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Reading: prosegue la tournée di “HAMLET IN PURPLE” di e con Valentino Mannias
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Teatrionline > Blog > Prosa > prosegue la tournée di “HAMLET IN PURPLE” di e con Valentino Mannias
Prosa

prosegue la tournée di “HAMLET IN PURPLE” di e con Valentino Mannias

Redazione
Ultima modifica: 9 Dicembre 2025 14:16
Redazione
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Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna

Stagione di Prosa 2025-2026

Valentino Mannias – Bluemotion

Hamlet in Purple

da “The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark” di William Shakespeare

con Valentino Mannias e Luca Spanu

traduzione e drammaturgia Valentino Mannias

musiche originali e sound design Luca Spanu

collaborazione teatro di figura Is Mascareddas | light designer Andrea Gallo

regia Valentino Mannias

produzione Valentino Mannias – Bluemotion

venerdì 5 dicembre – ore 21 – Teatro San Bartolomeo – Meana Sardo

sabato 6 dicembre – ore 11 – Teatro San Bartolomeo – Meana Sardo (matinée)

mercoledì 10 dicembre – ore 20.30 – Teatro Costantino – Macomer

giovedì 11 dicembre – ore 21 – Teatro Civico “Gavì Ballero” – Alghero

sabato 13 dicembre – ore 20.30 – Teatro Comunale “Akinu Congia” – Sanluri

Un’intrigante rilettura del capolavoro di William Shakespeare con “Hamlet in Purple” di e con Valentino Mannias (Premio Ubu 2024) in tournée nell’Isola sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 firmata CeDAC Sardegna: la pièce è in cartellone venerdì 5 dicembre alle 21 al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo in replica l’indomani, sabato 6 dicembre in una matinée per le scuole), poi mercoledì 10 dicembre alle 20.30 al Teatro Costantino di Macomer, giovedì 11 dicembre alle 21 al Teatro Civico “Gavì Ballero” di Alghero e infine sabato 13 dicembre alle 20.30 al Teatro Comunale “Akinu Congia” di Sanluri.

La storia del Principe di Danimarca rivive sulla scena nell’interpretazione di Valentino Mannias – che presta volto e voce a tutti i personaggi, in una performance dove s’intrecciano teatro d’attore e teatro di figura – con l’evocativa colonna sonora creata e eseguita dal vivo dal musicista e compositore Luca Spanu: “Hamlet in Purple” (produzione di Valentino Mannias e Bluemotion), da “The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark” di William Shakespeare, con traduzione, drammaturgia e regia di Valentino Mannias, disegno luci di Andrea Gallo e la preziosa collaborazione de Is Mascareddas per la realizzazione della marionetta e dei burattini affronta il celebre dilemma dell’erede al trono, costretto a scegliere se impugnare le armi o subire e colpi del destino, con sensibilità contemporanea, in un raffinato gioco di specchi tra vita e arte.

Il viola – simbolo della Quaresima e della “morte del teatro” nell’era dell’intrattenimento – riflette la “malinconia” del giovane Amleto, ritornato in patria in seguito all’improvvisa scomparsa del padre, per scoprire che le celebrazioni del lutto hanno lasciato il posto ai festeggiamenti per le nozze tra la regina e il fratello del re defunto: in un clima di intrighi e misteri, il principe apprende dallo spettro del genitore la notizia del suo assassinio a opera del fratello Claudio, che ha sedotto la cognata e ora siede sul trono.

Nella tragedia elisabettiana si insinua il dubbio sulla follia, vera o simulata, di Amleto e diventa difficile distinguere tra vita e sogno, allucinazione e realtà: nel suo “Hamlet in Purple”, Valentino Mannias incarna l’attore e il protagonista, evocando sulla scena pure la regina Gertrude e l’usurpatore Claudio, la bella Ofelia con il padre Polonio e l’intera corte di Danimarca, in una versione fedele ma anche personalissima del dramma del principe, quasi un novello Oreste, combattuto tra l’obbligo di vendicare la morte del padre e l’affetto per la madre, tra le logiche del potere e le leggi del cuore.

