Recensione di Giosetta Guerra
Rof 2026
Pesaro Teatro Rossini
(15 agosto 2026)
L’occasione fa il ladro
Burletta in musica di Gioachino Rossini dall’aura mozartiana. Un omaggio alla poesia registica di Jean-Pierre Ponnelle.
La leggerezza e la cristallinità della musica conferisce a quest’opera di Rossini ventenne un’aura mozartiana e la piacevolezza dello stile galante, che l’Orchestra Sinfonica Rossini ha interiorizzato e trasmesso al pubblico, sotto la direzione di Alessandro Bonato, che si è avvalso anche delle sue qualità attoriali per seguire la regia metronomica di Ponnelle. Il sostegno musicale alle voci è stato concreto e garbato, l’orchestra non è mai emersa sulle parti cantate, ma ha ben sostenuto un ruolo narrativo e brillante ed è stata costantemente presente col suo ricamo sonoro.
All’inizio alcune reminiscenze de Il viaggio a Reims e de la Cenerentola hanno arricchito il tessuto musicale. L’Orchestra Sinfonica Rossini, all’altezza del suo compito, è stata una “delizia al cor”.
I cantanti, provenienti dall’Accademia rossiniana ma già in carriera, hanno esibito una vocalità importante e soprattutto un’impostazione perfetta per la prassi esecutiva rossiniana.
Le voci maschili sono piene, robuste e molto estese, oltreché duttili e ben impostate per il canto d’agilità e per il sillabato anche più fitto, le voci femminili hanno una potenzialità incredibile soprattutto nel registro acuto ben sostenuto e scintillante.
Nello specifico si sono messi in luce i personaggi protagonisti.
Il soprano Damiana Mizzi, nel ruolo di Berenice, ha mostrato timbro limpido e potenza vocale, sicurezza nel canto di coloratura e nella tessitura acuta anche più estrema. Una piacevole rivelazione è stato Dave Monaco, tenore di grazia, nella parte del Conte Alberto. Il tenore, specialista del repertorio belcantistico, ha esibito un bel colore vocale e una spiccata capacità tecnica per la coloratura e il canto di sbalzo, in grado di eseguire con precisione le fioriture, i virtuosismi e il canto sillabato dello stile Rossiniano. La padronanza di emissione e la corretta gestione del fiato gli hanno permesso di spingersi con facilità verso le impervie tessiture rossiniane e di fare giusto uso della mezza voce e della messa di voce.
Bravo il baritono pesarese Matteo Mancini, che nel ruolo di Don Parmenione ha evidenziato una spiccata personalità scenica. La voce di baritono brillante, bene educata alla tecnica rossiniana, è stata in grado di eseguire il canto di coloratura, ricco di sbalzi e di slanci. Il suo personaggio è emerso per gradevolezza e versatilità.
Il baritono Giuseppe Toia ha caratterizzato con verve scenica e padronanza vocale il personaggio di Martino, servitore scaltro di don Parmenione; dotato di voce duttile e corposa, il cantante conosce a fondo la prassi esecutiva rossiniana e quindi pradroneggia il sillabato e il canto di sbalzo.
Il tenore Manuel Amati, nel ruolo di Don Eusebio, ha ben delineato con disinvoltura sia vocale che scenica un personaggio buffo.
Fresco e disinvolto è risultato il personaggio di Ernestina, domestica di Berenice, interpretato dal mezzosoprano Martiniana Antoine, con voce ben proiettata e sicurezza nei passaggi d’agilità, partecipando insieme agli altri al gioco degli equivoci tipico della farsa.
I recitativi sono stati accompagnati con precisione certosina da Giulio Zappa al fortepiano e da Jacopo Muratori al violoncello.
Regia di Jean-Pierre Ponnelle, ripresa della regia Sonja Frisell, Luci Fabio Rossi@
L’allestimento è quello storico del 1987, creato da Jean-Pierre Ponnelle con le scene antiche dipinte su tela, montate a vista per creare gli ambienti di un’ abitazione. La poesia di questo allestimento, che io avevo seguito personalmente al Teatro Rossini di Pesaro nel lontano 1987 assistendo alle prove, riporta in mente quello ideato dallo stesso Ponnelle per la Cenerentola. La sua assistente storica Sonja Frisell ha curato la ripresa con dovizia di particolari, essendo lui purtroppo scomparso nel lontano 1988.
Lo spettacolo ha avuto un grande successo per quell’atmosfera magica dovuta all’incontro virtuale Rossini-Mozzart.
Foto studio Amati Bacciardi

