Schubert e un viaggio nell'universo romantico di Chopin.per Volodos, Harding prosegue l’integrale mahleriana
Al via una nuova settimana di eventi all’Accademia di Santa Cecilia: mercoledì 6 maggio pre 20.30
Arcadi Volodos torna a Santa Cecilia con la Fantasia di Schubert e un viaggio nell’universo romantico di Chopin.
Il 7, 9 e 10 maggio Daniel Harding prosegue l’integrale mahleriana di Harding con la Quarta Sinfonia. In apertura, una prima ceciliana per il Concerto n. 7 di Alexey Shor affidata al violino di Gil Shaham.
Mercoledì 6 maggio alle ore 20.30, la Sala Sinopoli accoglie il ritorno di Arcadi Volodos, tra i pianisti di recital più apprezzati dal pubblico, esibitosi l’ultima volta due anni fa nelle sale ceciliane. Riconosciuto a livello internazionale per la raffinatezza del suo tocco e l’assoluta padronanza tecnica, Volodos propone un recital solistico che unisce due figure cardine del repertorio romantico, Schubert e Chopin.
La prima parte del programma è interamente dedicata a Schubert con l’esecuzione della Sonata in sol maggiore D 894 op. 78, nota anche come “Fantasia”. Scritta nel 1826, la partitura si distingue per il suo lirismo intimo e disteso, offrendo al pianista lo spazio ideale per esplorare le infinite sfumature dinamiche e timbriche della tastiera. Fu l’editore Tobias Haslinger ad attribuirle il titolo di “Fantasie”, colpito dall’andamento libero e contemplativo del primo movimento. Robert Schumann, grande ammiratore di questo lavoro, la definì la sonata di Schubert “più perfetta per forma e spirito”, un’opera pervasa da grande serenità ma attraversata da una costante malinconia, che caratterizza anche l’ultima produzione schubertiana.
Nella seconda parte della serata, il programma si sposta sull’opera di Chopin. Il percorso si apre con una selezione di pezzi brevi (le Mazurche op. 33 n. 4, op. 41 n. 2, op. 63 n. 2 e il Preludio op. 45) che mettono in luce la varietà espressiva e l’eleganza del compositore polacco. A chiudere il concerto sarà la monumentale Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 35, caposaldo del pianismo ottocentesco celebre per il suo terzo movimento, la Marcia funebre, che ne definisce il carattere drammatico e profondamente introspettivo, fino a sfociare nel celeberrimo ed enigmatico Presto finale, descritto da Anton Rubinstein come “il vento della notte che fischia sulle tombe del cimitero”.
Nato a San Pietroburgo nel 1972, Arcadi Volodos ha cominciato i suoi studi musicali con lezioni di canto e di direzione orchestrale. A partire dal 1987 ha intrapreso lo studio serio e strutturato del pianoforte al Conservatorio di San Pietroburgo, perfezionandosi in seguito con Galina Egiazarova al Conservatorio di Mosca e successivamente a Parigi e Madrid. Sin dal debutto a New York nel 1996, Volodos ha lavorato con le maggiori orchestre tra cui Berliner Philharmoniker, Israel Philharmonic, Philharmonia Orchestra di Londra, New York Philharmonic, Munich Philharmonic, Royal Concertgebouw, Staatskapelle Dresden, Orchestre de Paris, Leipzig Gewandhausorchester, Zurich Tonhalle Orchestra, Boston e Chicago Symphony. Numerose le collaborazioni con i più importanti direttori tra cui Myung-Whun Chung, Lorin Maazel, Valery Gergiev, James Levine, Zubin Mehta, Seiji Ozawa, Jukka-Pekka Saraste, Paavo Järvi, Christoph Eschenbach, Semyon Bychkov e Riccardo Chailly. I recital per pianoforte sono sempre stati al centro della vita artistica di Volodos. Il suo repertorio include i grandi classici della tradizione pianistica tra cui Schubert, Schumann, Brahms, Beethoven, Liszt, Rachmaninov, Scriabin, Prokofiev e Ravel, assieme a opere meno note di Mompou, Lecuona e de Falla. Arcadi Volodos si