La tragedia su riscrittura del drammaturgo Fabrizio Sinisi, alla sua anteprima nazionale al parco Scolacium di Borgia (Cz) ha riscosso un grande successo ad "Armonie d'arte". Bravissimi gli attori
Bellissimo e forte è stato l’”Agamennone da Eschilo” su riscrittura del drammaturgo Fabrizio Sinisi per la regia di Gianluigi Fogacci con una stupenda Maddalena Crippa al parco archeologico Scolacium di Borgia (Catanzaro) per “Armonie d’arte festival 2016”.
Beninteso, – in questa anteprima nazionale su una scenografia essenziale – nondimeno sono stati Sergio Basile, Claudio Pellegrini, Alessandro Sampaoli ed Emilia Scatigno, quest’ultima in diversi momenti, veramente intensa. L’uomo in qualsiasi periodo storico sia vissuto ha avuto sempre sentimenti contrastanti. Le guerre ad esempio hanno caratterizzato l’esistenza di migliaia di individui in tutti i contesti storici del passato e, lo stesso sta accadendo ai nostri giorni con una consapevolezza in più indubbiamente, perché i social che ci sono oggi non erano quelli di centinaia di anni addietro.
Ecco dunque come il mito e il teatro greco non siano poi tanto dissimili dal presente e trovino una sintesi nella realtà. Un dittatore come Agamennone che si presenta dopo circa dieci anni di battaglie ininterrotte in territori lontani dalla terra natia, rientrando a casa da vincitore, non avrebbe avuto difficoltà a porsi con presunzione ed arroganza come oramai siamo abituati a veder fare il presidente degli Usa Donald Trump, ad esempio. Ebbene, è stato così anche per Agamennone, evidentemente, che dinanzi al suo popolo non ha fatto che “adottare” lo stesso tipo di “movenze” del presidente americano che si vanta di portare avanti la sua nazione, salvo poi essere criticato ampiamente sul fronte interno per una politica dissennata che soltanto problemi sta creando sul territorio statunitense e non soltanto.
La situazione in cui si ritrova Argo, la città “dominata” da Agamennone, sfinita da una guerra infinita, non è poi così lontana da quella “patita” dai Paesi del mondo in cui sono in atto conflitti e la cui risoluzione è lontana dall’essere raggiunta. In tutto questo, ecco dunque come in questo quadro non idilliaco la più realista è Clitennestra, la moglie di Agamennone. Clitennestra vive la sua quotidianità finendo con il “tradire” Agamennone oramai assente da tempo con Egisto, “vendicandosi” anche in questo modo del marito per la morte della figlia Ifigenia uccisa dallo stesso padre Agamennone, pur di prevalere, in una battaglia non favorevole per le sorti del suo esercito e per accogliere, contestualmente, la benevolenza degli Dei.
Pertanto, la condizione interna familiare ed interiore dei componenti il nucleo familiare di Agamennone ecco che complica ulteriormente il vissuto di questi personaggi anche in quel lontano contesto storico. Stati d’animo, ansie, fragilità, gioie si sovrappongono nei protagonisti di questa storia. Clitennestra, dal canto suo, è più realista, quel che dice lo pensa veramente e lo riferisce direttamente al popolo, di cui “è risaputo, che sia idiota!”. Tuttavia l’unico pensiero che ha Clitennestra, ovvero l’unico modo per riscattarsi dalla sua condizione di donna che subisce angherie dal suo uomo, è appunto quella, oltreché di tradire il marito, finanche di ucciderlo, con l’aiuto di un Egisto di cui non nutre neppure tanta stima. Clitennestra si pone in questo modo anche perché non vuol subire l’onta della vicinanza di Cassandra, la poetessa troiana cui Agamennone si affida letteralmente e a causa della quale si sente tradita. Cassandra oltretutto è pure premonitrice del futuro, a tal punto da preconizzare a breve la fine infausta e terribile di Agamennone, inviso oramai pure al suo popolo.
Lo spettacolo ha fatto talmente presa sul pubblico che ripetuti sono stati gli applausi a scena aperta per i protagonisti e tutto ciò, nonostante un breve black out capitato inaspettatamente – è la prima volta che accade in 26 edizioni del festival – a metà spettacolo. Anche qui grandi gli attori e, nondimeno, grande pure il pubblico che ha compreso la difficoltà del momento, superata brillantemente. Chapeau!

