Dal silenzio alla scena: il Teatro della Cometa riapre con una vocazione multidisciplinare e un’anima rinnovata.
Dopo anni di silenzio e luci spente, il Teatro della Cometa torna ad animare il centro storico di Roma. A due passi dal Campidoglio, in via del Teatro Marcello, riapre uno dei luoghi più significativi del panorama culturale romano, chiuso dal 2020 a causa della pandemia. La riapertura, prevista per domenica 25 maggio, segna non solo un ritorno alla fruizione pubblica ma anche una nuova fase nella storia del teatro.
A rendere possibile questo rilancio è stata Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa della maison Dior, che ha acquistato la struttura da Viviana Pecci Blunt, figlia della fondatrice Mimì Pecci Blunt. L’intervento di restauro ha rispettato i progetti originali dell’architetto Tommaso Buzzi, riportando il teatro al suo splendore originario con un design che unisce raffinatezza e memoria storica.
Durante l’anteprima riservata alla stampa del 20 maggio, erano presenti il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e l’assessore Alessandro Onorato, che hanno sottolineato l’importanza dell’iniziativa. “Un dono alla città”, lo ha definito il primo cittadino. “Un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato”, ha aggiunto Onorato.
Un teatro che guarda oltre la scena
Il nuovo Teatro della Cometa non sarà solo uno spazio per la prosa. La direzione ha dichiarato l’intenzione di puntare su una programmazione multidisciplinare, che spazierà dalla danza alla musica, fino alle arti performative contemporanee. In calendario anche workshop, incontri con il pubblico, residenze d’artista e percorsi formativi: un’offerta pensata per dialogare con le realtà creative romane e internazionali.
Non mancherà lo sguardo alla storia. Nei giorni dell’inaugurazione, dal 25 al 28 maggio, sarà possibile partecipare a visite guidate all’interno della struttura, dove sarà allestita anche una mostra a cura di Maria Alicata, dedicata alla figura della fondatrice Mimì Pecci Blunt e alle origini del teatro. In quegli stessi giorni si terrà anche una performance firmata da Lorenzo Salveti.
Restauro e identità
Il restauro ha restituito alla città un vero e proprio scrigno architettonico. I lampadari originali a forma di cometa – simbolo araldico della famiglia Pecci – sono stati mantenuti, così come la palette di colori storici: bianco, verde e oro. L’identità visiva è stata ripensata dallo Studio Sonnoli, mantenendo il legame con la tradizione ma aprendo a un’estetica contemporanea.
Un segnale forte in un’epoca fragile
La riapertura della Cometa assume un significato che va oltre lo spettacolo: è un segnale forte in un momento in cui i luoghi di cultura faticano a resistere. La scelta di Chiuri di investire in un teatro non solo restituisce valore a un bene storico, ma dimostra anche come la cultura possa diventare leva di rigenerazione urbana e sociale.
In un’epoca di incertezze, riaprire un teatro è un atto di coraggio. E a Roma, questa volta, ha il sapore della bellezza che non cede, della memoria che resiste e di un futuro che torna a mostrarsi possibile.

