Saggio di Emanuele Martinuzzi
AMLETO E IL POTERE
L’appiattimento delle ideologie, delle visioni
critiche sul mondo, ma ancor più profondamente della
centralità dell’uomo nell’interpretare o modificare la
realtà, ossia si potrebbe proprio dire della mancanza di
un umanesimo, invece che portare idee più libere,
pacificanti, oggettive, in seno all’occidente
contemporaneo, ha voluto dire, per una serie di ragioni
storico-filosofiche, alcuni direbbero paradossalmente
“ideologiche”, appiattimento e livellamento anche
delle idee, sfiducia relativistica nel confronto che
queste produce e articola, ma non nel relativismo che
queste atomizza, allontana, non meno cristallizzazione
in anacronistiche visioni, non più supportabili da una
concreta prassi nel contesto attuale anche politico,
oppure nuove forme di barbarie senza ideologie né
idee, e di conseguenza, per reazione, sfiducia in ciò
che è umano, opinabile, dialettico, storico alla fin fine,
e fiducia, alcuni direbbero quasi “feticistica” o
addirittura “teologica”, in ciò che è unificante, ossia
tecnico, numerico, economico, burocratico.
Orazio dice che è un errore soltanto della nostra
imaginativa: nè vuole accordar fede alla esistenza
dello spaventoso spettro, che abbiam visto due volte.
Perciò, dopo molte preghiere, l’ho indotto a venir
nosco perchè vigilasse la notte, onde se l’apparizione
ritorna, possa render giustizia a’ nostri occhi, e
favellarne. 1
Questa fiducia, privata dell’ampio respiro ideale
della critica filosofica, della prospettiva relativizzante
della storia e dell’esperienza artistica nella sua
connotazione inattuale, ossia dell’umanità intesa come
fulcro creativo, però non è esente dal creare
contraddizioni reali, etiche, storiche e politiche, ossia
da vivere anch’essa in un rimosso inconfessabile, in
un terrore silente ma onnipresente, ossia che questa
forma contemporanea di razionalismo sia produttrice
suo malgrado di irrazionalismo, che l’efficienza si
dimostri infine inefficiente, il progressismo regresso,
lo sviluppo involuzione, l’ordine caos, l’unione
disunione, tutte contraddizioni taciute, inaccettabili,
sempre inattese, a volte insanabili, che minano questa
stessa fede razionale nel mondo contemporaneo e nei
suoi valori.
È visione atta a turbar l’occhio della mente. Ne’ tempi
più floridi di Roma, pochi giorni prima della caduta
del gran Cesare, le tombe vedovate rimasero senza
ospiti; i morti co’ loro lenzuoli vagolarono per le vie,
mandando urli lamentevoli; le stelle dardeggiarono
code fiammanti; una pioggia di sangue cadde dalle
nubi; segni funesti velarono il sole; e l’umido pianeta,
sotto l’influenza del quale è posto l’imperio di
Nettuno, andò soggetto ad una eclisse simile a quella
che oscurerà l’ultimo dì del mondo. I medesimi
precursori delle sventure della terra, araldi che
1 Amleto (Atto primo), William Shakespeare
precedono sempre i destini, preludi fatali dei terribili
avvenimenti che ci pendono sopra, tali presagi si sono
tutti veduti nella terra e nel cielo per avvertire il
nostro popolo. 2
Inoltre se anche la razionalità tecnica o burocratica,
caricata di quella fervida fiducia che si ripone in un
culto infallibile, dimostrasse la sua fallibilità, il suo
essere temporanea e così i suoi valori, considerati
come universali, finali, “escatologici” per certi versi,
invece si dimostrassero storici e positivi, connaturati
all’umanità e alle sue intrinseche contraddizioni, allora
vorrebbe dire che tutto è fede, e quindi tutto
ermeneutica, interpretazione, aperta alle derive di ciò
che storicamente diviene e proprio per questo creativa,
non unitaria o unificabile, se non per astrazione o
formalismo, bensì in realtà molteplice, imprevedibile
effetto di una volontà umana troppo umana, quindi
inconscia, talvolta anche violenta o incontrollabile,
ossia l’opposto di ciò che si presume essere la fede
contemporanea in ciò che è tecnico, razionale,
automatico, burocratico.
Sembro, signora? no, sono; ignoro i finti sembianti.
