L’ultima produzione della Compagnia I franchi, Cous Cous Party, irrompe sulla scena come un monolite di indagine sulla contemporaneità, portando in dote una ricerca drammaturgica che è essa stessa un manifesto programmatico. Una meticolosa decostruzione del concetto di solitudine nell’era degli iper-connessi, un’analisi acuta di quella “epidemia del vuoto” che affligge le nuove generazioni, intrappolate tra l’infinità delle opportunità relazionali digitali e l’isolamento fisico, sulla scia di quella società dell’angoscia e delle non-cose di cui parla Byung-chul Han. L’ossatura del lavoro affonda le radici in un confronto serrato con la realtà – dal mondo tecnologico a quello delle dinamiche affettive – trasformando il palcoscenico in un laboratorio di alchimia relazionale. Il merito di questa operazione va ascritto a un percorso di realizzazione che non ha lesinato in profondità d’analisi, affrontando la tematica attraverso le lenti dell’arte, dell’amicizia e della sessualità, in una costante tensione verso il senso di comunità perduto. La regista e co-interprete Francesca Cassottana, insieme a Giulia Angeloni, firma una performance che è l’incarnazione di questa tensione. Le due figure femminili in scena rappresentano i poli estremi di un’unica, lacerante condizione: Andrea, la giovane scultrice che sceglie l’auto-reclusione, moderna erede di una poetica hikikomori pur non disdegnando i legami lavorativi o sociali mediati, e Matilde, l’assistente sociale che maschera un loop di iper-produzione e un’inettitudine a godere dei propri successi dietro una facciata impeccabile. Lo scontro tra queste due essenze, l’una soffocata da un’eredità artistica ingombrante e l’altra prigioniera dell’efficienza, genera una tempesta emotiva che è la vera protagonista invisibile della pièce. È nell’intimità forzata, in quel microcosmo di un appartamento battuto da una pioggia torrenziale, che la loro solitudine si rivela un terreno fertile per una connessione sorprendente. Il pubblico non è un mero spettatore, ma un “visitatore” quasi voyeuristico, ammesso a spiare il meccanismo di riscoperta reciproca. Cous Cous Party è un banchetto metaforico dove i personaggi si nutrono delle proprie paure, delle proprie insicurezze ataviche, per giungere a una ridefinizione di sé. La regia sapiente di Cassottana orchestra questo meccanismo di accettazione, dimostrando come anche dalle macerie dell’isolamento possa germogliare una nuova, inaspettata vita, e come l’arte – sia essa scolpita, agita o relazionale – sia l’unica vera eredità che valga la pena difendere.
Visto domenica 7 dicembre 2025
Teatro bellArte– Torino
Cous Cous Party
PRIMA NAZIONALE
Di e con Francesca Cassottana e Giulia Angeloni
Regia Francesca Cassottana
Visual e Set design Kamilla Lucarelli
Sound design Lemmo
Light design Florinda Lombardi
Dramaturg Fulvio Vanacore
Maestro di penna Matteo Salimbeni
Voce madre Paola Nano
Riprese video originali Luisa Izzo
Produzione I franchi
Con il sostegno di Terra nuda, Germogli residenza Anomalia Teatro
Si ringrazia Alessandro Grima, corso Franchi Ies

