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Babilonia Teatri e la loro Polis

Erika Di Bennardo
Ultima modifica: 18 Settembre 2024 09:01
Erika Di Bennardo
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recensione

Babilonia Teatri e la loro Polis / City / Città / مدينة / Ville / Ciudad / 市 / Stadt / 城市

Per le vie del quartiere Veronetta, adiacente al centro storico della romantica Verona, ha debuttato dal 7 al 10 settembre all’interno del programma dell’Estate Teatrale Veronese il nuovo progetto della compagnia Babilonia Teatri, realizzato in collaborazione con l’Università di Verona.

Immaginate, al tramonto di una sera di fine estate, di percorrere le strade di un quartiere particolare accompagnati solo dai vostri passi e dalla voce di Enrico Castellani e Valeria Raimondi nelle orecchie. Gli stessi introducono il progetto agli spettatori raccolti al punto d’incontro prefissato, spiegandone le ragioni e descrivendo Veronetta un quartiere con alcune luci e molte ombre. Luogo storico, adiacente alle piazze più belle della città, ai ristoranti lussuosi, all’Arena, a tutto ciò che “sbrilluccica” al di là dell’Adige. Eppure così diverso, così cangiante, così vivo e per certi versi anche un po’ tenebroso. Chi scrive non è veronese, conosce la città come tutti i turisti e gli amatori o poco più, eppure questo percorso porta con sé già dai primi minuti della registrazione sonora degli spunti di riflessione più ampi, più universali.

Quanto conosciamo del luogo in cui abitiamo? O che attraversiamo? Quanto di chi lo vive, lo abita, lo esperisce? Quanto siamo consapevoli o meno di ciò che ci circonda? Partendo da La Repubblica di Platone e dal concetto di città ideale ci si chiede quanto e quando ci siamo allontanati da esso, e se ci sia una qualche possibilità di riavvicinamento.

Ci si perde subito di vista, con gli altri spettatori. La voce di Castellani lo richiede per fruire un’esperienza che sia il più personale possibile. Così si parte e ci si sparpaglia per il quartiere perdendosi fra vicoli e vie più o meno frequentate, mentre la voce ci guida nella riflessione dando di tanto in tanto delle indicazioni. Alcune semplici, come fermarsi a osservare il proprio metro quadro o soffermarsi sul suono dei propri passi. Altre curiose, come leggere i cognomi sul citofono di un palazzo o cercare un angolino intimo che sappia di “casa” in cui stare, abitare per quel lasso specifico di tempo.

Guardare strade, palazzi, persone, situazioni con altri occhi può farci perdere nel tempo, studiando il cuore pulsante di un luogo che vibra, portandoci al centro di un qui e ora irripetibile e proprio per questo unico.

L’ideale di città chiamato polis, un modello in cui le persone erano non solo abitanti ma facenti parte di una comunità ben precisa, è andato perso. Rimane però il rapporto che lega uomini e donne allo spazio abitato, a volte casuale, altre scelto consapevolmente, altre ancora solo transitorio. In quartiere multietnico e contraddittorio come Veronetta allora è possibile ricercare un punto in comune fra luci e ombre, fra abitanti e passanti?

Si cerca di dare una risposta sul finale della traccia registrata, in cui Castellani invita lo spettatore a entrare in un’attività sconosciuta prima, o conosciuta e guardarla però con nuovi occhi, tenendo a mente il legame con lo spazio e l’esperienza unica ed emotiva che se ne può fare. In quel dato luogo, in quel dato momento.

Erika Di Bennardo

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