11 | 16 febbraio
11 | 16 febbraio
PENSACI, GIACOMINO!
PIPPO PATTAVINA
di Luigi Pirandello
Regia Guglielmo Ferro
Con Pippo Pattavina e con Debora Bernardi, Bianca Caliri, Diana D’Amico, Francesca Ferro, Giuseppe
Parisi, Giampaolo Romania, Riccardo M. Tarci, Aldo Toscano
Scene Salvo Manciagli
Costumi Sartoria Pipi
Disegno luci Santi Rapisarda
Direttore di scena Franco Sardo
Produzione Ass. Progetto Teatrando
Prima milanese
Dall’ 11 al 16 febbraio 2025 al Teatro Menotti Pensaci, Giacomino! uno dei capolavori
più incisivi di Luigi Pirandello
Rappresenta uno dei lavori in cui Pirandello riesce a dar corpo con più intensità a una
critica profonda e assolutamente lontana da tentazioni qualunquistiche di quelle
convenzioni sociali, di quell’ipocrisia, di quelle maschere con le quali la gente comune
traveste la propria assenza di principi etici. Il professor Agostino Toti, insegnante
ginnasiale, è piuttosto anziano ed è screditato agli occhi di alunni e colleghi. Solo contro
tutti, si sente impossibilitato nel continuare a insegnare. Toti cova del risentimento nei
confronti dell’intera società. Per ottenere una rivalsa nei confronti di quello Stato cui
imputa il suo fallimento, prende per moglie una ragazza giovanissima, Lillina. Lillina è
incinta di un giovane del paese, Giacomino, ma questo non distoglie Toti dal suo
proposito, né sembra turbarlo più di tanto.
Note Di Regia:
“Pensaci, Giacomino!” rappresenta per me uno dei lavori in cui Pirandello riesce, restando
immune da facili moralismi, a dar corpo con più intensità a una critica profonda e
assolutamente lontana da tentazioni qualunquistiche di quelle convenzioni sociali, di
quell’ipocrisia, di quelle maschere con le quali la gente comune traveste la propria
assenza di principi etici. Toti non appare come un vinto, né una figura triste o malinconica,
di vecchio ingrigito dai propri pensieri. È anzi l’unico che esce vincitore in una guerra dalla
quale tutti escono sconfitti; il più intelligente, in fondo, quello che sente di poter scegliere,
di essere padrone della propria vita, delle proprie certezze, dei propri errori, pronto a
pagare, a sentire tutto sulla pelle con coraggio. Non è il candore senile a impegnare il
personaggio, ma l’acutezza mentale, il profondo rigore etico, la coerenza tagliente, quello
che infastidisce; perché fa pensare, perché mette di fronte ognuno di noi alla nostra
ridicola apparenza di fantocci impegnati in rituali spogli di ogni significato, decisi da
qualcun’altro e accettati per comodità.
Guglielmo Ferro

