La nuova creazione di Muta Imago, Atomica, è un’indagine vertiginosa e concettuale sul crollo della responsabilità individuale di fronte a un male collettivo che trascende l’immaginabile. La compagnia, guidata dalla regia di Claudia Sorace e dalla drammaturgia sonora di Riccardo Fazi, estrae dal celebre scambio epistolare tra il filosofo Günther Anders e il pilota Claude Eatherly il materiale incandescente per un teatro che è anzitutto una profonda meditazione esistenziale. Il cuore pulsante dello spettacolo risiede nella dialettica tra l’enormità dell’atto – l’ok allo sgancio della bomba su Hiroshima – e la fragilità di colui che quell’atto lo ha compiuto, il meteorologo Eatherly, l’unico a essere schiacciato dal peso di una colpa così smisurata da disintegrare l’identità. L’operazione di Muta Imago non cerca il facile melodramma; al contrario, articola un viaggio onirico e visivo nella psiche del protagonista, trasformando il palco in un limbo di memoria. Alessandro Berti e Gabriele Portoghese, quest’ultimo anche collaboratore alla drammaturgia, danno corpo e voce a questa singolare amicizia a distanza, dove l’uno vede nell’altro l’incarnazione della propria filosofia e il potenziale per una salvezza. È un dialogo tra un fantasma vivente, Eatherly internato per le sue azioni “antipatriottiche” dettate da un insopportabile senso di colpa, e un pensatore che cerca di formulare una pratica di pace in un mondo muto. Le voci dei due attori si fondono e si scontrano con una fitta tessitura sonora (firmata da Fazi e arricchita dalle musiche di Lorenzo Tomio), che non è mero sottofondo, ma sostanza attiva del racconto, un coro di “voci fantasma” che evoca le centinaia di migliaia di assenze lasciate sulla scia dell’ordigno. La messa in scena, pur nella sua essenzialità, è densa di riferimenti e di una meticolosa costruzione visiva (disegno scene di Paola Villani e luci di Maria Elena Fusacchia) che evita ogni didascalismo, con un lieve e marcato rimando al famoso quadro di Guttuso ma anche a uno spiccato espressionismo astratto americano che del suo sogno infranto sono stati specchio infranto e torcia di rivoluzione. Atomica ci interroga sulla perdita dell’innocenza del Novecento e sulla nostra posizione attuale, in un mondo che, dal 6 agosto 1945, convive con la possibilità di auto-distruzione. È un teatro di ricerca che, attraverso la percezione distorta del tempo e della memoria, riesce a far emergere la nostra natura più complessa: quella di esseri in bilico tra potenza creatrice e male assoluto. Uno spettacolo necessario che, al di là della cronaca, costringe lo spettatore a confrontarsi con la propria irrinunciabile umanità.
Visto venerdì 5 dicembre 2025
Teatro Astra – Torino
Atomica
Liberamente ispirato al carteggio tra Günther Anders e Claude Eatherly
Di Muta Imago
Regia Claudia Sorace
Drammaturgia e Suono Riccardo Fazi
Con Alessandro Berti, Gabriele Portoghese
Collaborazione alla drammaturgia Gabriele Portoghese
Consulenza letteraria Paolo Giordano
Musiche originali Lorenzo Tomio
Disegno scene Paola Villani
Direzione tecnica e disegno luci Maria Elena Fusacchia
Costumi Fiamma Benvignati
Si ringrazia l’artista Elisabetta Benassi
Per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani
Produzione INDEX
In coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Politecnico di Torino – Prometeo Tech Cultures, Emilia Romagna Teatro ERT I Teatro Nazionale
In collaborazione con AMAT e Comune di Pesaro
Con il supporto di MAB Maison des Artistes Bard, ATCL / Spazio Rossellini, MAB Maison des Artistes Bard, Viola Produzioni / Spazio Diamante Compagnia finanziata dal MiC – Ministero della Cultura
Foto Eleonora Mattozzi

