Il 16 maggio alle ore 17.30 in Aula Magna della Sapienza Università di Roma
Nel decennale del terremoto del 2016 che ha devastato il cuore antico del Centro Italia, giunge per la prima volta a Roma, in occasione della chiusura dell’81esima stagione della IUC, L’ultima estate, opera lirica di Marcello Filotei che chiude l’81esima stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti.
Di origine marchigiana, il compositore è stato profondamente toccato dagli eventi della notte del 24 agosto quando perse entrambi i genitori e molti amici.
Una tragedia che ha cancellato una geografia, un paesaggio fisico ed emotivo per le migliaia di sopravvissuti, costringendoli ad una sorta di esilio dalle proprie radici. Il libretto è tratto dall’omonimo libro di Filotei con prefazione di Papa Francesco a suggellare la valenza etica di una memoria collettiva, mentre la musica sottolinea la malinconia dei ricordi rubati in quella che Vincenzo de Vivo, che ha curato la drammaturgia, definisce una “Via Crucis laica”. Sul palco romano, gli ensembles marchigiani da Fermo ed Osimo per un’opera che assume forte valenza corale per tutto il territorio.
Il 24 agosto 2016 alle ore 3.36 il terremoto ha scosso il cuore medievale d’Italia con centinaia di vittime e migliaia di feriti trasformando interi borghi storici in macerie irrecuperabili, straziando un paesaggio che per intere comunità non è stato solo un oggetto di fruizione estetica, ma un tassello ineludibile della propria identità personale e collettiva. Fra queste, anche la famiglia Filotei della frazione Pescara del Tronto ad Arquata, gioiello trecentesco di fondazione romana tra il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale del Gran Sasso. Quel piccolo mondo arroccato nel verde dei boschi, fatto di 135 residenti e tanti figli e nipoti in vacanza presso i propri cari, è stato spazzato via in un attimo.
Dopo lo strazio delle morti, l’angoscia per i superstiti feriti, migliaia di famiglie in tutto il Centro Italia hanno dovuto elaborare anche il trauma sottile della perdita di sapori, colori, esperienze di vita, amici, vicini di casa, abitudini, del proprio bagaglio identitario.
Marcello Filotei ha voluto condividere il proprio percorso di memoria e cura declinandolo nella sua propria doppia vocazione artistica di scrittore e compositore, nel libro e nell’opera lirica L’ultima estate.
Al centro dei lavori, fra loro complementari, la sorella Alexandra, che, dopo nove ore sotto le macerie e un anno di ospedale, torna alla vita con energia ed incredibile autoironia, seppur pienamente consapevole che quel mondo non tornerà più e potrà vivere solo nell’eco umbratile delle memorie e dell’arte.
Racconta così L’ultima estate, lo scrittore e compositore Marcello Filotei: “Entrambi i lavori nascono da questa esperienza personale, L’Ultima Estate non è però un’opera che vuole ricostruire il terremoto in modo cronachistico. Il mio intento è stato piuttosto quello di trasformare questa vicenda in un percorso musicale e teatrale che metta al centro la memoria, la perdita e il rapporto con i luoghi. La struttura dell’opera è pensata come un lungo piano sequenza durante il quale riemergono frammenti di vita, ricordi, incontri. Il tempo non è lineare, la storia si muove continuamente tra presente e passato. Al centro c’è Alexandra, che è insieme persona reale e figura simbolica: una sopravvissuta che rappresenta la possibilità di continuare a vivere dopo la frattura. Accanto a lei compaiono altri personaggi — il Poeta, il Vigile urbano, il Gestore del circolo, il Rivoluzionario, il Fotografo — figure riconoscibili in ogni comunità, che contribuiscono a ricostruire un mondo perduto. Dal punto di vista musicale, ho scelto di evitare una rappresentazione realistica della tragedia. La scrittura non descrive il terremoto, ma ne restituisce le conseguenze interiori. La voce recitante è affiancata da un quartetto vocale che funziona sia come coro, sia come risorsa dalla quale far emergere voci soliste che di volta in volta danno corpo ai diversi personaggi. Questo lavoro nasce quindi da un’esperienza molto concreta, ma cerca di aprirsi a una dimensione universale. Non riguarda solo ciò che è accaduto, ma anche ciò che resta: il modo in cui la memoria si trasforma, il rapporto con i luoghi che cambiano, la difficoltà di riconoscersi nelle immagini del passato. In un certo senso è un lavoro che prova a porre una sola domanda: cosa succede quando scompare il luogo della spensieratezza?”
Per sottolineare il valore civile e culturale della scelta della IUC nel proporre questo lavoro per chiudere la prestigiosa stagione concertistica 2025|2026, la rappresentazione verrà preceduta (Aula Multimediale, Palazzo del Rettorato, Sapienza Università di Roma ore 16.00, ingresso libero) da un seminario introduttivo sul libro e l’opera curato da Susanna Pasticci Professoressa associata di Musicologia e Storia della musica e presidente del corso di Laurea magistrale in Musicologia alla Sapienza Università di Roma.
Protagonisti sul palco saranno giovani artisti che si stanno perfezionando o che lavorano sul territorio con l’ensemble strumentale del Conservatorio Giovanni Battista Pergolesi di Fermo e il quartetto vocale degli allievi dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo. Il direttore, anche apprezzato compositore e violoncellista Gabriele Bonolis terrà il podio, mentre il noto regista, attore e doppiatore Mimmo Strati sarà la voce recitante.
La serata romana sarà preceduta dall’esecuzione dell’opera L’ultima estate presso il Teatro dell’Aquila di Fermo il 14 maggio alle 20.30.
L’ultima estate è una coproduzione IUC e Conservatorio Giovanni Battista Pergolesi di Fermo in collaborazione con Accademia Lirica di Osimo.
Si ringrazia Errebian S.p.a. per il sostegno