Non è solamente il nero colore di questo mantello,
buona madre, queste gramaglie indossate per costume
di solenne duolo, questi caldi sospiri d’alitar
singhiozzante, questo rivo di lacrime, questa fronte
squallida e abbattuta, e tante altre apparenze che
possono manifestare il mio dolore; apparenze che
2 Amleto (Atto primo), William Shakespeare
ognuno può simulare; ma è qui, dentro di me, ch’esso
s’asconde, nè il resto è altro che forma e pompa.
Anche il migliore dei mondi possibili custodisce in
sé un lato oscuro, rimosso, spettrale, e non potrebbe
essere altrimenti. Più si ricerca l’unità ideale astratta e
più cresce e si amplifica la frammentazione reale.
Inoltre paradossalmente è proprio la presenza silente
di questo rimosso violento e terrificante, che amplifica
la fede nella stabilità dell’ordine visibile, nell’avvenire
progressivo e totalizzante che questo solo sembra
garantire, supponendo così che tra la manifestazione
del mondo ordinato e la rimossa violenza, o il remoto
terrore, non ci sia nessuna connessione diretta o
indiretta, come se fossero in realtà due universi distinti
e non comunicanti, che procedono paralleli sfiorandosi
di tanto in tanto, sempre violentemente data l’opposta
natura che li caratterizza, ma senza compenetrarsi né
generarsi in qualche modo a vicenda, come se
scegliendo l’uno si allontanasse di conseguenza
l’altro.
Oh perchè questa massa di terra troppo indurita non
può ella ammollirsi per dolore, e fondersi in flutti di
lagrime? o perchè l’Eterno vibra egli le sue folgori
contro coloro che si tolgono la vita? Dio! Dio! come
vane, incresciose e pallide mi sembrano tutte le gioie
di questo mondo; come io le disprezzo e quanto ne vo
fastidito! Un campo è questo incolto che non si cuopre
che di amari frutti di natura aspra e selvaggia… A
3 Amleto (Atto primo), William Shakespeare
tanto si è giunti…! due mesi dopo la sua morte!… No,
non ancora due mesi!!!… 4
Si può dire che l’appiattimento delle visioni
critiche sul mondo contemporaneo e l’assenza indotta
di umanesimo spirituale, sia quindi congeniale ad un
mondo unificante, materialistico, tecnico e anti-
dialettico, che riesce a tollerare compiutamente solo se
stesso, di conseguenza nessuna opposizione effettiva,
o perfino nessuna dialettica radicale interna a sé, né
quindi libera espressione dell’umanità in definitiva,
che possa essere considerata razionale, legittima,
affidabile, generatrice di senso, costruttrice di mondo.
In questo senso ciò che si oppone o differisce deve
avere sempre e comunque la maschera del caos, della
violenza, dell’assurdità, della follia, della morte, ossia
i volti nascosti e rimossi di questo stesso mondo
contemporaneo.
Se si presenta a me sotto l’aspetto del mio augusto padre,
gli parlerò, dovesse l’inferno, spalancando le sue
voragini, impormi silenzio. Vi scongiuro tutti, se finora
avete conservato il segreto su questa apparizione,
conservatelo ancora, e checchè possa avvenire questa
notte, confidatelo al vostro pensiero ma non alla vostra
lingua; da ciò conoscerò la vostra amicizia per me.
Addio tutti; fra undici ore e mezzanotte vi raggiungerò al
castello. 5
4 Amleto (Atto primo), William Shakespeare
5 Amleto (Atto primo), William Shakespeare
Ogni fenomeno sociale è il risultato di molti fattori,
ossia primariamente del contesto in cui è inserito e da cui
è prodotto, della propria società e dei suoi “valori”, palesi
o occultati. Questa sembrerebbe una cosa evidente o
perlomeno il primo approccio per una critica
dell’esistente. Tuttavia sempre più spesso ogni qualvolta
accade un fatto violento, legato a un fenomeno sociale
più complesso, articolato, l’interpretazione dell’opinione
pubblica o dei media, ma anche spesso della cosiddetta
intellighenzia, volontariamente o meno, tende a negare
qualsiasi nesso causale tra i “valori” o le dinamiche,
esteriori o interiori, della società contemporanea e il
tragico accadimento, a volte riducendo persino il tutto ad
una cronaca di arcaiche pulsioni in atto. C’è sempre un
fattore esterno, temporalmente o culturalmente, che
arriva a dare ragione di ciò che è accaduto, trovando così
le sole responsabilità del danno subito dalla collettività in
questo intruso ideale.