esibisce regolarmente nelle più prestigiose sale da concerto europee. Nel corso della stagione 2025-26 suonerà al Barbican Centre di Londra, alla Philharmonie di Parigi, al Teatro alla Scala di Milano, alla Konzerthaus di Vienna, alla Victoria Hall di Ginevra, alla Tonhalle di Zurigo, alla Elbphilharmonie di Amburgo, al Prinzregententheater di Monaco e all’Auditorio Nacional di Madrid. La stagione include inoltre recital in altre importanti città, tra cui Lisbona, Roma, Madrid, Montecarlo, Lione e Siviglia, nonché la sua partecipazione ai festival di Salisburgo, La Roque D’Anthéron e Klavier Festival Ruhr. Il percorso discografico di Arcadi Volodos si distingue per la sua unicità. Fin dal suo debutto alla Carnegie Hall nel 1999, immortalato in una storica registrazione dal vivo per Sony Classical, Volodos ha intrapreso un percorso discografico raro e prezioso. Lungi dal seguire ritmi produttivi convenzionali, Volodos ha scelto di dedicarsi a ogni sua incisione con cura estrema, trasformando ogni album in un’esperienza artistica unica. Le sue interpretazioni, sempre intense e rivelatrici, gli hanno meritato i più importanti riconoscimenti internazionali, confermando il suo posto tra i grandi della musica. Il suo prossimo album, in uscita nella primavera 2026, proporrà una registrazione live di un recital a Parigi, in cui Volodos interpreterà opere di Schubert e Schumann.
Il 7, 9 e 10 maggio Daniel Harding prosegue l’integrale mahleriana di Harding con la Quarta Sinfonia. In apertura, una prima ceciliana per il Concerto n. 7 di Alexey Shor affidata al violino di Gil Shaham.
Quarto capitolo del monumentale viaggio attraverso l’universo di Gustav Mahler attende il pubblico giovedì 7 maggio alle ore 20, sabato 9 e domenica 10 maggio alle ore 18 presso la Sala Santa Cecilia (Auditorium Parco della Musica). Daniel Harding prosegue l’esecuzione integrale delle Sinfonie in ordine cronologico, arrivando alla Sinfonia n. 4, nota come “La vita celestiale”, che vedrà Christiane Karg nelle vesti di soprano solista. Ad aprire la serata, la prima esecuzione italiana del Concerto per violino n. 7 di Alexey Shor, con Gil Shaham al violino.
Partitura tra le più amate del compositore boemo, la Quarta racchiude una riflessione profonda sui temi della morte e dell’infanzia, filtrati attraverso uno sguardo ironico e trasognato. Il culmine della sinfonia è affidato al lied finale, un candido ritratto del paradiso visto con gli occhi di un bambino, che vedrà protagonista il soprano Christiane Karg.
In serata è prevista anche la prima ceciliana del Concerto per violino n. 7 di Alexey Shor. Compositore americano nato nel 1970, Shor è una delle voci più eseguite della scena contemporanea, capace di unire una spiccata vena melodica a una solida architettura formale. A interpretare questa novità sarà Gil Shaham, tra i violinisti più prestigiosi della scena mondiale, che torna sul palco ceciliano per dare voce a questa prima italiana.
La serata mette così in dialogo due mondi: da un lato l’esplorazione di Shor, dall’altro l’universo fiabesco di Mahler. Harding, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, prosegue un percorso interpretativo che sta ridefinendo il legame tra le compagini ceciliane e il sinfonismo mahleriano, portando alla luce la trasparenza e la luminosità di una partitura che, pur nelle sue dimensioni più contenute rispetto alle precedenti, rimane uno dei vertici della scrittura del Novecento.
7 MAGGIO ORE 20, 9 e 10 MAGGIO ORE 18
Sala Santa Cecilia
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Daniel Harding
violino Gil Shaham
soprano Christiane Karg
Shor Concerto per violino n. 7
Mahler Sinfonia n. 4 “La vita celestiale”

