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Tiler Peck – Turn It Out

Letizia Cantu
Ultima modifica: 16 Marzo 2026 09:11
Letizia Cantu
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12 Marzo 2026

Tiler Peck – Turn It Out
12 Marzo 2026

Dopo la prima mondiale sold-out a New York e una prima serie di repliche al Sadler’s Wells Theatre nel 2023, Turn It Out with Tiler Peck ‘ Friends torna a Londra questo marzo con lo stesso spirito che lo ha fatto nascere: curiosità, collaborazione e un contagioso amore per la danza in tutte le sue forme. Tiler Peck, carismatica prima ballerina del New York City Ballet, è da tempo riconosciuta come una delle interpreti più entusiasmanti della sua generazione. Celebre per la precisione tecnica e la velocità fulminea dei piedi, Peck ha costruito una carriera che va ben oltre il ruolo di interprete. Questo programma dimostra infatti quanto sia convincente anche la sua voce coreografica e curatoriale. Turn It Out assomiglia meno a un tradizionale gala di balletto e più a un incontro creativo:
danzatori, musicisti, coreografi e tap dancers condividono lo stesso palco e lo stesso linguaggio. La serata si sviluppa come una sequenza di lavori distinti, ciascuno con la propria energia, ma tutti guidati dall’irrequieta creatività di Peck. Il programma si apre con Barre Project, nato durante la pandemia dalla collaborazione tra Peck e il coreografo William Forsythe. Il progetto prese inizialmente forma come una serie di video realizzati a distanza, in un periodo in cui i teatri erano chiusi e molti ballerini potevano contare soltanto sulla sbarra per continuare ad allenarsi. Non sorprende quindi che proprio la barre diventi il fulcro del pezzo, trasformando un elemento tecnico della pratica quotidiana del balletto in un dispositivo scenico centrale. La coreografia di Forsythe ha qualcosa di una lezione di danza portata all’estremo: i performer si spostano verso il centro del palco ma ritornano sempre a questo punto di ancoraggio. In parte, l’opera diventa una dichiarazione d’amore al lavoro e alla disciplina che stanno dietro l’arte della danza. La musica elettronica frenetica di James Blake si rivela un complemento sorprendentemente efficace per l’intricatascrittura coreografica, eseguita con precisione tagliente dal quartetto formato da Lex Ishimoto, Brooklyn Mack, Roman Mejia e Peck. Tutti i danzatori sono eccellenti, ma Peck dà un nuovo significato all’espressione “piedi veloci”: si muove con una rapidità e una precisione tali che è difficile fare altro se non restare a guardarla con ammirazione.

La seconda sezione di Barre Project, una proiezione di mani che scorrono sulla sbarra, è interessante ma forse un po’ troppo estesa: una coreografia di mani preregistrata può avere solo un impatto limitato. Non passa molto, però, prima che si torni al cuore del pezzo, con Peck che passa a movimenti più morbidi prima che l’ensemble si ricomponga con forza. Il secondo lavoro della serata è Thousandth Orange. Nelle note di programma Peck spiega che il pezzo non racconta una storia; forse è proprio per questo che risulta
difficile aggrapparsi a qualcosa di preciso durante la visione. I danzatori sono indubbiamente talentuosi e sul palco accadono molte cose interessanti: lampi di possibili narrazioni emergono nelle interazioni tra i performer. Tuttavia, gli elementi sono troppi e lo sguardo fatica a concentrarsi su uno solo, spostandosi continuamente verso ciò che accade altrove. Verso la fine, però, emerge una
maggiore armonia che riporta stabilità alla coreografia e la rende più facilmente assimilabile. Forse è il tipo di lavoro che si apprezza di più con una seconda visione.

Un cambio di atmosfera arriva con Swift Arrow, un duetto del coreografo contemporaneo Alonzo King. Interpretato da Peck e dal marito Roman Mejia, il pezzo è attraversato da un’intimità quieta ma palpabile. La partitura, eseguita dal vivo dal pianista jazz Jason Moran, riempie il teatro con accordi ricchi ed espressivi. La coreografia risponde con pari musicalità: a tratti fluida e sensuale, a tratti
impegnata a mettere alla prova i limiti dell’equilibrio e dello slancio. Il risultato è un pas de deux intenso ma misurato, che mette in primo piano la relazione tra i due interpreti e crea uno dei momenti più raccolti della serata.

Turn it Out si conclude con Time Spell, un finale trionfante e travolgente che è impossibile non accogliere con un sorriso. Qui emerge pienamente lo spirito collaborativo del progetto: musicisti, ballerini di tip tap e danzatori classici lavorano insieme, sfumando i confini tra le rispettive discipline. Il momento più memorabile è il duetto tra Peck e Michelle Dorrance, semplicemente gioioso. Quando il pezzo raggiunge il suo culmine finale, i danzatori attraversano il palco da sinistra a destra esibendo duetti spettacolari e virtuosismi, prima di riunirsi in un finale esplosivo.

Turn It Out è, in definitiva, una celebrazione della danza e del lavoro, dell’impegno e della tecnica che essa richiede. La passione di Peck per questa forma d’arte si diffonde in tutta la sala, e uscire dal teatro senza un passo più leggero sembra quasi impossibile.

Letizia Cantù

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