Angeli e Ministri di grazia, difendeteci! Sii tu uno spirito
benefico o uno spettro infernale, esalino intorno a te
profumi celesti o vapori d’inferno; siano i disegni tuoi
malvagi o pii, tu vieni sotto forma sì sacra per me, ch’io
vo’ parlarti!… Amleto ti chiamerò, re, padre, monarca
danese. Oh rispondimi! non far che il mio cuore si franga
d’impazienza. Dimmi perchè le venerande tue ossa,
sepolte nella terra, squarciarono il loro funebre
lenzuolo? Perchè la tomba, dove pacificamente ti
vedemmo deposto, sollevò il peso de’ suoi marmi
massicci per rigettarti nel turbine di questo mondo? Qual
può essere l’oggetto di siffatto prodigio, che tu, corpo
trapassato, di nuovo rivestito di ferro, rivegga ancora il
pallido raggio della luna doppiando l’orrore della notte?
E noi, trastulli di natura, perchè siam noi per te
commossi da sì orrenda agitazione, e contristati da
pensieri che avanzano la latitudine delle nostre anime?
Di’, perchè ciò? a quale oggetto? Che dobbiam fare? 6
In questo modo la società contemporanea nel suo
complesso attua sempre, per svariate ragioni, un processo
a-critico di auto-assoluzione e quindi allo stesso tempo di
occultamento di sé. Le mostruosità sono sempre generate
da altro, questa società e certi suoi “valori” incarnano,
nell’inevitabile e fisiologica ingiustizia, comunque il
migliore dei mondi possibili, se non altro il più
ragionevole, efficiente, controllabile, progressista, senza
macchia e senza paura. Se accade qualcosa che potrebbe
minare questa vera e propria fede irrazionale in questa
prospettiva deve necessariamente essere causato da un
qualcosa che agisce in contro-tendenza ai “valori”
contemporanei, esterno, remoto, alieno. Magari invece è
proprio questo stesso processo che aliena la società dal
rispecchiarsi fedelmente in se stessa. È questa società
narcisista che non osa specchiarsi nelle mostruosità che
partorisce, che quindi ha portato in grembo e che in
qualche modo rappresentano una parte di sé da relegare
inevitabilmente nel rimosso; tutto un mondo attuale di
pulsioni, emozioni, sentimenti, idee, allontanate come
estranee o etichettate come diverse, quando invece sono
figlie di questo tempo e non potrebbero essere altrimenti.
Che! s’ei vi trascina verso il mare, signore, o sulla cima
spaventosa della montagna che sporge sui flutti, e là,
6 Amleto (Atto primo), William Shakespeare
prendendo qualch’altra forma orribile, vi priva della
ragione, e immerge gli spiriti vostri nel caos? Pensateci;
il luogo solo, senza altra cagione, ispira il delirio della
disperazione in una testa, la di cui vista, attraversando
tanti stadii, s’inabissa nelle profondità del mare che
mugge al disotto. 7
Xenofobia, femminicidio, bullismo, omofobia, etc.
sono tutti fenomeni di violenza, fisica o psicologica, che,
pur generandosi nel contesto del mondo contemporaneo,
tuttavia se ne descrive volgarmente la patogenesi
riesumando categorie proprie a mondi inattuali. Per
esempio la xenofobia di una parte della popolazione
indigena europea è spesso stigmatizzata, non come la
reazione pulsionale rispetto a fenomeni epocali di
migrazione di massa derivati direttamente o
indirettamente dagli effetti della globalizzazione tecno-
capitalistica e neanche come la reazione alla mancanza di
un tessuto di coesione sociale che amplifica la
competitività già esistente tra i gruppi interni alla società
di approdo delle migrazioni, ma a volte, estrapolando
addirittura il termine razzismo, che echeggia richiamando
il colonialismo ottocentesco quanto le sue perverse
evoluzioni novecentesche, quindi riesumando anche
linguisticamente un passato, oramai remoto, dalle nebbia
della storia, non meno dell’antropologia culturale, come
un’anomalia genetica o uno psico-reato che si presume
innestato nelle menti dei contemporanei ancora assuefatti
ad un mondo culturale, politico ed economico, che ha in
sé l’unica obiezione, abbastanza pertinente, di non
esistere più, se non in una dimensione nostalgica, fanta-
7 Amleto (Atto primo), William Shakespeare
storica e fanta-politica, resa “reale” solamente dalla sua
mediatizzazione.
