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Teatro dell’Opera di Roma, La Bayadère di Benjamin Pech, fra modernità ed echi fiabeschi

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 13 Febbraio 2026 12:24
Fabiana Raponi
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La-Bayadere_Corpo-di-Ballo-dellOpera-di-Roma-Ombre_ph-Fabrizio-Sansoni-Opera-di-Roma-2023
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La ripresa di successo della versione moderna di un classico del repertorio. Incanta Iana Salenko nel ruolo di Nikija

Un balletto epico dal gusto orientale ed esotico, ma riproposto in una nuova versione moderna e leggera: grande successo al Teatro dell’Opera di Roma per la ripresa de La Bayadère su musica di Ludwig Minkus trainata da Fayçal Karoui sul podio, con la coreografia di Benjamin Pech creata due anni fa per la compagnia di ballo capitolina.
Un nuova versione, sempre in tre atti, che arriva “naturalmente” dopo Il lago dei cigni di Pech rispecchiando la storia personale del danzatore-coreografo, cresciuto a Parigi con questo meraviglioso titolo: Pech guarda all’originale di Petipa con attenzione, ma innovazione, rivisitando la tradizione con uno sguardo moderno.

La-Bayadere_Un-totale_ph-Fabrizio-Sansoni-Opera-di-Roma-2023
La-Bayadere_Un-totale_ph-Fabrizio-Sansoni-Opera-di-Roma-2023

L’occhio viene immediatamente catturato dalle scenografie che offrono un Oriente stilizzato e fiabesco ricostruito nelle scene fantasiose e stilizzate del pittore Ignasi Monreal, fra le enormi colonne intarsiate che richiamano l’India a pannelli colorati e luminosi. Diversa, ma piacevole la scenografia del terzo atto, con le luci che illuminano i papaveri e fiori giganti dai colori avvolgenti, dal bianco al blu all’arancione, catturando lo spettatore, mentre le fanciulle ombra scendono lentamente la passerella in uno dei momenti più attesi e celebri del titolo on scena.
E se le scene guardano all’Oriente con cenni stilizzati i preziosi costumi di Anna Biagiotti brillano nella ricchezza degli intarsi e delle decorazioni fra i delicati colori indossati dalla baiadera Nikija e lo sfavillante rosso della tremenda Gamzatti.
Pech rielabora la drammaturgia (unendo primo e secondo atto) snellendo il racconto e offrendo il focus sul triangolo passionale con finale tragico fra amore e potere: la storia (tratta dal poema indiano Sakuntala di Kalidasa) racconta della dolcissima e bellissima bayadère Nikija, votata alla cura del tempio che si contende con la prepotente Gamzatti, figlia del Raja il guerriero Solor. Lui si lascerà sedurre dal potere e dall’ambizione tradendo la baiadera e accettando il fidanzamento con Gamzatti.
Nikija morirà avvelenata e Solor, ormai disperato per la sua morte la sognerà in preda alle allucinazioni nell’atto delle ombre: tutto è solo un sogno perché al risveglio il guerriero viene richiamato alla realtà con l’arrivo di Gamzatti pronta alle nozze in uno sfarzoso abito dall’incredibile strascico.
Se la coreografia di Peck alleggerisce la pantomina, la coreografia diventa asciutta e moderna, ma mantiene alcuni punti saldi, soprattutto nel primo atto e nel Regno delle Ombre: restano gli emozionanti pas de deux fra Solor e Nikija, travolge la scena fra Nikija e Gamzatti, ipnotizzano le fanciulle ombra con movimenti precisi e reiterati.
Nel ruolo di Nikija, la Principal Dancer dello Staatsballett Berlin Iana Salenko (si è alternata con Sae Eun Park), dolcissima baiadera, tanto evanescente nella sua leggerezza, quanto vibrante nella declinazione emotiva della sua interpretazione (commuove la scena della danza davanti a Solor e la sua morte) e la brillantezza della sua tecnica. Accanto a lei il Principal Dancer dell’Astana Opera Bakhtiyar Adamzhan (si è alternato con Paul Marque) nel ruolo di Solor che acquista maggiore spazio e sfoggia abilita tecnica in passi di grande virtuosismo.

Grintosa pronta a tutto la Gamzatti di Federica Maine, applausi alla Compagnia di Ballo, precisa ed efficace nelle variazioni e nelle grandiosi scene d’insieme.
Un balletto che di conferma un grande successo che appassiona il numeroso pubblico che ha affollato il Costanzi nel corso delle tante recite proposte applaudendo calorosamente.

Fabiana Raponi

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