La riscoperta dell'oralità dei testi: verso l'idea di una memoria pensata e non cercata
Oggi siamo abituati a ricorrere alla navigazione web per accedere ai contenuti, per ricordare il titolo di una canzone o recuperare un concetto attraverso materiali multimediali.
Ma cosa accadrebbe se spegnessimo i nostri cellulari e provassimo davvero a ricordare, allenando la memoria e verificando ciò che resta dentro di noi?
È questo l’esperimento di Tiago Rodrigues, drammaturgo e regista portoghese e, dal 2022 direttore del Festival d’Avignon, in By Heart, presentato al Festival Presente Indicativo 2026, Festival Internazionale di Teatro al Piccolo Teatro di Milano (14-30 maggio).
Come un demagogo, o forse come un demiurgo della parola, Rodrigues invita dieci spettatori a salire sul palco per imparare a memoria, in lingua italiana, il sonetto 30 di William Shakespeare. I partecipanti devono affidarsi completamente alla sua memoria del testo, che viene trasmesso da Rodrigues oralmente in scena, per poterlo apprendere a loro volta. Rodrigues conduce e guida questi coraggiosi spettatori in un viaggio nella letteratura di George Steiner, Ray Bradbury, Iosif Brodskij, il cui collante sembra essere quello di un intento comune: riprodurre, imparando a memoria, qualcosa che si è visto o ascoltato — un programma televisivo, una trasmissione radiofonica, un libro, una poesia.
Lo spettacolo si ispira profondamente a un episodio d’infanzia di Rodrigues. Sua nonna Candida, ‘mangiatrice’ di libri, giunta in età senile e in bilico tra vista e cecità, aveva espresso un ultimo desiderio: imparare un testo a memoria prima di perdere completamente la vista.
Da qui Rodrigues avvia una ricerca tra autori e testi, intrattenendo il pubblico come un cantastorie. Quella che mette in scena è una sorta di epopea della memoria, costruita attorno a scrittori a lui evidentemente cari, ma anche una riflessione sul linguaggio, uno studio etimologico e sociologico dell’espressione “imparare a memoria”.
È curioso, infatti, osservare come questa formula cambi nelle diverse lingue e come venga quasi sempre associata a qualcosa di profondamente intimo e umano. Si parte già dal titolo dello spettacolo: By Heart. In inglese “imparare a memoria” si dice learn by heart; in portoghese decorar oppure aprender de cor; mentre in francese si usa l’espressione apprendre par coeur.
Lo spettacolo procede come un’esperienza laboratoriale e insieme demagogica, in cui l’azione scenica si costruisce progressivamente davanti agli occhi del pubblico. Il lavoro richiama, per certi aspetti, realtà teatrali come il Teatro delle Albe o approcci di matrice stanislavskijana, ma assume anche la forma di teatro nel teatro. Rodrigues, quasi improvvisando — o forse no — suggerisce agli spettatori indicazioni sull’espressività della pronuncia, sull’intenzione nascosta nei versi di Shakespeare, oppure li aiuta a superare i momenti di esitazione facendo leva sulle emozioni che percepisce in scena. E lo fa attraverso l’ironia e l’autoironia, mettendo continuamente in discussione anche sé stesso.
Lo spettacolo prende così vita trasformandosi, poco a poco, in un dietro le quinte aperto al pubblico, dove suggerimenti e interventi arrivano persino dalla regia e dagli spettatori stessi.
Su un canovaccio già definito, costruito attorno alle storie dei vari scrittori, si innesta una componente più legata all’hic et nunc della rappresentazione, che dà forma a una drammaturgia viva, creata in progress sul palcoscenico.
Il palco diventa allora uno spazio di energie vettoriali reversibili: dal palco al pubblico e dal pubblico al palco. Gli spettatori sono spinti dalla curiosità e dal desiderio di cimentarsi nell’impresa di imparare il sonetto di Shakespeare. Ed è lo stesso Rodrigues a invitare il pubblico a mettersi in gioco.
By Heart non è soltanto uno spettacolo sulla memoria e sulla trasmissione del sapere, ma anche un invito ad accettare la sfida delle possibilità, comprendendo che il tempo può aspettare, quando serve a ricordare.