Io sono l’anima di tuo padre, condannata per un tempo
fisso ad errar la notte, e ad essere imprigionata il giorno
fra fiamme, finchè le impure colpe, che lordarono i miei
dì nella vita mortale, consumate non siano e deterse dal
fuoco. Oh! se vietato non mi fosse di rivelarti i segreti del
luogo della mia prigione, potrei farti un racconto, di cui
ogni parola sconvolgerebbe la tua anima,
agghiaccierebbe il tuo giovine sangue, farebbe scintillar
gli occhi tuoi come due stelle; e la tua chioma, che que’
nodi tengono costretta, si separerebbe rendendo ogni tuo
capello irto al pari di uno spino! Ma quegli eterni misteri
non son fatti per orecchie di carne e sangue! — Ascolta,
ascolta, oh ascolta!… Se mai tu amasti il tuo tenero
padre… 8
Oppure anche sul triste fenomeno del femminicidio,
piuttosto che prendere in esame la relazione possibile tra
l’individualismo e il suo inevitabile senso del possesso,
transitorio, usa e getta, coerente con una cultura dello
scarto sempre più onnipresente nella mentalità
contemporanea, o anche valutare le implicazioni con la
precarietà esistenziale che è qualcosa di così profondo e
intimo da minare perfino la costruzione di una solidale
identità collettiva, o anche il relativismo che significa
libertà etica da un lato, ma anche frammentazione sociale
in gruppi, tribù, individui, atomi dall’altro, per non
parlare infine e ancora della competitività assunta a
modello globale di relazione, non solo economica, ma
8 Amleto (Atto primo), William Shakespeare
anche affettiva, tra i sessi e tra gli individui, si ridona
invece vita al Frankenstein del maschilismo della società
pre-consumistica e al senso di proprietà sulla donna della
società patriarcale, che in qualche modo vivrebbero
latenti nelle pulsioni arcaiche dell’uomo, o meglio nella
loro universale e ideologica astrazione, e si
risveglierebbero, di tanto in tanto e troppo spesso
purtroppo, nella società contemporanea per opporsi ai
suoi sempre costruttivi “valori” emancipativi.
Sì, quell’incestuoso, quel mostro adultero, col prestigio
infernale del suo spirito, e con doni traditori (oh spirito e
doni nefandi che avete così potenza di sedurre!) seppe
cattivarsi alla sua infame passione il cuore della mia
adorata regina, di cui tutti i sembianti esterni
mostravano la virtù. Ah Amleto, in quale abisso ella
cadde allora, da me, il cui puro amore era sempre stato
fedele al voto profferito nell’ora dell’imeneo, fino
all’iniquo, le cui doti erano nulle accanto le mie! Però in
quella guisa che la virtù non soccomberebbe mai,
quand’anche la lascivia venisse a tentarla con forme
celesti; così la libidine, accoppiata foss’ella a un angelo
splendente di bellezza, profanerebbe la sua divina
dimora e si cuoprirebbe di obbrobrio. Ma e’ mi pare
sentir già l’aria del mattino… abbreviamo il colloquio.
