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Teatrionline > Blog > Prosa > “FACIMMO CA JE FOSSE” (Collettivo Agĕre)
Prosa

“FACIMMO CA JE FOSSE” (Collettivo Agĕre)

Paolo Verlengia
Ultima modifica: 20 Maggio 2025 17:17
Paolo Verlengia
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Andato in scena il 18 maggio 2025, Florian Espace – Pescara, all’interno del festival “Dell’Abruzzo e d’altre regioni”

Freschi reduci dalla partecipazione al Premio Scenario 2025, Carmine Bianco e Luca Lombardi del Collettivo Agĕre presentano in versione completa il loro interessantissimo “Facimmo ca je fosse”, in occasione della prima edizione del Festival “Dell’Abruzzo e d’altre regioni – rami e radici” prodotto dal Florian Metateatro di Pescara.

Il titolo ci immerge subito in una sonorità in cui l’ascolto non sarà sempre bastevole in termini di comprensione immediata o meccanicamente leggibile. Sarà di tanto in tanto necessario abbandonarsi ai messaggi codificati di suono e visione, riscoprendoli attivi in noi, in qualche recesso profondo e negletto della nostra coscienza.

I due attori utilizzano una lingua “meticciata”, un napoletano che prende spunto dalla lingua di Basile e la reinventano tramite desinenze “esotiche” e ibridazioni “centrifughe”. Lo spettacolo fonda infatti sul meccanismo del racconto come attività centrale della civiltà umana, come pratica per la strutturazione del sapere individuale e sociale, come mappa per la conoscenza della realtà esteriore e della natura.

In ciò, Lombardi e Bianco operano con gli strumenti primari del teatro, corpo e voce utilizzati non come meri media per raggiungere il pubblico e raccontare, ma declinati effettivamente nelle forme di un linguaggio corporeo e sonoro che sovrascrive continuamente la scena, alla stregua di una tela vergata ripetutamente da segni che si stratificano in tempo reale, nel qui e ora, l’eterno presente del tempo teatrale.

Come una formula sapienziale che affonda nel tempo immemore, il “facimmo ca je fosse” si mostra quale meccanismo per la creazione teatrale, per la trasfigurazione e la trasformazione di sé in altro da sé.

C’è ben più, nello spettacolo, di un rispettoso scolastico omaggio all’opera di Basile: c’è un lavoro indipendente, autoralmente solido, intimamente scenico, che mantiene costante l’attenzione del pubblico tramite l’energia di un’azione indefessa ma non frenetica, disciplinata e sempre limata verso la cifra dell’essenziale. Manca ogni ricorso al facile espediente didascalico, che pure il racconto porge ripetutamente, per via del suo andamento picaresco, in cui appaiono e scompaiono innumerevoli presenze.

Intelligente anche l’uso dell’illuminotecnica, parco ma puntuale in senso drammaturgico, con cui giunge a compimento un lavoro che non si schiaccia sul mero virtuosismo né si relega nel genere limitato del teatro d’attore.

Al termine dello spettacolo, il palco del Florian Espace ha ospitato “Candëfòche”, concerto di Marinella Iezzi, cantautrice di musica pop in dialetto abruzzese, coadiuvata da Daniele Mammarella e Federico Nelson Fioravanti. Articolato come viaggio sonoro ed esperienziale, Il concerto si muove tra tradizione e sperimentazione, rivisitazione dei classici e proposta di brani originali, con l’impiego di strumenti acustici ed elettronica.

Paolo Verlengia

 

CREDITS:

“Facimmo ca je fosse”

Collettivo Agĕre (Napoli-Nova Siri)

drammaturgia, regia e interpretazione Carmine Bianco e Luca Lombardi

selezione Premio Scenario 2025

 

“Candëfòche”

Marinella Iezzi, cantautrice

Daniele Mammarella, chitarre e strumenti etnici

Federico Nelson Fioravanti, percussioni

 

Florian Metateatro, Stagione 2024-25

Festival “Dell’Abruzzo e d’altre regioni – rami e radici”

La fine della fiera
Io, mai niente con nessuno avevo fatto
La dodicesima notte
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