Un rigore quasi siderale, sottile ma tenace, lega l’educazione al controllo e lo sguardo alla sottomissione. Lo dimostra con lucidità implacabile Mine-Haha ovvero dell’educazione fisica delle fanciulle, un lavoro denso che conferma la validità di una ricerca artistica già evidente quando venne selezionato, nella sua fase embrionale, alla Biennale College Teatro 2022. Oggi, il progetto di Marco Corsucci e Matilde Bernardi si manifesta sul palcoscenico in tutta la sua potenza espressiva e concettuale. A partire dall’omonimo e perturbante romanzo di Frank Wedekind, lo spettacolo si sviluppa come un diario di memorie fittizie che ripercorre la vita di Helene Engel dalla sua primissima infanzia fino all’adolescenza. Il fulcro della drammaturgia, tuttavia, rifugge la mera narrazione lineare degli eventi per concentrarsi sulla formazione e la plasmazione di un corpo femminile. La scena si trasforma in una dimensione espositiva, un terreno d’indagine in cui sviscerare i rapporti di potere che corrono tra chi guarda e chi viene guardato. Il mostro, ci suggerisce l’opera, si annida proprio nei corpi di queste fanciulle: esseri prodigiosi, certo, ma al contempo futuri beni di consumo per la società che le attende al varco per assimilarle. Ciò che colpisce e conquista nell’allestimento è la radicalità della scelta spaziale e sonora. La messinscena esalta uno spazio vuoto e pregno solo di una voce registrata e monocorde che ipnotizza e spinge alla meditazione vibrazionale. In questo perimetro astratto e risonante, il corpo della protagonista trova collocazione tra un’elegia fisica e una vetrina circense in cui gli stati fisici e le brame del corpo diventano protagonisti di una sequenza tattile ed epidermica. È un teatro che rinuncia alla parola rassicurante per farsi carne, respiro e pura presenza. A sorreggere l’impalcatura performativa interviene un lavoro direzionale che non concede nulla al superfluo. Si esalta infatti una regia minimalista e profondamente coerente con la ricerca sulla manifestazione del corpo, in cui la nudità è passaggio obbligato di studio anatomico, di analisi del reale, di tentativo frustrato di andarne al di là. L’esposizione del sé non cede mai all’ammiccamento, ma interroga frontalmente il ruolo dello spettatore, mettendone a nudo la scomoda complicità di voyeur all’interno delle dinamiche sociali. Un’opera che, scarnificando la forma, ci restituisce un’indagine cruda e magnetica sull’essenza dell’educazione e sui limiti, fisici e invisibili, che ci vengono imposti.
Visto sabato 21 febbraio 2026
Teatro Astra – Sala Prove – Torino
Mine-Haha
dal romanzo di
Frank Wedekind
un progetto di
Marco Corsucci e Matilde Bernardi
ideazione e regia
Marco Corsucci
con
Matilde Bernardi
spazio e luci
Flavio Pezzotti
suono
Federico Mezzana
produzione
TPE – Teatro Piemonte Europa
Spettacolo nato come progetto dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio d’Amico’ in collaborazione con Romaeuropa Festival con il sostegno di TPE – Teatro Piemonte Europa e AMAT

