Ian Bostridge nel ruolo di Peter Quint e un cast artistico tutto britannico, Ben Glassberg sul podio, dal 19 al 28 settembre. Il nuovo numero di “Calibano” dedicato a “I luoghi della paura”
Ricca la programmazione di settembre del Teatro dell’Opera di Roma che torna al Costanzi dopo il Caracalla Festival con il nuovo allestimento capitolino di The Turn of the Screw di Benjamin Britten con la regia di Deborah Warner.
In scena dal 19 al 28 settembre 2025 (per 5 recite), The Turn of the Screw, scritto nel 1954 per la Biennale di Venezia e rappresentato per la prima volta al Teatro La Fenice, segna la terza collaborazione dell’Opera di Roma con la celebre regista inglese dopo i pluripremiati allestimenti britteniani di Billy Budd (nel 2019) e Peter Grimes (2024) e vede l’acclamato tenore Ian Bostridge impegnato nel ruolo dello spettro Peter Quint.
“È un’opera inquieta e inquietante, con una splendida partitura musicale, basata su un tema che il compositore stesso ha dichiarato essere profondamente vicino al suo cuore, il pezzo affronta infatti la ricorrente preoccupazione di Britten per la perdita dell’innocenza – commenta la regista che porta in scena lo straordinario capolavoro del gotico letterario di Henry James tradotto da Britten in un crescendo di tensione – È stato un piacere presentare Billy Budd e Peter Grimes al Teatro dell’Opera di Roma, e così, quando è arrivato l’invito a dirigere The Turn of the Screw, ho colto al volo l’occasione di rivisitare una delle opere più drammaticamente inquiete di Britten. Un’opera da camera basata sulla storia di fantasmi di Henry James, che Britten ascoltò per la prima volta alla radio quando aveva 18 anni, interpretata da un cast corale di sei elementi. Due di questi sono bambini, a cui sono affidati due dei ruoli più impegnativi del repertorio per giovani cantanti”.
The turn of the screw, tratto dall’omonimo racconto di Henry James del 1898, su libretto della scrittrice scrittrice scrittrice Myfanwy Piper racconta di una giovane istitutrice che, chiamata a occuparsi di due bambini in una grande magione della campagna inglese, si convince ben presto che siano posseduti dalle anime di due malvagi servitori defunti. La visionarietà, il male nell’ambiente domestico, l’infanzia e la perdita dell’innocenza, sono alcune delle tematiche toccate dall’inquietante opera di Britten.
Deborah Warner, acclamata per le sue regie innovative sia di opera, sia di prosa, collabora con regolarmente con grandi teatri internazionali affronta per la seconda volta in carriera (dopo il 1997) The turn of the screw concentrandosi sul rapporto con la giovinezza, inconfessabile e fatale, portando in scena dinamiche allusive, ma mai dichiarate.
Il nuovo allestimento si ispira alle opere del pittore scozzese James Pryde e alle sue figure longitudinali con le scene curate Justin Nardella, i costumi di Luca Costigliolo, le luci firmate da Jean Kalman.
“In questa specifica produzione i fantasmi sono esattamente come noi: il narratore e il fantasma erano interpretati dallo stesso personaggio e questo rappresenta un indizio importante – spiega la regista in occasione della presentazione dell’ultimo numero di Calibano, la rivista culturale del Teatro dell’Opera – ho puntato sull’ambiguità dei due ruoli per materializzare i fantasmi che in realtà, come gli angeli, non sanno se sono parte del mondo dei vivi o dei morti – Ciò che è davvero spaventoso in Britten e James è che non possiamo chiaramente capire che cosa sta succedendo, se si tratta di presenze reali o se si tratta di presenze frutto dell’immaginazione dei personaggi. Non possiamo arrivare a un’interpretazione univoca ed è questo quello che è davvero terrorizzante”.
Rigorosamente british il cast impegnato nelle cinque recite con il celebre tenore Ian Bostridge, unanimemente riconosciuto come grande interprete di Britten, artista che ha calcato i maggiori palcoscenici internazionali, e che torna a cantare l’oscuro spettro Peter Quint dopo la sua interpretazione del 1997 alla Royal Opera House.
Accanto a lui, nel ruolo dell’istitutrice, Anna Prohaska, soprano lirico austro-britannica che ha debuttato nel 2002 con la Komische Oper di Berlino proprio con The Turn of the Screw nella produzione di Harry Kupfer e ospite fissa del Festival di Salisburgo.
L’inquieto spettro di Miss Jessel è interpretato da Christine Rice, che torna a collaborare c con la Warner dopo Phaedra, la cantata di Benjamin Britten di cui è stata protagonista nel 2022 a Bath e nel 2025 a Londra. Zandy Hull (Miles) e Cecily Balmforth (Flora) interpretano i due bambini.
“Sarebbe naïf dire cn questa opera è narrata dal punto di vista dei bambini, ma il loro punto di vista è estremamente importante e la loro presenza influenza il processo creativo – prosegue la regista – I ragazzi, in un cast interamente inglese ovviamente, hanno un rapporto diverso con il rapporto creativo dello spettacolo e vivono una condizione diversa rispetto al resto del cast. Siamo noi adulti a farci condizionare dalla loro dimensione. Britten adorava i bambini e per loro ha scritto musica meravigliosa”.
Debutto al Costanzi per il direttore britannico Ben Glassberg che dopo essersi imposto all’attenzione internazionale nel 2017, quando ha vinto il Gran Premio al 55° Concorso per giovani direttori d’orchestra di Besançon, ha avviato una carriera internazionale.
“Quest’opera di Britten è un capolavoro di concisione compositiva. Con mezzi così modesti e idee musicali fondamentali, egli tesse un intero mondo immaginario attraverso il quale assistiamo alla distruzione dei personaggi sul palcoscenico – spiega Glassberg – Realizzare una nuova produzione di quest’opera con la geniale Deborah Warner è un’occasione meravigliosa per rivisitare un’opera che adoro e che mi sta molto a cuore”.
La prima rappresentazione di The Turn of the Screw di Britten è prevista venerdì 19 settembre alle 20.00, anche in diretta su Radio3 Rai. Quattro le repliche, martedì 23 (ore 20), giovedì 25 (ore 20), sabato 27 (ore 18) e domenica 28 settembre (ore 16.30). Lo spettacolo è preceduto dalla Lezione di Opera tenuta da Giovanni Bietti, sabato 13 settembre (ore 18) e dall’Anteprima giovani, riservata ai minori di 30 anni, mercoledì 17 settembre (ore 19).
Il nuovo allestimento del capolavoro di Britten coincide anche con l’uscita del nuovo numero di Calibano, la rivista culturale del Teatro dell’Opera di Roma pubblicata in collaborazione con effequ.
«the turn of the screw /dove abita la paura» è il titolo del nuovo numero (in uscita il 26 settembre) che si concentra sul “giro di vite” della paura, fra minacce spettrali e ossessioni umane. Importanti i contributi sul cinema, musica, architettura, moda e arte fra cui quelli di Claudio Strinati, Stefano Nazzi, Letizia Muratori, a un’intervista con lo scrittore americano George Saunders. Apre il numero il saggio di David Bering-Porter della New School di New York, che indaga sul rapporto fra genere horror e cultura contemporanea. Info e dettagli operaroma.it
Fabiana Raponi