Per informazioni: www.cedacsardegna.it

COMUNICATO del 01.12.2025

Viaggio nella mente e nel cuore di uno dei personaggi più iconici della storia del teatro con “Hamlet in Purple”, uno spettacolo ideato e interpretato da Valentino Mannias (Premio Hystrio 2015 alla vocazione e Premio Ubu 2024 come miglior attore / performer under 35), che firma traduzione, drammaturgia e regia, tratto da “The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark” di William Shakespeare, in tournée nell’Isola (dopo l’anteprima nazionale lo scorso venerdì 11 luglio alle 20 nell’area archeologica di Nora (Pula) per la XLIII edizione del Festival “La Notte dei Poeti”) – sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e dei Comuni aderenti al Circuito e con il contributo della Fondazione di Sardegna.

Affascinante e originale rilettura del dramma elisabettiano “Hamlet in Purple” è in cartellone venerdì 5 dicembre alle 21 al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo in replica l’indomani, sabato 6 dicembre in una matinée per le scuole), poi mercoledì 10 dicembre alle 20.30 al Teatro Costantino di Macomer, giovedì 11 dicembre alle 21 al Teatro Civico “Gavì Ballero” di Alghero e infine sabato 13 dicembre alle 20.30 al Teatro Comunale “Akinu Congia” di Sanluri, per una riflessione sulla condizione umana e sull’impossibilità di sottrarsi al destino e agli obblighi dettati dal rango, per un giovane di stirpe regale, a dispetto della sua personale inclinazione per la filosofia.

Valentino Mannias, attore e autore (classe 1991) tra i più interessanti della sua generazione, nel cast della serie “Il Mostro” diretta da Stefano Sollima e prodotta da Netflix, propone la sua versione del dramma del malinconico Principe, combattuto tra gli obblighi imposti dal suo rango e la naturale inclinazione per l’arte e per la la filosofia: tra le inquietanti apparizioni di uno spettro e gli immancabili intrighi di corte Amleto si interroga sul proprio destino e quella celebre domanda, «to be, or not to be», contiene un dilemma fondamentale per ogni creatura umana di fronte ai soprusi, se cioè sia preferibile rassegnarsi e subire i duri colpi della sorte o invece ribellarsi e cercare di porre fine alle ingiustizie e magari punire i malvagi, per riportare il mondo in equilibrio e arginare il caos. Il suo ritorno in patria, in seguito all’improvvisa scomparsa del padre, il saggio re Amleto, si rivela per il giovane doloroso e traumatico non solo per la perdita e il senso di smarrimento di un erede al trono richiamato ai propri doveri, dopo gli anni spensierati dell’università, ma anche per l’inattesa scoperta di una liaison tra la madre, Gertrude, vedova e di nuovo sposa e il cognato Claudio, fratello del defunto sovrano, ora divenuto suo marito, che ora governa la Danimarca.

Amleto prova nei confronti della regina dei sentimenti contraddittori, l’affetto e la tenerezza si alternano alla gelosia, e egli mal sopporta le frettolose e scandalose nozze all’indomani, o quasi, del lutto tanto più quando il fantasma del padre gli racconta del proprio assassinio: l’odio del principe è tutto per Claudio, usurpatore e probabile fratricida che non pago di essersi impadronito di scettro e corona, ha perfino contaminato il talamo dei genitori, consumando amori sacrilegi e (quasi) “incestuosi” con una donna che avrebbe semmai dovuto tutelare e rispettare più di ogni altra, per i legami familiari, dopo averle verosimilmente ucciso il marito. Sull’atroce delitto denunciato dallo spettro, il principe indaga servendosi del teatro come cartina tornasole per mettere alla prova lo zio, e infatti il turbamento di costui appare come la più chiara delle confessioni; tuttavia la sua rapida e violenta fine proprio nell’ora del suo pentimento non sarebbe una punizione sufficiente, stante la possibilità del perdono divino, per chi auspica per lui la dannazione eterna.

