze, senza mutuare ragioni negli sguardi altrui. Significa partorirsi, rinunciare al concetto di madre e allo statuto di figlio. Ci saranno ancora “tonnellate d’amore” come ne Il gabbiano di Čechov quindi, ma divise tra quelle che permettono di nascere definitivamente e quelle che uccidono». D’altra parte, il titolo, mutuato da un racconto di David Foster Wallace, Caro vecchio neon, allude precisamente a quella tremula evanescenza che disgrega le cose, agli occhi del protagonista, nell’istante che precede il suicidio, inteso proprio come atto di resa di fronte all’impossibilità di essere autenticamente se stessi.

La distribuzione universalizza in ruoli, ognuno con la sua didascalia esistenziale, i nomi dei personaggi cechoviani, fatta eccezione per Nina, simbolo e incarnazione stessa del Teatro, una che vuole fare l’attrice o la rivoluzione, interpretata da Petra Valentini. Arkadina diventa la Madre, una grande attrice forse in declino, interpretata da Laura Marinoni; Kostja, il Figlio, uno che prova a influenzare la realtà con la scrittura (Giovanni Cannata); Sorin, lo Zio, uno che voleva essere, ma non è stato (Nicola Pannelli); Trigorin, il Romanziere, uno a cui piace pescare, ma deve scrivere (Roberto Latini); Maša, la Vicina, una che porta prugne e il lutto per la sua vita (Camilla Semino Favro), Dorn, il Dottore, uno sazio della vita (Marco Quaglia); Medvedenko, il Maestro, uno a cui tocca camminare (Cristian Zandonella).

Piccolo Teatro Studio (via Rivoli, 6 – M2 Lanza)

dal 27 gennaio al 25 febbraio

COME TREMANO LE COSE RIFLESSE NELL’ACQUA

(čajka)

liberamente ispirato a Il gabbiano di Anton Čechov

drammaturgia e regia Liv Ferracchiati

scene Giuseppe Stellato

costumi Gianluca Sbicca

luci Emiliano Austeri

suoni spallarossa

video Alessandro Papa

consulenza letteraria Fausto Malcovati

con (in ordine alfabetico)

Giovanni Cannata, Roberto Latini, Laura Marinoni,

Nicola Pannelli, Marco Quaglia, Camilla Semino Favro,

Petra Valentini, Cristian Zandonella

dramaturg di scena Piera Mungiguerra

aiuto regia Anna Zanetti

assistente volontaria alla regia Eliana Rotella

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

 

foto di scena Masiar Pasquali

 

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 2030;

domenica, ore 16. Lunedì riposo.

Durata 2 ore e 15 minuti senza intervallo

 

Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro

 

Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

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