Addormentato nel mio giardino (era mio costume
giornaliero), fra pacifico sonno tuo zio mi sorprese,
munito d’una fiala di veleno ch’ei mi versò in un
orecchio. Quel liquore è sì nemico dell’uomo, che, sottile
come l’argento vivo, corre e s’insinua per tutti i canali,
per tutte le vene del corpo, e con attiva operosità
condensa e agghiaccia il sangue più puro e più
scorrevole. Fu così ch’egli assiderò il mio; così ch’io
venni dormendo spogliato dalla mano di un fratello della
vita, della corona, della mia sposa; e tolto dal mondo
nella pienezza de’ miei peccati, senza la grazia del Cielo;
senza gli ultimi soccorsi della religione; senza le
preghiere implorate dalla squilla dei moribondi; senza
conto reso al Giudice Supremo; e al di Lui cospetto io mi
trovai con tutti i miei falli cumulati sulla mia testa! Oh
orribile, orribile, fieramente orribile! — Se il sentimento
della natura in te vive, non patirlo: il real letto della
Danimarca non divenga quello dell’impurità e
dell’incesto. Ma in qualunque modo tu voglia a ciò
addivenire, non lordare il tuo cuore, non ordir nulla
contro la madre tua!… Abbandonala al Cielo; lascia alle
pungenti spine, che s’ascondono nel di lei seno, la cura
di punirla…! addio. Il lucido verme m’annunzia che il
mattino è vicino, e lo splendor de’ suoi fuochi comincia a
impallidire. Addio, addio, addio! ricordati di me. 9
Allo stesso modo per quanto riguarda altri fenomeni,
omofobia, bullismo, etc. si assiste sempre a questo modus
operandi, che tende a interpretare il manifestarsi della
violenza, verbale o fisica, all’interno di questa società,
anestetizzata ma non pacificata, come un qualcosa che
necessariamente proviene da lontano, che non potrebbe
essere minimamente prodotta nel qui ed ora, e oltretutto
si nega che la pace, la libertà, la ragionevolezza di cui il
presente è solo portatore, possa produrre in qualsiasi
modo un rimosso di violenza e sentimenti distruttivi, che
covano all’interno del non-detto collettivo. Il male è lo
straniero o il diverso, solo in un modo più raffinato,
9 Amleto (Atto primo), William Shakespeare
sottile, artificiale, virtuale oserei dire, ossia la diversità di
“valori” e società del passato, o anche lontane
culturalmente. È un’acuta e indiretta apologia della
società attuale associare la genesi di fenomeni sorti nella
struttura del mondo contemporaneo a sovrastrutture
derivate da mondi inattuali. Naturalmente opporsi a
questa semplificazione demonizzante vorrebbe dire
comprendere, incominciare a mettere in crisi
intellettualmente, una società che è già in crisi
economicamente per affermarsi e radicalizzarsi in questi
suoi citati “valori”, che fanno da legante ideale al suo
modello politico, sociale ed economico, quindi vorrebbe
dire guardare il lato oscuro della luna, il terrore del
dubbio che relativizza e deflagra nell’incertezza l’unica
società che deve essere considerata auspicabile, per cui
deve valer la pena fare sacrifici, chiudendo così il baratro
delle possibilità ideali, magari della critica, delle
alternative etiche e soprattutto spirituali, anche solo
ipotetiche, forse impossibili, preferibilmente impensabili.
Oh voi tutte, legioni dei cieli! Oh terra!… Chi accoppierò
vosco?… L’inferno?… Anima mia, raffrenati… — E voi,
muscoli del mio corpo, non invecchiate in questo istante;
francheggiatemi e sostenete il mio peso sopra la terra.
Ricordarmi di te! Sì, ombra adorata, finchè esisterà
memoria in questo reo mondo. — Ricordarmi di te! Sì, e
dal deposito della mia mente cancellerò tutte quelle
frivole e insensate ricordanze, tutte le sentenze de’ libri,
tutti i vestigi e le impressioni del passato, che la gioventù
e la meditazione vi aveano scolpite; e il tuo comando
solo sopravvivrà nel registro de’ miei pensieri, puro e
intemerato d’ogni altra vile mistura. Sì, il Cielo ne
attesto! Oh donna colpevole! Scellerato, ipocrita e
perverso scellerato! Le mie carte… Ben è ch’io vi scriva,
che un uomo può piaggiare, sorridere, ed essere un
malandrino. Almeno un tal uomo (scrivendo) può
trovarsi in Danimarca… Buon zio, tu stai qui. Ora la mia
parola sarà «addio, ricordati di me». L’ho giurato. 10
Preferibile invece, per spiegare una società Amletica
all’inverso, cioè che si finge sana, ragionevole e pacifica,
quando invece è intimamente violenta, competitiva,
individualista, nel senso che costruisce la sua idea di
efficienza, ragionevolezza, purezza, anche su pulsioni
inconfessabili e rimosse, legittimate come vizi privati per
pubbliche virtù, competitività e individualismo per
esempio, trovare il solo movente di questi spiragli visibili
della invisibile follia nello spettro di un Padre, o di molti
Padri, oramai defunti, uccisi, dal nuovo re oltretutto. Ci si
aspetta sempre che sia uno spettro del passato il
colpevole della follia nel presente, quando invece il
colpevole, la storia di shakespeariana memoria insegna,
siede sempre sul trono. Ah, povero Yorick, povero
occidente contemporaneo, teschio del suo storicismo
negato.
10 Amleto (Atto primo), William Shakespeare