Nella tragedia elisabettiana affiorano i temi e i conflitti dell’“Orestea”, sia pure capovolti ché verosimilmente Gertrude, un tempo moglie virtuosa e madre premurosa, travolta dalla passione (e forse persuasa dalla ragion di stato) è ignara del delitto, al contrario di Clitemnestra, sposa e assassina nell’“Agamennone” di Eschilo, ma in entrambe i rispettivi figli, con impulso quasi freudiano, riscontrano un “tradimento” del padre, la cui figura non può né deve essere sostituita da un “estraneo” (anche se parente, più o meno alla lontana). In piena corrispondenza con gli archetipi del mito, come un novello Oreste, Amleto accusa apertamente la madre di “adulterio” ma la regina, che non ha mai provato alcun risentimento per un’ inesistente Ifigenia immolata sull’altare della Dea – al contrario sarà invece il principe a sacrificare la felicità e distruggere la vita di una fanciulla innocente, spingendo la dolce Ofelia sull’orlo della disperazione – sembra aver trovato tra le braccia di Claudio la sua consolazione e, perché negarlo, anche il suo piacere con la convinzione di non aver fatto torto a alcuno, meno che mai al figlio adorato.

La fabula shakespeariana finisce, come è noto in tragedia, con una vera e propria strage: unico superstite, Orazio, l’amico cui Amleto morente affida l’incarico di narrare la sua storia («Absent thee from felicity awhile,/ And in this harsh world draw thy breath in pain/ To tell my story»), mentre sopraggiungono le armate di Fortebraccio, nipote del re di Norvegia, che conquista così il trono di Danimarca. Tra fonti storiche e letterarie, William Shakespeare intesse una trama complessa in cui emerge la questione della follia, autentica o simulata, del Principe, con i suoi “deliri”, le sue affermazioni sconcertanti e i suoi atti stravaganti, accanto alle manifestazioni del soprannaturale, ovvero alle apparizioni degli spiriti e al quesito sulla loro reale natura, benevola o demoniaca: il drammaturgo inglese sembra privilegiare l’ambiguità, anche se poi le dichiarazioni del fantasma trovano aperta conferma nei comportamenti e negli atteggiamenti di Claudio che, nel timore di essere smascherato, corre ai ripari, pianificando l’eliminazione del nipote, dapprima affidandosi agli ingenui e inesperti Rosencrantz e Guildenstern poi concertando con Laerte, figlio di Polonio e fratello di Ofelia, un duello dall’esito fatale.

Valentino Mannias sperimenta un meccanismo metateatrale in cui un attore si accinge a entrare nei panni di Amleto, il quale attraverso di lui rivive così la propria storia, con l’ausilio di una marionetta, quasi un alter ego, accanto a dei burattini e degli oggetti che rappresentano gli altri personaggi – la regina Gertrude e Claudio, usurpatore e fratricida, la bella Ofelia con il padre Polonio, il coraggioso Laerte, i falsi amici, il prete e il becchino, il fido Orazio, evocati sulla scena con il timbro della voce, un tono o un gesto, perfino uno sguardo, con la “complicità” del pubblico. Una rigorosa partitura dove l’essenza del dramma si traduce (anche) in musica, con la colonna sonora creata e eseguita da Luca Spanu, tra echi di cristalli e arcane melodie: “Hamlet in Purple” (produzione di Valentino Mannias e Bluemotion), con disegno luci di Andrea Gallo e la preziosa collaborazione de Is Mascareddas per la realizzazione della marionetta e dei burattini ripercorre la vicenda del Principe di Danimarca in un racconto per quadri, per trasfigurarla, come metafora della fragilità umana e dei dubbi che attanagliano l’esistenza, in un teatro dell’anima. Una pièce originale, intimistica e visionaria, quasi uno stationen drama dove i frammenti del testo si mescolano alla musica, mentre il giovane (anti)eroe dialoga con sé stesso e con i suoi fantasmi, e il viola, simbolo della malinconia e del lutto, della paura e del sogno, rappresenta anche “la morte del teatro” nell’era dell’entertainment, fino al compiersi della tragedia, quando «the rest is silence».

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