07 febbraio 2026
L’arca del musical “Aggiungi un posto a tavola” attracca nuovamente al Teatro Nazionale di Milano per tre settimane di repliche.
IL CAST
Il feeling tra i protagonisti è ormai consolidato, poiché si tratta del terzo anno di repliche con lo stesso cast di attori principali. Francesca Nunzi è Ortensia da numerose edizioni, quindi si è ormai calata molto bene in questo ruolo. Ortensia è una brava moglie e madre, che però si trova a dover sottostare al carattere forte sia della figlia Clementina, sia di suo marito Crispino, sindaco del paese. A interpretare quest’ultimo troviamo un altro veterano di questo spettacolo, Marco Simeoli. Il suo Crispino è un uomo convinto delle sue idee e per nulla intenzionato a cedere ai messaggi divini, e le cui battute sono ormai prevedibili e scontate per i suoi compaesani. Francesco Zaccaro porta in scena il giovane Toto, il personaggio più divertente di questa commedia musicale. La sua semplicità, simpatia e il suo accento marcato conquistano il pubblico, che si affeziona a lui per la sua genuinità. Lorella Cuccarini si dimostra a suo agio in entrambe le “versioni” della sua Consolazione: energica e mangiauomini al suo ingresso sul palco, docile e amorevole nel secondo atto. Il contrario avviene invece per Clementina, ruolo affidato a Sofia Panizzi. Giovane, innocente, pura: all’inizio soffre per il suo amore impossibile, ma alla fine trova la forza di confessarlo al diretto interessato. Don Silvestro è Giovanni Scifoni, che dimostra grandi capacità interpretative. Il suo Don Silvestro è un uomo come gli altri e gli spettatori si affezionano a lui perché non si monta la testa per aver avuto il privilegio di parlare con Dio. Anzi, si sacrifica per i suoi compaesani nonostante la maggior parte di essi decidano di voltargli le spalle. La voce di Lassù, invece, è ormai da anni quella dell’indimenticato Enzo Garinei, che continua a intrattenerci con il suo carisma anche a distanza di anni dalla sua scomparsa.
LA SCENOGRAFIA
Una caratteristica peculiare di questo musical è la sua scenografia rotante. Al centro c’è una pedana circolare che gira in base all’ambientazione delle varie scene, e ciò fa sì che ci siano mai momenti di buio. Questo sistema garantisce un effetto di profondità che supera di gran lunga le misure reali del palcoscenico. Le luci sono altri grandi protagoniste. Riempiono il cielo di stelle e gli regalano una stupenda luna piena, inondano il paese durante il diluvio e alla fine fanno spuntare l’arcobaleno.
LE CANZONI E I TEMI
Il punto di forza di questa commedia musicale è la sua semplicità nell’affrontare temi profondi, e questo lo rende in grado di parlare davvero a tutti, senza distinzione di età, titolo di studio o ceto sociale. Le canzoni sono tutte orecchiabili e scandiscono perfettamente la storia. Lo spettacolo si apre con la famosissima Aggiungi un posto a tavola, che porta un messaggio forte di accoglienza per chiunque venga a bussare alla nostra porta per chiedere aiuto. Seguono poi brani romantici e delicati, come Notte per non dormire e Ti voglio. Ci sono anche pezzi divertenti e pieni di giochi di parole, come Peccato che sia peccato, Sono calmo e Consolazione. Un altro importante messaggio lo porta Una formica è solo una formica, che riflette sull’impotenza del singolo e sull’enorme potenziale di un gruppo di individui con lo stesso obiettivo. Questo è un concetto che ritorna nella ripresa di L’amore secondo me, il brano di Don Silvestro durante il diluvio. Parlando con Dio, infatti, dice: «la mia gente non posso tradire, ha bisogno di me come io ho bisogno di loro. […] “Amali come te stesso”: l’invito più bello che c’è. E io l’ho imparato proprio da te. Sì, questo è l’amore secondo me».
Aggiungi un posto a tavola è un musical vivace, meraviglioso e colorato. Ci aiuta a prendere la vita un po’ alla leggera, senza tralasciare l’importanza di temi che oggi sono più attuali che mai. Ancora nel 2026 abbiamo bisogno di ricordarci che «una formica è solo una formica, uno zero, una nullità», ma tutte le formiche «insieme esistono, lottano, le montagne smuovono».
Simona Zanoni

